mercoledì 26 marzo 2008

Ernesto Bazan: editore di me stesso




Dopo quattordici anni trascorsi a Cuba Ernesto Bazan, uno tra i più prestigiosi fotografi internazionali ha deciso di autoprodurre il suo prossimo libro. Bazan, che attualmente vive in Messico, spiega le ragioni della sua scelta a salvaguardia dell'integrità del processo creativo dell'autore, in un'intervista realizzata a fine gennaio durante il suo ultimo viaggio in Italia.



Un'altra intervista a Ernesto Bazan



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18 commenti:

Anonimo ha detto...

Bellissima intervista !
gabri

Claudia M. ha detto...

Storia avvincente, uomo interessante e fotografia davvero coinvolgente, trovo che l'intervista abbia sapientemente ricreato un'atmosfera di grande fascinazione intorno alla vicenda umana e professionale del Sig. Bazan che ci racconta una Cuba struggente... Poi a interrompere il flusso di emozioni che musica, parole e immagini suscitano, una riflessione sul mondo editoriale disarmante, triste. Certo sapevamo che vivere di libri è difficile, ma che un autore si veda corrispondere poche decine di euro a fronte di anni di lavoro e impegno è quasi peggio che vedersi negata la pubblicazione, come dire sì il frutto del tuo ingegno ha valore, ma ci guadagneranno altri. Sì lo so
a Van Gogh andava peggio... Ma dopo questo momento di scoramento l'intervista propone subito una soluzione: il sig. Bazan non si è arreso, ha deciso di autoprodursi, di sganciarsi dalle logiche di mercato e spero che il tempo premi la sua scelta e che magari la sua scelta non sia solo sua.

lahamahni ha detto...

Da parte mia ho trovato molto toccante l'idea che l'editing del libro sia stato fatto insieme con gli allievi. Credo ci voglia una rara umiltà e una disposizione d'animo molto aperta per pensare di lavorare in questo modo su una propria edizione di proprie foto. Accettare le voci degli altri, addirittura degli allievi: mi sembra straordinario.

Anonimo ha detto...

Come alla rai appare De Gregori per proclamare la sua ultima fatica, appoggiato dal mollissimo..... Mollica, la pubblicita estende le sue braccia anche nel mondo dei monchi, o per meglio dire nel mondo di coloro che non hanno braccia da estendere... le braccia nascono come nell'agricoltura dalla capace mano di colui che esegue l'innesto, un tronco privo di getti, che propiariamente potato e ancor meglio innestato butta getti e germogli, parti innaturali anche se parte del l'ecosistema... non voglio sminuire in nulla il grande fotografo che può essere Bazzan, ma non approvo le celebrazioni pubblicitarie come questo video, che anzichè insegnare, reclamizzano un libro, oltremodo costoso, e i workshop direttamente correlati... un conto è avere un mecenate, un conto avere l'appoggio di un sistema di pensiero... cosa sarebbero diventati personaggi come Koudelka o Besson ?? Dei o nullità in funzione del referente di turno...
Non insisto ulteriormente, porgo solo un'ultima domanda... "alla fine dell'intervista oltre alla grande spesa da sostenere per il libro, che cosa viene insegnato dai grandi personaggi?".....

oneshotaday ha detto...

la reazione più scontata questa anonima, la più prevedibile.
non tenere conto della storia che sta prima, delle motivazioni per cui si arriva a condurre in questo modo la pubblicazione di un libro, non tenere conto dell'assenza oggi di un'editoria che si possa dire tale, di un minimo di coraggio nella pubblicazione. non indignarsi per i libri mal fatti che vediamo tutti i giorni, e per tutto quello che non possiamo vedere perché non viene pubblicato.
chi sosterrà o ha sostenuto il libro lo fa per scelta, immagino. se ha quei soldi da spendere sono ben fatti suoi, soprattutto se ha già partecipato ad un workshop che non osiamo pensare quanto costi. se sceglie di mettere altri soldi per il lavoro del signor Ernesto Bazan evidentemente crede di avere dei buoni motivi per farlo, oltre all'eventuale investimento su una copia dell'edizione limitata che probabilmente acquisterà valore nel tempo come lo stesso Bazan dichiara apertamente nel suo sito (nella pagina qui non linkata dedicata al libro ed alla sua parziale anteprima - credo non a caso non linkata, non essendo appunto questo uno spot). Bazan non fa misteri di sorta, dice le cose come stanno.
Iovine ha fatto l'intervista con poche essenziali domande oggettive: Bazan ha dato una testimonianza di come vanno le cose; si potrebbe persino dire che la sua sincerità sia controproducente per lui, perché chi ne sarà infastidito non cercherà notizie sul suo libro o persino ne parlerà male.
questo scandalizzarsi anonimo è piuttosto stereotipato e ritardatario. e facile, senza la dignità di un pensiero autonomo. bisognerebbe essersi scandalizzati prima. essersi accorti prima delle cose che non vanno e scandalizzarsene. scandalizzarsi prima che si debba ricorrere a questo per avere una pubblicazione di un lavoro di 14 anni, una pubblicazione che rispetti quel lavoro, che sia degna di essere chiamata tale.
e poi... ma le hai viste le foto di Bazan?

