sabato 9 luglio 2011

Graciela Iturbide: ¿Iugando con la muerte?


Arles. Ho incontrato per la prima volta Graciela Iturbide  lo scorso inverno a Roma, in occasione di una cena a casa di Dario Coletti. Quando sono andato a prenderla in albergo a San Lorenzo e l'ho vista scendere nella hall, mi sono trovato di fronte una persona completamente differente da come l'avevo potuta immaginare conoscendo le fotografie che aveva realizzato. Una piccola donna carica di energia, compassata e travolgente al tempo stesso, che ha cancellato all'istante l'imbarazzo del primo incontro. La serata ha lasciato una traccia forte nella memoria e nel sentire, per questo, venendo ad Arles per i Rencontresla prima tappa del consueto pellegrinaggio annuale nella cittadina provenzale è stata la mostra Graciela Iturbide, collection de la Fundación Mapfre, che ripercorre in modo antologico la carriera di Graciela Iturbide. Grazie al lavoro della curatrice Marta Dahó, sono stati riproposti i passaggi e le trasformazioni nella visione e nel lavoro dell'autrice. Tra le cose che mi hanno colpito e di cui ho discusso con Graciela al termine della visita alla mostra, vi è il passaggio da una forte presenza umana nella immagini a una progressiva scomparsa della stessa. 
A colloquio con Graciela Iturbide. Hotel d'Arlatan.
Arles, 8 luglio 2011. © pHyena, 2011.
Trasformazione passata prima attraverso il paesaggio e successivamente attraverso il recupero di una visione sempre più sintetica e orientata verso una lettura sempre più interpretativa dei simboli.
Per certi versi analogo lo sviluppo del percorso di trasformazione degli autoritratti che, da una fase molto razionale e carica di simboli  caratterizzati da una presenza fisica molto forte dell'autrice, sono passati in tempi più recenti a una progressiva sparizione della sua figura, sempre più marginalizzata nell'economia delle geometrie del fotogramma. Il tutto mi ha suggerito un forte legame con la morte, tematica molto cara alla cultura messicana, che l'autrice mi è parsa interpretare a un livello inconscio, quasi fosse una lenta e serena preparazione all'ultima condizione della vita. Le parole di Graciela Iturbide potete ascoltarle nel video pubblicato qui sotto, dove l'autrice, in un comprensibilissimo spagnolo, descrive la mostra e ragiona sulle ipotesi di cui ho appena dato conto, chiarendo nel finale quella che ritiene essere la condizione indispensabile della sua ricerca fotografica.






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