martedì 20 maggio 2008

La paideia in repubblica(.it)

Credo di esserne certo ormai: non sono altro che uno sciocco idealista che da adolescente si è bevuto tutte le sciocchezza ascoltate sui banchi di scuola. Con in più l’aggravante di essere invecchiato continuando a non capire come gira il mondo. Sui banchi del liceo si faceva un gran parlare di paideia, un letteralmente platonico concetto di educazione. Come tutti gli adolescenti si pensava di cambiare il mondo e ci illudevamo di attualizzare Platone in un'utopica società del presente-futuro a metà strada tra la Repubblica e La città del Sole. Credevamo che tutto potesse educare perfino i giornali. Che sciocchezze… Ma, dove va a parare questa tirata a sfondo nostalgico (preciso che il termine sarebbe da intendere in senso apolitico)? Va a parare alle pagine di repubblica.it, dedicate ad una mostra fotografica sulle nuove forme del ritratto fotografico. Dopo aver presentato il contenuto della mostra omettendo qualsiasi informazione su indirizzo dello spazio espositivo, orari e date e perfino un link al sito dello spazio, gli estensori di repubblica.it, saltando, come si suol dire, di palo in frasca, scrivono, «E la tua? Come è la tua faccia? Invia il tuo ritratto ritoccato al computer per mostrare agli altri cosa non vedono quando ti guardano, quello che nasconde il tuo aspetto, il tuo viso. Repubblica Milano mette a disposizione dei lettori questo spazio espositivo virtuale dove appendere le vostre opere. Potete inviare foto, commenti ed esprimere il vostro giudizio».
Mi chiedo che senso abbia (oltre a quello evidente di movimentare il traffico del sito) un’operazione del genere, soprattutto se condotta nel modo in cui le pagine pubblicate dimostrano che sia stata gestita. Potenzialmente un’operazione come questa avrebbe senso se gestita per un pubblico di bambini e adolescenti all’interno di un laboratorio realizzato nello spazio espositivo dopo la visione della mostra. Permetterebbe di approfondire e frequentare le tematiche proposte in mostre facendole proprie sotto la guida di un docente (magari non improvvisato se possibile). Ma in rete a cosa serve? A far vedere la propria bella faccia più o meno pastrugnata con un programma di fotoritocco e niente di più, si potrebbe rispondere credendo di essere sufficientemente critici. La mia sensazione è che invece sia molto peggio. In assenza di una guida che indirizzi il lavoro e la pubblicazione (la redazione si riserva di selezionare i materiali ricevuti, ma a giudicare da quel l’unica supposizione che si può fare circa il lavoro svolto dalla redazione è che il filtro sia rivolto solo ad evitare le reazioni di qualche benpensante di fronte a un nudo o simili) un’operazione del genere contribuisce solo a diffondere confusione e ignoranza. Veicolando immagini dei lettori senza un lavoro critico a monte, si finisce per mettere sullo stesso piano il lavoro svolto dagli autori in mostra e quello di persone che senza alcuna coscienza e progettualità giocano con i filtri di Photoshop o simili. Si finisce per svilire il pensiero che fa la differenza e far credere che tutti siano in grado di fare qualunque cosa senza nemmeno doverci pensare. Ma se anche io posso farlo perché dovrei andare a vedere una mostra? Perché dovrei comprare un libro? Me lo faccio da solo e ci finisco pure su internet, che non sarà come andare in televisione, ma è sempre meglio di un calcio nelle gengive. È così che diffondiamo la cultura dell’immagine? O meglio ancora come nel sommarietto del’articolo («Ritratti non convenzionali. Cento visi trasformati dal digitale in mostra al Centro Forma. Invia il tuo. Ritoccalo, elaboralo, esponilo qui»)?
Un’occasione per tentare di educare un po’ (maledetta paideia!) buttata alle ortiche. Un’occasione per diffondere ignoranza straordinariamente sfruttata, come dimostrano anche alcune note (che riporto in didascalia) scritte dagli autori. E con il minimo sforzo: basta limitarsi a non commentare quelle emerite insulsaggini che oscillano tra la banalità e il vuoto mentale ammantato di presunzione artisticheggiante.
Del resto nella rete che differenza ci può essere tra una mostra fotografica, una ricerca sul prezzo migliore di una fotocamera e un sito di condivisione delle immagini?
Per fortuna siamo in Italia, dove cose del genere non possono generare danni, vista la profonda cultura dell’immagine che ci distingue.




L'articolo pubblicato da repubblica.it e dedicato alla mostra Faccia a Faccia.

Alcune delle fotografie inviate dai lettori in risposta all'iniziativa di repubblica.it.

Fotoritocco dettato da un vortice di pensieri commenta
liquidaurora autrice (?) di questa immagine.

Un omaggio a Andy Warhol commenta falco66 autore di questa immagine.

Come sono o come vorrei essere? La risposta è dentro di me, e però è sbagliata (cit.) commenta theungod autore di questa immagine.

Omaggio a Roy Linchtesteinn commenta falco66 autore di questa immagine.








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