Claudia M. ha detto...

Anonimo leggo il tuo ntervento e mi stupisco della diversa percezione che che abbiamo avuto davanti all'inervista di Bazan. Tu la interpreti come un'operazione di autopromozione, sì magari c'è anche quella, ma io decisamente vedo molto più fortemente il desiderio di riscattarsi da un sistema editoriale/economico che frustra la tensione creativa di un autore, la forza e il desiderio di cercare un modo per raccontare la propria storia con mezzi propri, dove altri sono impossibili. O forse il problema e il costo ingente del libro... ma ingente rispetto a cosa? Io non posso permettermelo in questo momento, se ne andrebbe il 90% del mio stipendio, cmq non potrei acquistare nemmeno un quadro di Picasso e probabilmente un'originale di Bresson, ma mi guardo bene dal dire che hanno costi ingiustificati. Contesti un sistema di pensiero? Beh quella a cui ha pensato il sig. Bazan è proprio una forma libera di mecenatismo allargato: ha vissuto Cuba, l'ha raccontata attraverso il suo sguardo... di questo vive, non di pesca d'altura e immagino che il costo dell'opera sia pensato anche per rientrare nei costi di produzione, sarei disposta a scommettere che non diventerà ricco con milioni di copie vendute, ma chi comprerà il suo libro potrà dire di aver scommesso su un autore e un nuovo sistema. Io credo che Bazan non avrebbe cercato altre vie se con i primi due libri avesse ricevuto un trattamento diverso, ma poichè lo stato delle cose è questo almeno combattiamolo.

Quanto all'insegnamento beh io non cercavo grandi e universali risposte, ma spunti per crescere e ci sono immagini in questa intervista che mi accompagneranno per un pò e che non mi sono scivolate via come i cartelli pubblicitari... che mi dici magari alla fine mi insegneranno qualcosa, magari basta saper ascoltare.

Cush ha detto...

Anonimo, e troll.

Carlo Vittorio ha detto...

Carlo Vittorio

Non ho bisogno di leggere l'intervista francamente per commentare anonimo...mi e' capitato di finire a leggere i blog prima dell'intervista e sono contento della reazione a catena che i commenti molto stereotipati e superficiali di anonimo hanno scatenato.

Ebbene, io mi ritengo di essere uno dei fortunati che Ernesto l'ha conosciuto in persona, nella sua Cuba, e da cui ha potuto trarre consigli e critiche che mi porto dentro come un prezioso bagaglio. E non parlo dell'Ernesto fotografo che non giudico in quanto forse poco obbiettivo per ammirazione e lascio esperti e critichi "svegliarsi" e giudicare. La storia ed i premi vinti parlano comunque da soli. Parlo di una persona che ha avuto il coraggio e la coerenza di vivere TUTTA la sua vita a modo suo, scegliendo sempre la strada che riteneva giusta, molto spesso la piu' sconveniente ed ardua.

Non penso che vi siano in tanti che avrebbero mollato Magnum in quanto non soddisfatti personalmente, scelto di vivere a cuba negli anni del periodo especial e di provare a pubblicare il libro che sicuramente sara' il piu' importante della sua vita fino ad oggi, da solo, nonostante tutte le cose che possono andare storte nel fare cio'. Queste sono solo alcune delle scelte di cui parlo. Penso che persone del genere purtroppo ormai sono in via di estinzione ed infatti se ne vedono i risultati in un mondo che e' condotto solo dall'economia e dagli interessi personali.

