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venerdì 24 agosto 2007

Paesaggio prossimo


«E questo mese di cosa o di chi si lagnerà quel rompiscatole di Iovine?» «Ma che domande: sarà andato a vedere qualche altra mostra e si sarà indignato un’altra volta!» Risposta esatta, accidenti. Si vede che invecchiando sono diventato ancor più prevedibile… O forse davvero si continuano a vedere in giro cose mal fatte? Bah, di fatto la settimana scorsa sono andato allo Spazio Oberdan di Milano a vedere Paesaggio prossimo, una mostra nata da un progetto dalla Provincia di Milano e dell’Agenzia Contrasto. Si tratta di una produzione che ha visto coinvolti ben dodici tra i più accreditati fotografi italiani a livello internazionale: Gabriele Basilico, Gianni Berengo Gardin, Enrico Bossan, Lorenzo Cicconi Massi, Daniele Dainelli, Stefano De Luigi, Guido Harari, Alex Majoli, Paolo Pellegrin, Francesco Radino, Massimo Siragusa e Riccardo Venturi. A ognuno di loro è stato fatto affrontare con libera interpretazione un aspetto della Provincia di Milano, con l’intento di effettuare una ricognizione sul territorio da cui uscisse un profilo fotografico di Milano e del suo hinterland. Bell’idea, ancorché non proprio originale, ma non importa perché di iniziative del genere ce ne vorrebbero comunque molte di più. Ma il risultato? A dir poco deprecabile. Un’accozzaglia di immagini con scarsi legami fra loro, esposte tra scritte in neon magenta che cantano in numeri le lodi della Provincia di Milano, frammenti di interviste scelti con un criterio che definire di qualunquismo becero è già fargli un discreto complimento (soprattutto dopo aver letto i più pregnanti originali nel catalogo). La mostra divisa in un paio di sezioni fisiche, di cui una sembra svolgere una sorta di ruolo da sommario degli argomenti affrontati. Infatti quando non capisci cosa altro ci sia da vedere, dopo aver affrontato dodici sezioni, ti ritrovi davanti a nuove pareti che riaprono i capitoli che a quel punto pensavi chiusi. Se infatti nella prima parte della mostra i singoli autori erano contestualizzati da titoli di sezione corredati da discutibili estratti delle interviste fatte a personaggi famosi, ecco che tutto a un tratto ti ritrovavi in mezzo a una serie di corridoi dove a fronte di una parete di immagini di un autore te ne trovi un’altra con immagini di un altro autore che riprendono trattazioni che avevi suposto concluse. Ma fin qui si può anche sorvolare, ben vengano anche le sperimentazioni in fase di allestimento (magari con un criterio un po’ più fruibile). Il problema vero è la selezione e la sequenzializzazione delle immagini finalizzata unicamente ad un prono desiderio di autocelebrazione. E sorvoliamo le patetiche immagini da amatore anni settanta di Lorenzo Cicconi Massi, o la captatio benevolentiae di Enrico Bossan nelle redazioni milanesi. Uscendo ho sperato che i fotografi siamo stati pagati tanto, ma davvero tanto, perché, al loro posto, sarebbe forse l’unica motivazione a permettermi di non dare sfogo a furie socialmente assai riprovevoli. Ho l’onore e il piacere, in qualche caso, di conoscere personalmente buona parte di questi fotografi e i loro lavori. Posso quindi dire di avere ben presente quanto sia diverso lo spessore delle loro immagini. Uno spessore naufragato e umiliato in mostra nella volontà di un’autocelebrazione da burocrate passaveline. C’è da dire ad onor del vero che il catalogo rivaluta parzialmente l’iniziativa, recuperando parte del valore (dove presente) dei lavori fotografici. E mi consola l’idea che almeno il catalogo rimarrà, al contrario della mostra, da ricordare al più per il suo provincialismo, termine che mi piacerebbe non credere, in modo nominalisticamente deviante, legato al promotore principale dell’iniziativa. Mi piacerebbe… appunto…
n.185 - settembre 2007




Paesaggio Prossimo,
la Provincia di Milano nello sguardo contemporaneo di 12 fotografi

Spazio Oberdan, viale Vittorio Veneto 2 Milano
Orari: tutti i giorni, ore 10,00-19,30; martedì e giovedì fino alle 22,00; chiuso il lunedì
Info: Provincia di Milano o Spazio Oberdan, tel. 02-77406300/02; www.provincia.milano.it/cultura.


