martedì 4 novembre 2008

Si può fare?


La proposta è semplice: «avviare un dialogo tra noi ma anche [...] smuovere [...] il conservativo e soporifero mondo della fotografia italiana». Sono parole di Maurizio De Bonis, stimato collega ideatore e editore di Cultframe, che ha rintracciato nei meandri della rete l’intervista pubblicata in tre puntate da Idee in Bianco e Nero con l sottoscritto, e ha preso spunto per cercare di fare in modo che le piccole onde create dal sassolino che a suo tempo avevo cercato di gettare nello stagno fotografico si amplifichino e diventino più grandi. Concordo con la tesi di Maurizio De Bonis che sia necessario smuovere un po’ questo mondo troppo statico e ancorato a interessi vari, tra cui anche quelli economici, o bloccato dalla paura del confronto sincero. Fermo restando che non mi illudo di poter sovvertire con facilità lo stato delle cose, mi piace che ci si provi.
Per prima cosa invito tutti quelli che stanno leggendo queste righe ad andare a leggere l’articolo di Maurizio De Bonis su Cultframe. A seguire proviamo ad allargare il dibattito, pian piano e senza fretta, per ora sfruttando le possibilità offerte da Internet e poi chissà, con il tempo forse organizzando qualcosa di meno virtuale. Magari qualcosa così...
Inutile sottolineare che il primo livello di partecipazione di chi si trovasse in accordo con la proposta è quello di postare il proprio pensiero, aiutandoci anche a definire il da farsi con consigli opinioni, suggerimenti e attraverso la maggior diffusione possibile dell'idea attraverso link e segnalazioni personali a persone che si ritiene possano essere interessate.
Non è detto che si riesca a cambiare qualcosa, ma tentare non costa nulla.

Il dibattito nel frattempo si allarga e mi sembra opportuno segnalare dove viene rilanciato, con l'invito a chiunque legga e sia interessato all'argomento a segnalarmi i lik da aggiungere di seguito:

Specchio incerto
Bianco e nero su Flickr
Fototensioni
..dagherrotipo torrese..





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41 commenti:

Marco baracco ha detto...

Si DEVE fare. Come ben sai - e sanno altri che leggono qui - la mia mentalità sulla fotografia è perfettamente in sintonia con le idee ed i concetti che hai espresso. Dissi tempo fa "voce che grida nel deserto", ma che comunque continua a gridare. Non mi stancherò mai di ribadire che in Italia - senza andare a ficcare il naso a casa d'altri - c'è questo macigno di "regime", come afferma Maurizio De Bonis, che opprime, che blocca, che soprattutto svia da una comprensione profonda e consapevole.
Personalmente sono stufo di partecipare ad aride discussioni che non portano da nessuna parte, "che perder tempo a chi più sa più spiace..."
Qualsiasi iniziativa vogliamo attuare mi sta bene, sono qui e sono disponibile a lavorare seriamente per crescere condividendo.
Qualora possa risultare opportuno ed interessante c'è sempre il mio vecchio progetto per un "coordinamento della fotografia", per dirla in sindacalese. Dovremmo istituire un luogo d'incontro e di confronto costruttivo che sia punto di riferimento per chi vuole crescere.
Si può fare :-)

Marco

Sandro Bini ha detto...

Caro Sandro

Condivido a pieno sia le tue posizioni che quelle di Maurizio De Bonis.
Ho diffuso le segnalazioni della tua videointervista e dell'articolo di De Bonis su Cultframe a tutta la nostra mailing list sperando in qualche modo di dare il nostro contributo a questa importante "battaglia" di cultura fotografica. Spero che presto alla riflessione possa seguire l'azione dando luogo a iniziative alle quali i piu illuminati possino contribuire.

Un caro saluto
Sandro Bini / Deaphoto

Barbara ha detto...

