| Isabelle Caro. Immagine linkata dal sito 11news.us. |
«Purtroppo non ho un bel ricordo di Isabelle Caro - ha detto il fotografo - era una ragazza molto malata, prima nella testa che nel corpo, perché aveva una mente da anoressica, come tutte le persone che soffrono di questo disturbo era anoressica nel cervello». Così, tra il distaccato e il deluso, sempre secondo Corriere.it, il personaggio di cui sopra, Oliviero Toscani, avrebbe commentato la morte di Isabelle Caro.
La vicenda è nota. La campagna del 2007 per una casa di moda fu realizzata, con la consueta messa in scena para-socializzante, utilizzando una modella anoressica che pochi giorni fa è scomparsa presumibilmente per complicazioni derivanti dalla sua malattia.
Sono due le considerazini che mi vengono spontanee. La prima è che non ci si fermi nemmeno davanti alla morte per continuare promuovere la propria immagine. Come era prevedibile i colleghi si sono precipitati come mosche sul miele alla corte del signor Toscani per chiedergli un'illuminata opinione su un argomento che forse di per se non merita particolari approfondimenti. Quello che colpisce nelle sue parole è a mio avviso la totale assenza di una qualunque empatia nei confronti della persona che evidentemente per lui era solo un oggetto davanti all'obiettivo, un mezzo per raggiungere il suo scopo e null'altro. A dirla tutta siamo al limite del disprezzo. Se poi si fa un giretto per la rete poi si possono trovare conferme a questa sensazione: «Non sapevo che fosse morta» ha detto [Oliviero Toscani ndr], senza essere tuttavia sorpreso dalla notizia del decesso della 'ragazza che non voleva crescere. Sembra quasi che il signor Toscani voglia sottolinearci la magnanimità con la quale si è chinato verso una povera malata di mente, che però in quanto tale non poteva che finire in quel modo. Un altro po' e arrivamo anche a dire che probabilmente era giusto che morisse, che se lo meritava in fondo, perché era malata e voleva esserlo.
Di sicuro l'immagine non ha recitato un ruolo salvifico nei confronti di Isabelle Caro. Le dato popolarità per un periodo breve, ma non le ha tolto la morte di dosso. E da questo prende il via la seconda osservazione.
«Queste foto sono un orrore. Ho accettato di partecipare a questa campagna per avvisare le ragazze giovani, mostrando loro i pericoli dei regimi, i dettami della moda e le devastazioni dell'anoressia» avrebbe dichiarato la stessa Caro. Ma davvero vogliamo credere che questa semplicistica spiegazione possa essere sufficiente? Se le radici dell'anoressia sono profonde al punto da consumare una persona fino alla morte, possiamo davvero illuderci che una campagna pubblicitaria (perché non dimentichiamoci che di questo stiamo parlando) possa da sola fermare una malattia come l'anoressia?
Ma forse è un incompetente lo psichiatra francese Marcel Rufo, che a suo tempo commentò «Questa foto è un grosso colpo di marketing, eticamente abominevole»?
Ma del resto i francesi si sa che sono inguaribili bigotti, altrimenti come spiegare il veto posto dall'Ufficio Francese di Controllo della Pubblicità alla campagna, mentre Toscani dal canto suo, rispondendo alle critiche ricevute avrebbe detto: «C’è una bellezza nella tragedia. Il paradosso è che ci si sconvolge davanti all’immagine e non di fronte alla realtà. Io ho fatto, come sempre, un lavoro da reporter: ho testimoniato il mio tempo».
La cosa peggiore è che una parte di verità in quest'affermazione c'è davvero. Toscani infatti con il suo agire testimonia il nostro tempo fatto di avidità, di non considerazione della dignità umana, di disprezzo per il valore delll'individuo, di guadagno personale come unico parametro per condurre la proria esistenza anche a scapito di terzi.
La cosa peggiore è che una parte di verità in quest'affermazione c'è davvero. Toscani infatti con il suo agire testimonia il nostro tempo fatto di avidità, di non considerazione della dignità umana, di disprezzo per il valore delll'individuo, di guadagno personale come unico parametro per condurre la proria esistenza anche a scapito di terzi.
Ecce homo?