martedì 24 giugno 2008

Confrontarsi per capire meglio

Ci sono periodi in cui per varie congiunture i contatti con gli appassionati di fotografia si intensificano prendendo forma in incontri con gruppi della più svariata formazione. Nell’ultimo mese ad esempio mi è capitato di incontrarne un paio, a Bollate in provincia di Milano e a Brescia, in cui i partecipanti si erano conosciuti e aggregati intorno ad un corso di fotografia e un altro, chiamato 21100, Varese dal codice di avviamento postale del capoluogo lombardo nella cui provincia risiede la maggioranza dei partecipanti, nato in rete grazie a uno dei tanti gruppi che quotidianamente nascono su Flickr. La stessa natura dell’aggregazione alla base della formazione di questi tre gruppi ne rende differenti le ragion d’essere e le caratteristiche, ma ho trovato estremamente interessante riscontrare, nell’assoluta parzialità del campione statistico esaminato, alcune caratteristiche comuni che vorrei condividere come spunto di riflessione. Dal mio punto di vista l’elemento comune ai tre incontri è stata una breve esposizione relativa a un possibile approccio alla lettura dell’immagine fotografica. Le reazioni alla chiacchierata su come ci si può avvicinare all’interpretazione di una fotografia hanno avuto in tutti e tre i casi l’effetto di suscitare da una parte una certa sorpresa dall’altra un interesse che spero sincero e non di circostanza. Al di là di quella che può essere una personale soddisfazione per il fatto di non aver visto nessuno sbadigliare o peggio iniziare a russare, la cosa non può che suscitare una riflessione preoccupata e preoccupante. Considerata l’età media dei partecipanti, tutti ben più che maggiorenni ancorché mediamente giovani, l’interesse dimostrato con la pratica e la presenza all’incontro, rapportati alle espressioni mediamente stupite di fronte all’esposizione di un possibile metodo per leggere e dare senso ad un’immagine, non può che suscitare un certo sgomento. In altre parole incassiamo per l’ennesima volta i frutti di una mancanza di educazione alla lettura delle immagini all’interno dell’istituto scolastico obbligatorio. Un altro spunto di riflessione professionale mi è poi arrivato dal fatto che in tutti e tre gli incontri è emerso un bassissimo livello di penetrazione della stampa specializzata, il che significa che noi operatori dell’editoria fotografica non riusciamo a soddisfare in pieno le esigenze di una parte importante del nostro potenziale pubblico. Va da sé che questo sarà argomento di personale riflessione nell’immediato futuro, come pure che spero di ricevere il contributo di tutti quelli che leggeranno queste righe per capire meglio come rispondere alle esigenze di tanti potenziali fruitori della stampa di settore.

Sandro Iovine

n.195 - luglio 2008




Compatibilmente con i tempi redazionali, i commenti più interessanti a questo post potranno essere pubblicati all'interno della rubrica FOTOGRAFIA: PARLIAMONE! nel numero di agosto de IL FOTOGRAFO.




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