Sarebbe sicuramente bello smuovere il blocco mentale che molte persone hanno parlando di fotografia, ma credo che prima di tutto si debba istituire un progetto, delle linee guida per raggiungere uno scopo. Come in altri campi professionali, gestire una sorta di checking list, partendo da una individualizzazione chiara dei problemi e trovarne una soluzione.
Il problema numero uno è la mancanza di ottimismo, che in Italia viene continuamente propagandato partendo da una visione del sistema che, è vero, non funziona. Ma non si trovano soluzioni, bensì ci si crogiola in questo modo di pensare coatto del “tanto non si può cambiare”, e ci si toglie qualsiasi responsabilità sulle cause dando la colpa… al sistema appunto. Questo ruota in tutti i campi, in tutte le situazioni di vita, e non in ultimo nel concetto che si ha della Fotografia e dell’Arte. È necessario spezzare questo cerchio e esulare il sistema come un qualcosa contro cui bisogna lottare, non come qualcosa in cui si fa parte. È necessario, a mio parere, vedere il mondo che ci circonda con una sensibilità differente, magari sforzandoci di cogliere qualche aspetto positivo in ciò che vediamo di negativo, con il fine di spostare la nostra ottica, la nostra opinione su qualcosa d’altro, in un meccanismo a catena per cui, piano piano, con la propagazione del mio punto di vista e di quello di altri che la vedono come me, posso cambiare la percezione di chi usufruisce di quelle immagini, promuovere una Bellezza diversa, e un interesse generale diverso. Il tutto sta nel disporre di strumenti di comunicazione e propaganda adeguati.
Inoltre bisogna educare le persone, a cominciare dai fotografi e da chi lavora nel modo delle Arti Visive, a capire cosa è veramente linguaggio. Se chi comincia a fare fotografia, o ne parla, non ha in chiaro cosa sia effettivamente la Comunicazione, è ovvio che le discussioni che circolano attorno alla Fotografia, si limitano esclusivamente alla tecnica. E se la tecnica non la si conosce, si scade nell’argomento che rende maggior audace l’uomo: il denaro, e quindi l’obiettivo più lungo (e costoso). Purtroppo, da troppi anni, non ci troviamo in un sistema politico e sociale che stimola queste posizioni, anche perché inasprire e abbassare il gusto comune della massa, rende la massa più gestibile. Sia da un punto di vista dei costi, per appagarlo con spettacoli poco edificanti, sia per inebetirlo da un punto di vista dell’intelletto e giocare proprio su quel senso di insoddisfazione di cui sopra. Insoddisfazione e paura. Persino di una fotografia.
Mi rendo conto che quanto cito sono solo patetiche, banali utopie, in un sistema che tutti conosciamo e che spesso lascia senza speranza. Io purtroppo non ho l’acutezza di scendere nel quotidiano più spinto e trovare problemi relativi all’argomento più alla portata di una immediata soluzione, ma spero che qualcun altro possa trovare ispirazione e riuscirci. Credo però non sia impossibile trovare una sensibilità diversa e scoprire la Bellezza là dove pensavamo non esistesse..

Danx ha detto...

Al momento ho letto questo articolo sulla globalizzazione che ci ha portato ad essere una massa incolta di consumatori, frequentatori di luoghi atti solo alle compere (magari anche di bassa lega).
Mi "spaventano" molto i "non luoghi" per il loro essere estremamente popolati e, quando cessano la loro funzione commerciale o di stupido intrattenimento, subito dopo deserti!
Da ciò si denota che sono lontani anni luce dalla vita della comunità
Rubano spazio alle comunità, alle attività, a volte anche spazio ai terreni coltivabili.
Dopo leggerò l'altro articolo consigliato!

Danx ha detto...

Dimenticavo di linkare l'articolo:

http://www.cultframe.com/default.asp?content=%2F26%2F647%2Fsecondea.asp%3F

gianluca cecere ha detto...

Ciao Sandro,

ho appena letto l'articolo su cultframe e devo dire che condivido in pieno il tuo pensiero.
Esistono migliaia di luoghi virtuali e reali dove non si parla altro che di dati exif, qualità del sensore, digitale o pellicola, noise e vignettatura ai bordi ... solo per riprendere una parte del tuo discorso.

Sono disponibile a qualsiasi iniziativa che abbia come oggetto l'immagine e non lo strumento che la produce!

Gianluca

edoardo hahn ha detto...

