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sabato 8 dicembre 2007

Le foto di Pellegrin in galleria totalmente a scopo benefico


Da: "annalisa dangelo"
Data: 07 dicembre 2007 11:39:23 GMT+01:00A: sandroiovine@yahoo.it
Oggetto: Discussione su Paolo Pellegrin

Gent.mo Signor Iovine,
Le scriviamo a riguardo del suo commento alla mostra di Paolo Pellegrin alla galleria
CVZ di New York.
Avendo lavorato con la galleria e col signor Pellegrin alla realizzazione di quella mostra le facciamo notare che nel suo articolo manca un pezzo di informazione fondamentale e cioè che quella mostra, realizzata in occasione del lancio del libro
Double Blind negli Stati Uniti, era totalmente a scopo benefico a favore di una ONG con base in Libano, Save the Children Lebanon.
Forse lei non era al corrente di questo ed è perciò che non ne ha fatto menzione. Inoltre vorremmo anche ricordarle che le immagini vendute non sono quotate in base al soggetto, ma piuttosto in base alla dimensione ed edizione della stampa stessa.
Ora la preghiamo però, abbia la bontà e l'onestà professionale di rendere ai lettori questa importante e doverosa precisazione.
Confidando nel suo positivo riscontro le inviamo un caro saluto

Annalisa D'Angelo & Cristina Vatielli


Ricevere e-mail come questa è, in qualche modo, sempre un piacere. Da una parte perché, perdonate la vanità, può far illudere di aver ricevuto una considerazione, forse non del tutto meritata, da parte di addetti ai lavori che operano ai massimi livelli. Dall’altra, e qui parliamo di cose serie, perché consente di mettere riparo a eventuali errori di comunicazione. Sono sincero affermando che la parte di comunicazione di cui ci mettono a parte Annalisa D’Angelo & Cristina Vatielli, mi rende felice perché dimostra che Paolo Pellegrin oltre a essere lo straordinario fotografo che tutti conosciamo e apprezziamo è anche uomo sensibile e attento alle sofferenze dei suoi simili che non si limita a documentare, ma si adopera anche in prima persona per risolvere.
Non posso quindi che fare pubblica ammenda per la mancata comunicazione effettuata attraverso queste pagine. Mi spiace solo che le gentilissime Annalisa D'Angelo & Cristina Vatielli abbiano scelto di scrivere privatamente invece di intervenire direttamente nella discussione attraverso i commenti al post incriminato. D’altra parte la struttura poco chiara della piattaforma che ci ospita ha più volte messo in difficoltà i lettori di questo blog. Solo che in questo caso, supponendo sia questa la causa, Blogger ci ha regalato più di venti giorni di cattiva informazione. E mi scuso fin d'ora per la pubblicazione integrale della loro lettera che giustifico con la necessità che avverto di utilizzare le loro precise spiegazioni per chiarire i possibili fraintendimenti.
La professionalità cui si fa appello nella mail mi impone evidentemente di fare ammenda, ma d’altra parte di dare una, assolutamente bonaria, tiratina d’orecchi a quanti non hanno contribuito a rendere più evidente la più lodevole iniziativa. Personalmente sono infatti venuto a conoscenza delle pagine di CVZ Contemprary attraverso i comunicati stampa del 24, 25 luglio e 8 agosto 2007 il cui testo riguardante Paolo Pellegrin riporto integralmente di seguito:

24 luglio 2007
«Dispatches July 2007
New Releases
DOUBLE BLIND - LEBANON CONFLICT 2006 - Paolo Pellegrin. Scott Anderson and Patti Smith. 
ISBN: 978-1-904563-57-0
Binding: Softcover
Extent: 144
Format: 241 x 286
Illustrations: 80 tri-tone black
RRP: £24.95 / $45 / €9.95

Trolley is proud to announce the release of Paolo Pellegrin's work documenting the conflict in Lebanon in 2006. Featuring a written account by Scott Anderson and a contribution by Patti Smith.

