giovedì 16 settembre 2010

L'etica delle foto migliori



La home page del sito dell'Agenzia Contrasto il 16 settembre 2010 alle ore 8,42.
Avete presente quel vecchio detto popolare? Ma sì, quello che recita Chi ben comincia etc... Come spesso accade la saggezza che viene dalle radici meno nobili della società trova un inquietante riscontro nella pratica dei fatti. Stamattina per esempio mi ero appena messo la cuffia per finire di ascoltare la registrazione di un incontro tenutosi il 14 settembre a Bologna presso Spazio Labò per presentare il libro di Ferdinando Scianna Etica e fotogiornalismo. Mentre continuavo a chiedermi se interpretare l'invio del file della registrazione come atto di cortesia o al contrario di estrema aggressività nei miei confronti considerati i contenuti ancor più insulsi (per usare un eufemismo) in considerazione dei nomi coinvolti (Claudio Marra, Ferdinando Scianna e Michele Smargiassi), mi sono messo a controllare la posta. 
Avrete già intuito come la giornata fosse iniziata per il meglio. Ma appunto Chi ben comincia... Infatti mentre mi ronzavano nelle orecchie megabyte di poco più che chiacchiere da bar spacciate per cultura e discorsi sull'etica, che in realtà altro non erano e non sono se non un mediocre sfoggio di conoscenza di storia della fotografia, ho aperto la prima e-mail. Nemmeno a farlo apposta era stata inviata ieri sera da un amico fotogiornalista professionista con cui avevo un appuntamento saltato per un disavventura dell'ultimo momento. Il testo coinciso e stringato va subito al cuore della questione: «Stasera ti avrei chiesto di questo: si può parlare di immagini migliori, riguardo una tragedia che ha prodotto milioni di sfollati e decine di migliaia di morti? Credo sia aberrante, come titolo. Mah». Subito sotto un allegato con la schermata della home page del sito della maggiore Agenzia fotogiornalistica italiana.
Dettaglio dela home page del sito dell'Agenzia Contrasto.
Che dicevo all'inizio? Chi ben comincia... mmm, ho quasi paura di scoprire come andrà avanti la giornata considerato che sono appena le otto e mezza.
Comunque sì, io credo che sia aberrante come titolo. Capisco perfettamente le moticazioni che possano aver spinto qualcuno a sceglierlo e utilizzarlo, ma questo non toglie nulla alla responsabilità nei confronti delle parole e delle immagini che ognuno di noi dovrebbe assumersi. Scegliendo di definire, forse sarebbe più opportuno dire pubblicizzare, le immagini che raccontano la tragedia delle alluvioni in Pakistan proponendole come una selezione delle migliori si trasforma, nemmeno troppo implicitamente ,il dramma di milioni di persone in uno spettacolo da consumare comodamente seduti sul divano con una bibita in mano e le patatine in attesa di essere mangiate posate sul tavolino. Sono le stesse maledette parole con cui vengono presentati i servizi sportivi con le migliori azioni di gioco di una partita. Ma ci rendiamo conto che tra una partita di calcio ancorché eroica e milioni di sfollati e migliaia di morti c'è ancora una certa differneza?
Io credo che questo sia uno dei tanti, veri, concreti problemi etici che ruotano intorno al fotogiornalismo. Un bel po' più conreto della discussione sull'universalità o sulla specificità fotografica del concetto di etica, con buona pace del professor Claudio Marra che, per un imbarazzante numero di minuti, è tautologicamente riuscito a disquisirci in quel di Bologna un paio di giorni fa.
Con questo non si pensi, per favore, che io sia contrario all'analisi teorica, tutt'altro. Ma se questa rimane disgiunta dalla realtà pratica e fattuale, rischia di essere solo un gesto intellettualmente onanistico in grado di riesumare e attualizzare con il proprio portato consolidate credenze sui rischi di cecità impliciti in certe pratiche solitarie. Rischi per altro metaforicamente assai concreti quanfdo si verificano casi come questo.
Voi cosa ne pensate?
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