Bhe', io il libro di ernesto l'ho comprato ad occhi chiusi perche' con tante schifezze che si vedono in giro, sono onorato di dare il mio contributo ad una persona che vive la sua vita controcorrente ed in maniera indipendente.

Spero che in tanti facciano come me e di sicuro non vi pentirete. Aparte avere un libro che sara' difficile reperire con foto di prima classe stupende, documentazione storica unica di un'isola che e' stata la patria delle contraddizioni, avrete anche la soddisfazione di avere partecipato attivamente ad uno dei progetti piu' coraggiosi, fotograficamente parlando, degli ultimi anni.

Tanti saluti a tutti
CVM

marcobaracco ha detto...

Una bella storia, coinvolgente e soprattutto umana. Ernesto parla con passione della sua vita e della fotografia che ne è parte integrante, energia vitale, codivisione essenziale.
Ammiro specialmente il fatto che abbia compiuto delle scelte, facili o no che siano, ma scelte sue e che ne sia consapevole con entusiasmo e spirito positivo.
Il fatto che abbia aperto la porta ai suoi allievi per realizzare questo suo sogno è l'arricchimento necessario ad una crescita matura in un lavoro così impegnativo come il suo.

alessandroiasevoli ha detto...

Ho avuto ed ho la fortuna di conoscere personalmente Ernesto e di aver seguito sin dall'inizio il suo progetto di autoproduzione del libro su Cuba. Credo - e non sono il solo a crederlo - che Ernesto abbia dato cosi' tanto ai suoi allievi e alla persone che sono in grado di ascoltarlo in termini di visione non solo fotografica ma di vita e di coraggio che per moltissimi dei suoi allievi sia un moto quasi naturale investire nel contribuire a produrre questa opera; da una parte per la qualita', l'originalita' e la potenza della visione fotografica che essa esprime e dall'altra per l'ammirazione e la stima nella persona di Ernesto. Non da ultimo, per la consapevolezza e la fiducia che questa possa essere una nuova voce forte, potente, indipendente e libera nel panorama dell'editoria fotografica mondiale. Personalmente penso che questo libro entrera' a far parte della storia della fotografia contemporanea..

Melina2811 ha detto...

Ciao e buona giornata da Maria

Anonimo ha detto...

anche io ho la fortuna di conoscere e ammirare Ernesto ho girovagato con lui per le strade del Sud-America alla ricerca di un attimo da "fissare", un attimo che sapesse raccontare della nostra vita e della nostra morte , a volte ci siamo riusciti e ricordo l'emozione dei momenti in cui si intuisce che una immagine puo "funzionare ", altre volte no , e allora sono lunghe chiaccherate per trovare la voglia di ripartire ancora in strada per cercare di nuovo, senza soluzione di continuità .Ernesto è sicuramente un grande artista , uno dei quelli con il coraggio raro della semplicità , le sue foto sono esposte in grandi musei, ma anche nelle case di legno e fango dei contadini cubani che lui ha fotografato , chi è stato in quelle case con ernesto sà l'intensità dei rapporti che negli anni si sono creati tra di loro e il piacere che ernesto prova quando condivide tutto questo con noi studenti. Tutto questo sono lezioni di vita prima che di fotografia , per Ernesto i suoi amici "campesinos" sono indispensabili , gli editori e i galleristi no !!

drmauro ha detto...

Dal video si evince che le foto sono effettivamente ottime. Nonostante ciò, mi sembra che mascherare necessità puramente economiche con intenti culturali, mi sembra un po' eccessivo; capisco le difficoltà editoriali soprattutto nel nostro paese, ma mi sembra che a fronte di poche decine di euro di proprio guadagno, il fotografo chieda di investire denaro a perdere e inventiva gratuitamente (dopo aver tra l'altro partecipato a workshop a pagamento). Proprio un sistema che gli stessi fotografi professionisti rimproverano ai cosidetti "amatori" che lavorano gratis, che regalano stampe, quasi che questi ultimi esistano per usurpare il mercato a altri.

non giudico la persona in quanto tale, immagino che la caratura del personaggio si elevata, però non mi sembra questa grande idea farsi finanziare così...poi se ci riuscirà, vuol dire che in tanti invece ci avranno creduto.

oneshotaday ha detto...