Paolo Pellegrin (Magnum Photos) and journalist Scott Anderson were in Lebanon during the conflict, on assignment for The New York Times and Newsweek. Since then Pellegrin has been awarded the prestigious Robert Capa Gold Medal for this work, as well as winning First Prize in the General News category at World Press Photo, and being the recipient of the Eugene Smith award. This week he was awarded the 11th International Prize of Photojournalism at the Bienal Fotoperiodismo in Gijon, Spain, for his Lebanon work. 

The exhibition of Paolo Pellegrin's 'Double Blind' will be on at CVZ Contemporary, 446 Broadway b/w Grand and Howard, New York until Wednesday 25th July. www.cvzcontemporary.com».

25 luglio 2007
«Dispatches July 2007
New Releases
DOUBLE BLIND - LEBANON CONFLICT 2006 - Paolo Pellegrin. Scott Anderson and Patti Smith. 
ISBN: 978-1-904563-57-0
Binding: Softcover
Extent: 144
Format: 241 x 286
Illustrations: 80 tri-tone black
RRP: £24.95 / $45 / €9.95

Trolley is proud to announce the release of Paolo Pellegrin's work documenting the conflict in Lebanon in 2006. Featuring a written account by Scott Anderson and a contribution by Patti Smith.

Paolo Pellegrin (Magnum Photos) and journalist Scott Anderson were in Lebanon during the conflict, on assignment for The New York Times and Newsweek. Since then Pellegrin has been awarded the prestigious Robert Capa Gold Medal for this work, as well as winning First Prize in the General News category at World Press Photo, and being the recipient of the Eugene Smith award. This week he was awarded the 11th International Prize of Photojournalism at the Bienal Fotoperiodismo in Gijon, Spain, for his Lebanon work. 

The exhibition of Paolo Pellegrin's 'Double Blind' will be on at CVZ Contemporary, 446 Broadway b/w Grand and Howard, New York until Wednesday 25th July. www.cvzcontemporary.com».

8 agosto 2007
« Dispatches August 2007
Exhibitions
DOUBLE BLIND - LEBANON CONFLICT 2006
Paolo Pellegrin
Thursday 23rd August
6.30-8.30pm
Trolley Gallery
73a Redchurch Street
London
E2 7DJ
Tues-Sat 12-6pm
Exhibition continues until 7th September
To commemorate the first anniversary of the conflict in Lebanon in 2006, Trolley presents an exhibition of Paolo Pellegrin's award-winning work, from the recent release published by Trolley 'Double Blind.' The book also features a diary account by Scott Anderson and a contribution by Patti Smith.

Paolo Pellegrin (Magnum Photos) and journalist Scott Anderson were in Lebanon during the conflict, on assignment for The New York Times and Newsweek. Since then Pellegrin has been awarded the prestigious Robert Capa Gold Medal for this work, as well as winning First Prize in the General News category at World Press Photo, and being the recipient of the Eugene Smith award. This week he was awarded the 11th International Prize of Photojournalism at the Bienal Fotoperiodismo in Gijon, Spain, for his Lebanon work ».

All’interno di questi comunicati si rimandava a un link dove ugualmente non si fa menzione dell’iniziativa. Analoga constatazione si deve fare visitando il sito di CVZ Contemporary. L'unico accenno a un non meglio specificato supporto a favore di Save the children Lebanon appare oggi qui, dove però non si parla del fatto che la mostra fosse totalmente a scopo benefico, ma semplicemente si dice in modo assai generico The exhibition will support Save the Children (Lebanon). Di fatto se si prova oggi (9 dicembre 2007 )a verificare la diffusione della notizia in rete si ottengono i seguenti risultati:
Risultati 1 - 5 su 5 per "Save the children Lebanon"+Pellegrin. (0,13 secondi)