Caro Sandro,
trovo molto interessanti e opportune le cose che affermi nel post come nella videointervista; sono pensieri, ragionamenti che qualsiasi fotografo, o operatore nelle arti visive, responsabile non può che porsi; da questo punto di vista i tuoi ragionamenti mi sembrano in linea con lavori come quello di alfredo jaar (la mostra è in questi giorni a milano), che mi sembra ponga le tue stesse problematiche; come il libro di David Levi Strauss sulla politica della fotografia (che non x niente si sofferma a lungo sulla sua opera); insomma fuori dal nostro piccolo orticello di queste cose si parla, si discute e si cercano dei modi di agire...
un luogo di confronto, scambio mi sembra, come dire, x usare un linguaggio desueto, storicamente necessario, urgente.
Un abbraccio

edoardo

Orith Youdovich ha detto...

Mi inserisco nel dibattito che si è innescato in seguito alla videointervista di Sandro Iovine e alla “risposta” di Maurizio G. De Bonis. Sono d’accordo con quanto detto. D’altronde con Maurizio ho creato otto anni fa la rivista CultFrame e non avrei potuto farlo senza condividere con lui le stesse idee sulla fotografia e sul mondo della fotografia.
Vorrei parlare della mia esperienza di curatrice, in Italia, di mostre fotografiche di artisti non italiani. Proprio attraverso la cura di mostre e quindi attraverso i contatti avuti con fotografi italiani e internazionali ma anche con istituzioni, curatori, organizzatori di eventi, giornalisti e fruitori dell’immagine, mi sono resa conto delle enormi difficoltà di proporre delle opere che siano fuori dagli schemi. E per “fuori dagli schemi” non intendo espressioni “stravaganti”, “superalternative” o quant’altro. Parlo semplicemente di una fotografia che nasce da una riflessione, da una ricerca personale, da una continua osservazione interiore e, anche, dallo studio.
L’Italia è colpita da un vero flagello: i reportage. Ce ne sono di vari tipi. I reportage realizzati da individui che senza scrupoli sfruttano le tragedie di un popolo in maniera fredda e calcolata. Ci sono poi reportage realizzati in situazioni “fotogeniche” (come l’Africa per esempio). Con risultati osceni. Non potrebbe essere altrimenti. Dietro il clic c’è un vuoto colmato solo da un atteggiamento narcisistico spesso accompagnato da un sentimento insopportabile di superiorità nei confronti dell’ ”Altro”. L’unico scopo è di piacere a un pubblico, a sua volta “complice”. Questa collusione tra “un fornitore di immagini” e fruitore compiacente viene rafforzata e nutrita (con eccezioni - è importante ricordarlo) da vari circoli fotografici, gestori di spazi espositivi, case editrici, istituzioni, workshop, scuole.
Certe scuole, come certi workshop, sono una vera e propria serra nella quale si coltiva il mondo conservatore della fotografia in Italia. Prendo un esempio dallo studio della fotografia che si svolge in un’accademia d’arte di un altro paese. Lo studio include anche: linguaggio cinematografico, storia dell’arte, storia della fotografia e studio della fotografia contemporanea, critica fotografica, pittura, visite a mostre d’arte, analisi delle opere di vari artisti, videoarte, realizzazione di video, etc.
Ma vi riporto la descrizione di uno dei corsi relativi allo studio della fotografia: “il corso darà la possibilità agli studenti di utilizzare l’immagine video come una componente della creatività e del lavoro interdisciplinare. La combinazione di vari campi, materiali e generi sarà rilevante per poter investigare, superare i confini, per creare immagini. Il corso mette il fuoco su artisti che mantengono una documentazione costante e continua della loro vita quando usano la fotografia, il video, il testo e gli oggetti. Una percezione dell’auto-documentazione come un atto necessario, esistenziale i cui motivi non sono narcisistici né contengono elementi di un camuffato esibizionismo.”
Mi sembra che in Italia siamo lontani anni luce dalla visione ampia, aperta, moderna che ho riportato come esempio qui sopra. Sarebbe un’utopia credere di poter spezzare il meccanismo distruttivo dell’”alleanza” tra i vari attori del mondo della fotografia italiana? O altrimenti di creare un mondo parallelo?

Orith Youdovich
Caporedattore
CultFrame - Arti visive

Fulvio ha detto...

Ho visto i tre video dell'intervista.
Ci sarebbero molte cose da dire, ma per farlo seriamente ci sarebbe bisogno di uno spazio di riflessione idoneo. Forse un convegno.

Solo una nota veloce, anche per rispondere in parte al "sindacalista" del primo commento.

Penso che non ci sia assolutamente bisogno di creare l'ennesima fazione italica. Per di più secondo criteri "unionisti": tutti insieme, santi e briganti, contro il "regime".

