lunedì 29 gennaio 2007

Che belle le mostre… ma sarà vero?

La settimana scorsa sono finalmente riuscito a vedere un paio di mostre di fotografia di quelle che comunque non si possono perdere se si fa il mio lavoro: quella dedicata ad Henri Cartier Bresson presso lo spazio Forma di Milano e quella sul fotogiornalismo italiano presso il Museo di Storia Contemporanea sempre a Milano. Beh la prima considerazione è stata quella relativa al consistente afflusso di pubblico in entrambi i casi personalmente constatata. Bene, fine delle note liete. Ammesso che vista la situazione si possano considerare liete. Per quanto riguarda la mostra di Cartier Bresson, a parte la facile speculazione su un autore che per ovvi motivi conosciamo più o meno tutti a memoria (quando ci sarebbero tanti fotografi poco conosciuti in Italia e di valore non certo inferiore), ho avuto la sensazione che la mostra, con la sua sezione dedicata alle stampe vintage, volesse tirare la volata a un inesistente mercato del collezionismo che nel nostro paese non vuole saperne di decollare. Per il resto un discutibile criterio espositivo e parecchie stampe già viste nella sezione vintage (ma questo potrebbe essere interessante) e la chicca di quattro disegni di HCB appesi lungo la scala che portava ad un’altra mostra collettiva!!! La mostra sul fotogiornalismo invece l’ho vista nel suo ultimo giorno. Cosa che però non giustifica minimamente particolari tipo le scritte con le lettere semistaccate dalle pareti o del tutto assenti in mezzo a qualche parola. Né spiega didascalie con datazione 1975 nella sezione dedicata ai reporter degli anni Cinquanta. Tanto meno si comprende l’assenza di nomi come Riccardo Venturi, Paolo Pellegrin, Alex Majoli per non parlare di un Francesco Zizola presente solo con la copertina del suo ultimo libro. E taciamo delle riproduzioni illeggibili di quotidiani piene di macchie giallo-aranciate modello fotocopia laser fatta all’ultimo momento e ovviamente molto male. E ancora le introduzioni che non esiterei a definire faziose, affermazione che non posso non fare nonostante ne condivida buona parte dei contenuti. Dulcis in fundo uscendo dalla mostra ho avuto la conferma telefonica da uno degli autori esposti circa l’erratezza di alcune didascalie. Ecco perché mi sono chiesto quanto fosse positivo tutto quell'afflusso di pubblico. Di fronte a tanto spettacolo di sciattume intellettuale, rimane solo una profonda mancanza di professionalità supplita forse con i giusti contatti politici. Ma tutto questo non fa bene alla fotografia e diseduca un pubblico che di tutto ha bisogno meno che di questo.
n.178 - febbraio 2007

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