FOTOGRAFIA: PARLIAMONE!: Le foto di Pellegrin in galleria ...
Le scriviamo a riguardo del suo commento alla mostra di Paolo Pellegrin alla galleria ... a favore di una ONG con base in Libano, Save the Children Lebanon. ...
sandroiovine.blogspot.com/2007/ 12/le-foto-di-pellegrin-in-galleria.html - 148k - Copia cache - Pagine simili

FOTOGRAFIA: PARLIAMONE!
Le scriviamo a riguardo del suo commento alla mostra di Paolo Pellegrin alla galleria ... a favore di una ONG con base in Libano, Save the Children Lebanon. ...
www.sandroiovine.blogspot.com/ - 220k - Copia cache - Pagine simili

FAI INFORMAZIONE - ULTIME NOTIZIE - EDITORIA SOCIALE - SOCIAL ...
Le foto di Pellegrin in galleria totalmente a scopo benefico ... a scopo benefico a favore di una ONG con base in Libano, Save the Children Lebanon. ...
fai.informazione.it/detailcom. aspx?id=dc6058b8-b926-44f0-a4b3-4784a7df3706 - 44k - 17 ore fa - Copia cache - Pagine simili

Trolley News
- [ Traduci questa pagina ]
The exhibition will support Save the Children (Lebanon).read more ... Trolley has recently published Pellegrin's work as a book released this July, ...
www.trolleybooks.com/trolleynews.php - 25k - Copia cache - Pagine simili

feedest: read this feed: Diggita / prima pagina
Le foto di Pellegrin in galleria totalmente a scopo benefico ... a scopo benefico a favore di una ONG con base in Libano, Save the Children Lebanon. ...
www.feedest.com/feedRead.cfm/feed/505547745C
- 142k - Copia cache - Pagine simili
E come è evidente quattro su cinque risultati sono direttamente riferibili a questo blog. Insomma mi pare abbastanza grave che un’informazione preziosa per la valutazione dell’operazione nel suo complesso non venga resa nota al pubblico. Constatazione che mi induce ad apprezzare ancora di più la gentile lettera di Annalisa D'Angelo & Cristina Vatielli che ringrazio ancora per la doverosa precisazione che mi affretto a riportare.
Mi viene però, sempre in tema di precisazioni, spontaneo sottolineare come nel post cui fanno riferimento non sia mai stato scritto che la quotazione sia in relazione al soggetto. Mi sono infatti sempre limitato a constatare come quasi sempre a grandi dimensioni corrispondesse una certa tipologia di soggetto. Cosa ben differente dall’affermare che la quotazione venga effettuata in base al soggetto. Di seguito ho specificato che a mio avviso non si trattava che di una coincidenza e che le valutazioni erano state espresse solo in funzione al contenuto artistico delle immagini, espressione che mi pare un po’ più rispettosa del lavoro di Paolo Pellegrin di una che sottintenda che il prezzo è funzione unicamente di dimensioni e tiratura. Infine la notazione sui possibili dubbi scaturiti dalla navigazione del sito di CVZ Contemporary era evidentemente relativa alle modalità comunicative impiegate nel sito stesso. Perplessità che la gentile lettera di Annalisa D'Angelo & Cristina Vatielli non contribuiscono a dirimere, accentuando anzi lacune su aspetti, che probabilmente sono ininfluenti per il mercato dell’Arte, ma appaiono assai più rilevanti nelle valutazioni di ordine etico, cui peraltro intendeva riferirsi il post. In altre parole, perché rischiare di apparire cinici sfruttatori della sofferenza altrui mentre invece si sta cercando con il proprio lavoro di aiutare chi soffre? Personalmente, se fossi al posto di Paolo Pellegrin credo che sarei davvero molto irritato, ma forse più che con Sandro Iovine e il suo ininfluente blog, con chi non ha fatto in modo che le ragioni del proprio operato fossero evidenti.
Ah, quasi dimenticavo... l'oggetto del post in questione non voleva essere il commento a una mostra che, non avendo avuto la fortuna di visitare personalmente, non potrei certo permettermi di commentare.





