domenica 23 marzo 2008

Critico o fotografo?

In una mail arrivata qualche tempo fa in redazione per vie traverse, un lettore affermava «[...] Ora come direttore di un giornale, viste le sue foto, ho molto più profondo rispetto in quanto ritengo che possa permettersi di dire ciò che vuole». Il lettore si riferiva al fatto di aver scovato in internet delle immagini scattate dal sottoscritto. Da quel che posso capire, il senso delle sue parole è che potrei permettermi di sottoporre a critica le foto dei lettori perché, facendola breve, me la caverei, a suo giudizio, abbastanza bene quando prendo in mano una macchina fotografica. Bene, una cosa che ho sentito e letto spesso, e non solo in riferimento a me, sono frasi del tipo ma come si permette quello di criticare le foto altrui? Vorrei vedere come le fa lui! So già che scatenerò parecchi malumori, ma lasciatemi dire che affermazioni come queste mi ricordano il proverbiale mettere insieme capre e cavoli. Il mestiere (o la professione se preferite) di fotografo e quello (quella) di critico sono due cose completamente separate e la seconda non implica affatto un impegno in prima persona nella produzione di fotografie. Anzi, a mio avviso, meno punti di contatto esistono in uno stesso profilo professionale tra le due identità e maggiore è la serietà presumibile del personaggio che lo possiede. È chiaro che questo non significa che non si debbano conoscere una serie di cose che sono alla base della produzione di un’immagine fotografica, ma fare il critico (che non significa solo esprimere dei giudizi, ma essere anche in grado di comprendere innanzitutto e poi indirizzare il lavoro di un fotografo, eventualmente selezionarlo e curarne l’edizione) è ben altra cosa dal produrre immagini ossia essere fotografo. Parecchi anni fa mi sono trovato come molti al bivio tra tentare di diventare fotografo professionista (ossia ricavare dalla vendite delle mie fotografie uno stipendio che consentisse quantomeno la sopravvivenza) e fare altro. Avevo ed ho tuttora troppo considerazione della fotografia per sentirmi in grado di farne una professione e quindi scelsi di fare il giornalista che si occupa di fotografia invece di produrla. E ritengo che sia proprio questo a permettermi di poter esprimere delle valutazioni con un minimo di credibilità evitando che si confonda il mio ruolo. Che poi nel tempo libero, come moltissimi, faccia anche fotografie sono in sostanza fatti miei, che con la mia professione e professionalità nulla hanno a che vedere. Se oggi forse mi posso permettere di dire qualcosa sulle fotografie altrui, non è certo perché faccio anche io qualche scatto per diletto, ma perché negli anni mi sono sforzato di studiare quelle altrui e le metodologie che ne permettono l’analisi. Questa è la mia visione, ma chi preferisce essere poco originale (e so già che non saranno in pochi) può anche credere che la mia non sia stata una scelta, ma che sia solo l’ennesimo fotografo fallito che ripiega su territori limitrofi.

Sandro Iovine

n.192 - aprile 2008




Compatibilmente con i tempi redazionali, i commenti più interessanti a questo post potranno essere pubblicati all'interno della rubrica FOTOGRAFIA: PARLIAMONE! nel numero di aprile de IL FOTOGRAFO.



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