Dall'alto:
Sport e tempo libero: Milano Luglio 2006-Domenica all¹idroscalo di una famiglia Ucraina, © Riccardo Venturi/Contrasto.
Milano settembre 2006, Piccolo Teatro Studio, © Massimo Siragusa/Contrasto.
Medicina e Scienza: Istituto Ortopedico Gaetano Pini, deviazione a colpo di vento delle dita della mano a causa di un'artrite reumatoide, © Guido Harari/Contrasto.
Architettura urbana: Milano,Via Giovanni Bensi, © Gabriele Basilico.





lunedì 29 gennaio 2007

Che belle le mostre… ma sarà vero?

La settimana scorsa sono finalmente riuscito a vedere un paio di mostre di fotografia di quelle che comunque non si possono perdere se si fa il mio lavoro: quella dedicata ad Henri Cartier Bresson presso lo spazio Forma di Milano e quella sul fotogiornalismo italiano presso il Museo di Storia Contemporanea sempre a Milano. Beh la prima considerazione è stata quella relativa al consistente afflusso di pubblico in entrambi i casi personalmente constatata. Bene, fine delle note liete. Ammesso che vista la situazione si possano considerare liete. Per quanto riguarda la mostra di Cartier Bresson, a parte la facile speculazione su un autore che per ovvi motivi conosciamo più o meno tutti a memoria (quando ci sarebbero tanti fotografi poco conosciuti in Italia e di valore non certo inferiore), ho avuto la sensazione che la mostra, con la sua sezione dedicata alle stampe vintage, volesse tirare la volata a un inesistente mercato del collezionismo che nel nostro paese non vuole saperne di decollare. Per il resto un discutibile criterio espositivo e parecchie stampe già viste nella sezione vintage (ma questo potrebbe essere interessante) e la chicca di quattro disegni di HCB appesi lungo la scala che portava ad un’altra mostra collettiva!!! La mostra sul fotogiornalismo invece l’ho vista nel suo ultimo giorno. Cosa che però non giustifica minimamente particolari tipo le scritte con le lettere semistaccate dalle pareti o del tutto assenti in mezzo a qualche parola. Né spiega didascalie con datazione 1975 nella sezione dedicata ai reporter degli anni Cinquanta. Tanto meno si comprende l’assenza di nomi come Riccardo Venturi, Paolo Pellegrin, Alex Majoli per non parlare di un Francesco Zizola presente solo con la copertina del suo ultimo libro. E taciamo delle riproduzioni illeggibili di quotidiani piene di macchie giallo-aranciate modello fotocopia laser fatta all’ultimo momento e ovviamente molto male. E ancora le introduzioni che non esiterei a definire faziose, affermazione che non posso non fare nonostante ne condivida buona parte dei contenuti. Dulcis in fundo uscendo dalla mostra ho avuto la conferma telefonica da uno degli autori esposti circa l’erratezza di alcune didascalie. Ecco perché mi sono chiesto quanto fosse positivo tutto quell'afflusso di pubblico. Di fronte a tanto spettacolo di sciattume intellettuale, rimane solo una profonda mancanza di professionalità supplita forse con i giusti contatti politici. Ma tutto questo non fa bene alla fotografia e diseduca un pubblico che di tutto ha bisogno meno che di questo.
n.178 - febbraio 2007