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venerdì 16 novembre 2007

Quanto vale un cadavere in galleria?

Se dovessimo assumere come parametro le quotazioni che si possono leggere sul sito della CVZ Contemporary,

una galleria d’arte con sede a New York, l’incremento di quotazione offerto da un bel cadavere all’interno di un’inquadratura si potrebbe quantificare grosso modo in cinquemilacinquecento dollari circa. Questo sembra potersi dedurre andando a verificare le quotazioni pubbliche delle opere dell’artista (come recita il sito di CVZ Contemporary) Paolo Pellegrin.

Permettetemi a questo punto di aprire una piccola parentesi per esprimere l’immensa soddisfazione che mi fornisce constatare come un grandissimo fotografo sia riuscito con grandi grandi sforzi e sacrifici (ricordate Off Braodway per esempio?) ad affrancarsi dalla economicamente infamante etichetta di fotogiornalista, guadagnandosi sul campo quella di artista.
Chiusa la notazione encomiastica, torno ai criteri di quotazione della suddetta galleria CVZ Contemporary. Osservando le quotazioni di Pellegrin si può constatare come oscillino da un minimo di 1.800 dollari per un’immagine in tiratura non dichiarata (!!!) in formato 30,5x40,6cm Gelatin Silver & pigment ink print fino a un massimo di 12.500 dollari per una fotografia Gelatin Silver & pigment ink print sempre in tiratura non dichiarata (!!!) in formato 121,9x177,8cm.

E qui permettetemi una seconda parentesi. Quotazioni come queste sono interessanti sì, ma solo le paragoniamo con le cifre offerte dall’editoria per l’utilizzo delle stesse immagini. Altrimenti mi verrebbe spontaneo dire che un artista dall’indiscusso valore come Paolo Pellegrin, dovrebbe ambire decisamente a qualcosa in più e sarebbe interessante conoscere i criteri di attribuzione delle quotazioni utilizzati dai curatori di CVZ Contemporary che forse non rendono pieno merito al valore dei loro rappresentati. Ma il problema non è certo questo. Paolo Pellegrin è certamente uomo intelligente e maturo e conosce il mercato sicuramente meglio del sottoscritto, per cui se ha accettato la cosa avrà ben fatto i suoi conti.
L’aspetto interessante della questione è che le quotazioni più elevate sono attribuite sistematicamente alle stampe di dimensioni maggiori. Ma fin qui è ancora tutto regolare visto che tutto ciò nella valutazione a peso dell’arte rientra nella norma.

Un po’ più singolare invece mi pare che sia il fatto che al crescere di dimensioni e prezzo corrisponda quasi sempre la comparsa di un bel cadavere fresco fresco di combattimenti, bombardamenti o comunque di morte che è facile dedurre essere stata violenta. Tragicamente comico il constatare che se invece appaiono solo pezzi di membra umane buttati in terra in sacchetti di plastica trasparente, allora il prezzo torna ad essere relativamente contenuto.

Non sarà che anche il contenuto viene valutato a peso, ma stavolta in senso letterale? In fondo anche quando andiamo da un macellaio se compriamo l’animale intero lo paghiamo di più che una sola zampa, no? Di sicuro si tratta di una coincidenza e le valutazioni dei curatori di CVZ Contemporary sono solamente di tipo artistico e non relative al contenuto dell’opera, ma certo che qualche dubbio viene a guardare il sito.
Chiudo rivolgendo un sincero augurio affinché Paolo Pellegrin riesca a raccogliere un successo artistico universale e conclamato con le proprie opere, tanto da rendere legittimo il fatto che si smetta finalmente di chiamarlo fotogiornalista. Sono certo che in molti, e forse lui per primo, ne sarebbero lieti.




Dall'alto:

La home page del sito della galleria newyorkese CVZ Contemporary.

La pagina del sito di CVZ Contemporary dedicata alla'artista Paolo Pellegrin.


Una fotografia di Paolo Pellegrin in vendita presso la CVZ Contemporary: formato piccolo e nessuno cadavere: 1.800 dollari.