sembra evidente che anche in una visione cinicamente utilitaristica la "caratura" del personaggio comporti che non sia da considerarsi un "investire a perdere".
e poi, drmauro, non capisco il paragone tra un investimento a perdere e il regalare stampe...
a voler essere spietati: le stampe degli amatori è difficile aumentino di valore mentre l'edizione limitata di un libro che oltretutto sia accompagnata da una stampa originale... sai com'è...

drmauro ha detto...

proprio tu commentavi che se uno ha i soldi può sostenere questa cosa...bene, meglio e sono d'accordo con te, se rileggi il mio intervento! è stata un po' una delusione però tutta questa pubblicità, le domande poste extra workshop, extra spiegazione di come partecipare alla raccolta fondi erano comunque marginali e relegate all'inizio ed alla fine dell'intervista. Scusa ma ribadisco che puoi essere anche il corrispettivo degli U2 per quanto riguarda la fotografia, però stringi stringi tratta lo stesso di un progetto personale con (spero) un tornaconto economico. Non vedo cosa c'entri il confronto con l'amatore, penso tu non abbia molto compreso cosa intendevo, probabilmente a causa della sintesi estrema cui uno è obbligato nei commenti ai post.

Per fartela ulteriormente breve, nessuno dice che le stampe di Bazan non abbiano valore, sto dicendo che 900€ sono una bella cifra da investire, magari dopo essere pure stati ad un costoso workshop. Spero di non sembrare eccessivamente schietto!

oneshotaday ha detto...

drmauro: «Proprio un sistema che gli stessi fotografi professionisti rimproverano ai cosidetti "amatori" che lavorano gratis, che regalano stampe, quasi che questi ultimi esistano per usurpare il mercato a altri.»
oneshotaday I: « [...] se ha quei soldi da spendere sono ben fatti suoi, soprattutto se ha già partecipato ad un workshop che non osiamo pensare quanto costi».
il resto mi pare inutile e noioso ripeterlo.
oltretutto non era questo il tema del post... come pare evidente, ma è chiaro che i problemi dell'editoria non interessano a nessuno. del resto se interessassero non sarebbero così sconfortanti.

drmauro ha detto...

oneshotaday , non devi sentirti toccato sul vivo, non capisco il quoting di due punti dei nostri interventi che non c'entrano nulla l'uno con l'altro...io avrei citato la parte in cui sostengo lo stesso tuo concetto...vabbé...qual era il tema del post allora? mi sembra di aver fatto delle considerazioni più che collegate a questo problema, ma non penso che come appassionati di fotografia (amatori non suona mai bene) dobbiamo farci carico di oneri che altri devono sostenere, eccezion fatta se siamo noi gli acquirenti finali...

poi ribadisco, a me le foto di Bazan piacciono, magari potrebbe trovare qualche altro modo per diffondere delle immagini così belle, solo che il libro paga, la rete no...

Anonimo ha detto...

Anonimo non ha fatto altro che confermare le mie sensazioni su Bazan e cioè che ricompensa monetaria gli sia dovuta (Noblesse Oblige) per le sue capacità artistiche.
Non togliendo nulla alla forza delle sue immagini l'artista come persona mi è apparsa - all'incontro a Bibbiena dello scorso Venerdi, insofferentemente auto-referenziale e egocentrico. Non ci ha detto nulla di Cuba salvo che il governo Cubano gli ha proibito di fare i suoi workshop- proibizione causata dalle denunce dei vicini invidiose dei privilegi di cui beneficiava la sua famiglia per il suo essere giornalista, libero di andare e venire, avere una macchina e tutto quello che voleva. Beh , certo, mi pare comprensibile...
Il libro è caro, a mio avviso mal impaginato (centrando l'immagine sulla costola a beneficio di margini larghi si rovina l'impatto visivo delle foto)e la stampa vischiosa, poco nitida. Le immagini proiettate nel video di presentazione erano più chiare che quelle stampate. Il workshop è caro -sebbene mi dicano che lui è molto veloce ad identificare materiale buono o non. Nel video si lamenta dei pochi soldi ottenuti pubblicando con editori Italiani, ma mi domando se Bazan non abbia sbagliato carriera, l'arte non paga, se cerca ricompensa in danaro meglio che sia dia ad altra attività. Questo senza togliere niente alla sua capacità di fermare attimi decisivi come il grande Cartier-Bresson

Alvin