Cliccando le miniature nella pagina dedicata al lavoro di Paolo Pellegrin è possibile accedere alle quotazioni di mercato e alle caratteristiche dell'immagine. Cadavere e grande formato: 12.500 dollari.

Un ultimo esempio tratto dalla sezione dedicata dal sito di CVZ Contemporary a Paolo Pellegrin, il formato è intermedio e di cadavere solo pezzi in confezione cellophanata tipo supermercato: 3.000 dollari.







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venerdì 24 agosto 2007

Paesaggio prossimo


«E questo mese di cosa o di chi si lagnerà quel rompiscatole di Iovine?» «Ma che domande: sarà andato a vedere qualche altra mostra e si sarà indignato un’altra volta!» Risposta esatta, accidenti. Si vede che invecchiando sono diventato ancor più prevedibile… O forse davvero si continuano a vedere in giro cose mal fatte? Bah, di fatto la settimana scorsa sono andato allo Spazio Oberdan di Milano a vedere Paesaggio prossimo, una mostra nata da un progetto dalla Provincia di Milano e dell’Agenzia Contrasto. Si tratta di una produzione che ha visto coinvolti ben dodici tra i più accreditati fotografi italiani a livello internazionale: Gabriele Basilico, Gianni Berengo Gardin, Enrico Bossan, Lorenzo Cicconi Massi, Daniele Dainelli, Stefano De Luigi, Guido Harari, Alex Majoli, Paolo Pellegrin, Francesco Radino, Massimo Siragusa e Riccardo Venturi. A ognuno di loro è stato fatto affrontare con libera interpretazione un aspetto della Provincia di Milano, con l’intento di effettuare una ricognizione sul territorio da cui uscisse un profilo fotografico di Milano e del suo hinterland. Bell’idea, ancorché non proprio originale, ma non importa perché di iniziative del genere ce ne vorrebbero comunque molte di più. Ma il risultato? A dir poco deprecabile. Un’accozzaglia di immagini con scarsi legami fra loro, esposte tra scritte in neon magenta che cantano in numeri le lodi della Provincia di Milano, frammenti di interviste scelti con un criterio che definire di qualunquismo becero è già fargli un discreto complimento (soprattutto dopo aver letto i più pregnanti originali nel catalogo). La mostra divisa in un paio di sezioni fisiche, di cui una sembra svolgere una sorta di ruolo da sommario degli argomenti affrontati. Infatti quando non capisci cosa altro ci sia da vedere, dopo aver affrontato dodici sezioni, ti ritrovi davanti a nuove pareti che riaprono i capitoli che a quel punto pensavi chiusi. Se infatti nella prima parte della mostra i singoli autori erano contestualizzati da titoli di sezione corredati da discutibili estratti delle interviste fatte a personaggi famosi, ecco che tutto a un tratto ti ritrovavi in mezzo a una serie di corridoi dove a fronte di una parete di immagini di un autore te ne trovi un’altra con immagini di un altro autore che riprendono trattazioni che avevi suposto concluse. Ma fin qui si può anche sorvolare, ben vengano anche le sperimentazioni in fase di allestimento (magari con un criterio un po’ più fruibile). Il problema vero è la selezione e la sequenzializzazione delle immagini finalizzata unicamente ad un prono desiderio di autocelebrazione. E sorvoliamo le patetiche immagini da amatore anni settanta di Lorenzo Cicconi Massi, o la captatio benevolentiae di Enrico Bossan nelle redazioni milanesi. Uscendo ho sperato che i fotografi siamo stati pagati tanto, ma davvero tanto, perché, al loro posto, sarebbe forse l’unica motivazione a permettermi di non dare sfogo a furie socialmente assai riprovevoli. Ho l’onore e il piacere, in qualche caso, di conoscere personalmente buona parte di questi fotografi e i loro lavori. Posso quindi dire di avere ben presente quanto sia diverso lo spessore delle loro immagini. Uno spessore naufragato e umiliato in mostra nella volontà di un’autocelebrazione da burocrate passaveline. C’è da dire ad onor del vero che il catalogo rivaluta parzialmente l’iniziativa, recuperando parte del valore (dove presente) dei lavori fotografici. E mi consola l’idea che almeno il catalogo rimarrà, al contrario della mostra, da ricordare al più per il suo provincialismo, termine che mi piacerebbe non credere, in modo nominalisticamente deviante, legato al promotore principale dell’iniziativa. Mi piacerebbe… appunto…
n.185 - settembre 2007




Paesaggio Prossimo,
la Provincia di Milano nello sguardo contemporaneo di 12 fotografi

Spazio Oberdan, viale Vittorio Veneto 2 Milano
Orari: tutti i giorni, ore 10,00-19,30; martedì e giovedì fino alle 22,00; chiuso il lunedì
Info: Provincia di Milano o Spazio Oberdan, tel. 02-77406300/02; www.provincia.milano.it/cultura.


Dall'alto:
Sport e tempo libero: Milano Luglio 2006-Domenica all¹idroscalo di una famiglia Ucraina, © Riccardo Venturi/Contrasto.
Milano settembre 2006, Piccolo Teatro Studio, © Massimo Siragusa/Contrasto.
Medicina e Scienza: Istituto Ortopedico Gaetano Pini, deviazione a colpo di vento delle dita della mano a causa di un'artrite reumatoide, © Guido Harari/Contrasto.
Architettura urbana: Milano,Via Giovanni Bensi, © Gabriele Basilico.





venerdì 29 giugno 2007

E li chiamano motion

Da un po’ di tempo sulla rete è possibile assistere all’utilizzo della fotografia in piccoli e più o meno sofisticati montaggi video. In pratica una sequenza di immagini viene mostrata con un sottofondo musicale, rumoristico o parlato o tutte e tre le cose insieme. Niente di nuovo si può dire. Le multivisioni con una schiera di diaproiettori comandati da un computer permettevano di ottenere anche effetti molto più sofisticati di quanto non sia dato vedere oggi.
In parte la cosa è senz’altro vera, ma se spostiamo la nostra attenzione su un problema di linguaggio possiamo notare differenze interessanti rispetto al passato. Se il linguaggio della multivisione era profondamente differente e distinguibile da quello della fotografia in senso stretto, cosa che gli permetteva di avere una propria originalità anche nei confronti del cinema, diventa più difficile sostenere la stessa cosa se ci riferiamo ai cosiddetti motion.
Magnum In Motion
Uno sguardo al contenitore più noto (Magnum in motion) permette di vedere come spesso questi prodotti occhieggino al linguaggio cinematografico, arrivando in alcuni casi a emulare sequenze di movimento. Il discorso si fa poi ancora più interessante se prendiamo in considerazione la provenienza degli artefatti in questione: la mitica agenzia Magnum, il caposaldo del giornalismo fotografico d’approfondimento. Beh, se vi andate a vedere un po’ di motion made in Magnum, vi accorgerete che di giornalistico c’è rimasto, troppo spesso, ben poco.
All’informazione spesso cede il passo la citazione autoreferenziale dell’autore,


le divagazioni più o meno discutibili su ottime fotografie che meriterebbero maggiore rispetto e maggiore responsabilità nei confronti degli argomenti trattati,


una, più o meno riuscita, ricerca di stile che a volte copre con grande abilità possibili carenze a livello giornalistico con immagini fortemente emozionali e soluzioni di montaggio intriganti,


una specie di biglietto da visita dell’agenzia e dei suoi potenziali fotografici (con all’interno sequenze portatrici di contenuti sui quali varrebbe la pena di discutere),


sequenze, anch'esse in forma di biglietto da visita in cui alla forza dell'archivio Magnum, cui cede il passo una serie di discutibili scelte di carattere nazional popolare come si sarebbe detto qualche tempo fa di un programma televisivo, che non rendono certo giustizia alla grandezza di certi autori (uno per tutti Koudelka).


Ma di fotogiornalismo sempre meno. Fatta salva, ovviamente qualche lodevole eccezione.


Ora, che in un linguaggio in via di formazione ci siano delle indecisioni ci sta pure, anzi è decisamente inevitabile. Ma che questo significhi rinnegare le finalità prime di chi lo produce, mi sembra decisamente più grave. Soprattutto se questo significa ridurre il meglio del fotogiornalismo mondiale a una spettacolarizzazione spesso di basso profilo, quando non si arriva addirittura a confutare le ragioni per cui determinate immagini sono state realizzate e raccolte in opere editoriali monumentali per concezione. Mi chiedo ad esempio quanto possa essere corretto inserire una foto come questa di Joseph Koudelka

Francia, 1979, © Joseph Koudelka/magnum Photos
in un motion intitolato Joy, tenendo presente che Koudelka l'ha inclusa nel volume Exils, che personalmente non mi sentirei di annoverare fra i più allegri e gioiosi della storia della fotografia. Del resto anche l'inserimento in sequenza di questa immagine all'interno del volume non contribuisce a ispirare nell'osservatore il senso di gioia che i... profeti del montaggio video-fotografico di Magnum sembrano auspicare.
Sia chiaro per concludere che tutto questo non vuole essere un retrivo tentativo di bocciare aprioristicamente i cosidetti motion, che riservano potenzialità di assoluto interesse comunicativo. L'intento di queste righe era solo quello di invitare ad una riflessione sui contenuti e prima ancora sulle attribuzioni di categoria. Lo strumento motion offre infatti una serie di caratteristiche che una volta affinate e stabilizzate potranno rendere grandi servizi a chi ha qualcosa da dire. Il problema è riuscire a mantenere distinte le finalità, in altre parole non completare quel processo di spettacolarizzazione del fotogiornalismo e del giornalismo in linea generale. Non mi riferisco tanto alla enfatizzazione che purtroppo caratterizza parte del giornalismo contemporaneo, quanto piuttosto alla trasformazione di quella che dovrebbe essere informazione in puro e semplice intrattenimento, nemmeno sempre di alto livello.



n.183 - luglio 2007




Dall'alto:
La pagina di ingresso di Magnum In motion.
American Colors di Costantine Manos.
Requiem in samba di Alex Majoli.
Guantanamo di Paolo Pellegrin.
Joy di Magnum Group.
Point and Shoot di Philip Jones Griffiths.
Francia, 1979 di Joseph Koudelka, frame da Joy.






lunedì 29 gennaio 2007

Che belle le mostre… ma sarà vero?

La settimana scorsa sono finalmente riuscito a vedere un paio di mostre di fotografia di quelle che comunque non si possono perdere se si fa il mio lavoro: quella dedicata ad Henri Cartier Bresson presso lo spazio Forma di Milano e quella sul fotogiornalismo italiano presso il Museo di Storia Contemporanea sempre a Milano. Beh la prima considerazione è stata quella relativa al consistente afflusso di pubblico in entrambi i casi personalmente constatata. Bene, fine delle note liete. Ammesso che vista la situazione si possano considerare liete. Per quanto riguarda la mostra di Cartier Bresson, a parte la facile speculazione su un autore che per ovvi motivi conosciamo più o meno tutti a memoria (quando ci sarebbero tanti fotografi poco conosciuti in Italia e di valore non certo inferiore), ho avuto la sensazione che la mostra, con la sua sezione dedicata alle stampe vintage, volesse tirare la volata a un inesistente mercato del collezionismo che nel nostro paese non vuole saperne di decollare. Per il resto un discutibile criterio espositivo e parecchie stampe già viste nella sezione vintage (ma questo potrebbe essere interessante) e la chicca di quattro disegni di HCB appesi lungo la scala che portava ad un’altra mostra collettiva!!! La mostra sul fotogiornalismo invece l’ho vista nel suo ultimo giorno. Cosa che però non giustifica minimamente particolari tipo le scritte con le lettere semistaccate dalle pareti o del tutto assenti in mezzo a qualche parola. Né spiega didascalie con datazione 1975 nella sezione dedicata ai reporter degli anni Cinquanta. Tanto meno si comprende l’assenza di nomi come Riccardo Venturi, Paolo Pellegrin, Alex Majoli per non parlare di un Francesco Zizola presente solo con la copertina del suo ultimo libro. E taciamo delle riproduzioni illeggibili di quotidiani piene di macchie giallo-aranciate modello fotocopia laser fatta all’ultimo momento e ovviamente molto male. E ancora le introduzioni che non esiterei a definire faziose, affermazione che non posso non fare nonostante ne condivida buona parte dei contenuti. Dulcis in fundo uscendo dalla mostra ho avuto la conferma telefonica da uno degli autori esposti circa l’erratezza di alcune didascalie. Ecco perché mi sono chiesto quanto fosse positivo tutto quell'afflusso di pubblico. Di fronte a tanto spettacolo di sciattume intellettuale, rimane solo una profonda mancanza di professionalità supplita forse con i giusti contatti politici. Ma tutto questo non fa bene alla fotografia e diseduca un pubblico che di tutto ha bisogno meno che di questo.
n.178 - febbraio 2007

domenica 28 gennaio 2007

Ma bravo Pellegrin!

Mercoledì 31 ottobre 2006, La Repubblica, pagine 54 e 55, quelle della cultura. Mario Calabresi in un articolo dal titolo Paolo Pellegrin, un passo indietro di fronte al dolore ci riempie di orgoglio annunciando la vittoria da parte di Paolo Pellegrin del premio Eugene Smith, giustamente definito il premio più prestigioso per i fotoreporter. Indubbiamente Pellegrin ha dimostrato fin dagli esordi capacità decisamente al di fuori del comune, confermate da numerosi riconoscimenti internazionali e dall’ingresso in Magnum. In poche parole forse il talento più cristallino del fotogiornalismo italiano. Per questo fa piacere riprendere alcuni brani del coerente articolo di Calabrese. Presentando Pellegrin, l’attento collega afferma «Ad emergere in questa ricerca è un fotografo romano di 42 anni, Paolo Pellegrin, che esprime nei suoi reportage il senso di un rispetto forte per il soggetto, di un pudore che lo spinge, soprattutto di fronte al dolore, a fare un passo indietro, privilegiare il senso del dettaglio». Proseguendo, qualche paragrafo più in là, come segue: «In quell’indefinitezza, in quel approccio “sfocato” c’è anche un rispetto per le vittime: “Il pudore di fronte al dolore l’ho sempre avuto, sto un passo indietro, ma con gli anni e l’esposizione continua alla sofferenza questo processo si è accentuato: oggi sto due passi indietro e lo sguardo si fa più discreto”…». E ancora, dando di nuovo la parola a Pellegrin: «… “Con Scott Anderson del New York Times eravamo corsi sul luogo di un’esplosione: c’era un uomo in terra, si trascinava, era l’obiettivo del primo missile. Appena sono sceso dalla macchina ne è arrivato un secondo. L’esplosione mi ha fatto volare per alcuni metri. Mi sanguinava la testa. Siamo scappati in una stradina laterale. Poi, di colpo, mi sono messo a correre. Sono tornato indietro, ho fotografato quell'uomo. La seconda esplosione gli aveva staccato un braccio, ma respirava ancora. La strada era deserta, siamo rimasti noi due soli per una manciata di secondi. Poi sono corso via di nuovo. Mi sono chiesto spesso perché sono tornato lì. Probabilmente perché ero scappato e non lo accettavo e poi volevo capire, vedere, dare un senso a tutto quel rischio”…». Complimenti Paolo, davvero, da tutti noi!

n.176 - dicembre 2006