Sarebbe una tragicomica Armata Brancaleone di sfigati occupati a coltivare vendette impossibili contro i "mafiosi" che tarpano le loro private sorti magnifiche e progressiste.

francesco ha detto...

Sandro, in primis grazie per aver postato il link all'intervento di Maurizio De Bonis (e indirettamente alla tua intervista).

In secundis, si può fare?
Probabilmente sì, anche se personalmente non ho la più pallida idea di dove cominciare. Di sicuro, già il cominciare a parlarne fa bene, e altrettanto di sicuro queste cose cambiano di generazione in generazione, non certo di anno in anno o di decennio in decennio, soprattutto quando vanno anche solo a sfiorare il Mercato. Non per questo, lo sottolineo tremila volte, bisogna rinunciare a priori. Anzi, spero che si cominci a parlarne più spesso e in maniera anche più "forte".

La cosa da evitare come la morte, secondo me, è la tendenza sgradevole nel partire con obiettivi colossali e ultra-utopistici perchè nel 99% dei casi non portano a nulla (se non a noiosissime conversazioni pseudo-intellettuali completamente staccate dalla realtà e che in fondo sono solo delle lamentazioni pubbliche abbastanza snob, una versione "avanzata" del "chi ha l'obiettivo più lungo"). Guardate cosa è successo ai "CentoAutori" del cinema.

Fra.

Rosa Maria Puglisi ha detto...

E' necessario fare.
L'aver a suo tempo ascoltato con attenzione l'intervista di cui si parla, non solo, ma l'aver letto alcuni post di questo blog e i commenti più o meno pertinenti che ne sono seguiti; l'aver avuto anche la fortuna di discutere con Maurizio De Bonis riguardo all'opportunità di avviare un simile dialogo (oltre che naturalmente l'aver letto il suo attuale appello) ed altre circostanze ancora, mi inducono a dire che i tempi mi sembrano maturi perché si faccia qualcosa, e la situazione lo richiede.

I motivi sono stati chiaramente enunciati in questa occasione qui e su "Cultframe", ma già molti nodi al pettine erano venuti l'anno scorso, allorché si era tentato di avviare un dibattito sul reportage, del quale oltre che proprio su "Cultframe" si possono trovare tracce su "Lo Specchio Incerto".
Ricordo bene, infatti, che in quel caso a partire dal discorso sul "flagello" dei reportage estetizzanti imposti dall'establishment si era giunti a toccare argomenti che qui tornano, perché sempre più pressanti per chi s'interessa di fotografia (ma anche per chi più semplicemente vorrebbe capirla meglio): innanzi tutto la necessità di rimettere in discussione le vecchie categorie; ma anche quella di non distogliere mai lo sguardo dall'etica nel nome di un malinteso diritto all'informazione (terroristica, quanto in realtà consolatoria, come ci ha insegnato Susan Sontag!); e - non ultima - la necessità di una vera e propria alfabetizzazione delle masse riguardo alla fotografia, che rischia di essere (è?)spesso strumento di manipolazione per i poteri politici ed economici. Nella migliore ipotesi, più banalmente ed innocuamente, pura evasione o espressione di insipide velleità artistiche.

Ben altro potrebbe e dovrebbe essere, invece, il ruolo della fotografia: possibilità di matura espressione, e perfino più limpido strumento di comunicazione.
Queste possibilità verrebbero da una educazione (auspicabile fin dalla più tenera età) alle arti visuali.
A quel punto probabilmente sarebbe un gioco scardinare quello che De Bonis chiama il regime.
Ma forse la mie speranze mi fanno fantasticare...

francesco ha detto...

Rosa Maria,
non mi dilungo troppo a commentare il tuo post, perchè in linea di massima sono d'accordo con il 99% delle cose che hai scritto.

Ti faccio però un paio di domande: come si rimettono "in discussione le vecchie categorie"?
Come si fa a non "distogliere mai lo sguardo dall'etica"?
Di chi ne è responsabilità?

Possiamo parlarne quanto vogliamo, possiamo dire che bisogna agire, ma alla fine ci si scontra sempre e comunque contro un muro insormontabile, come giustamente dice Sandro riguardo alle inserzioni pubblicitarie nelle riviste e i diktat degli inserzionisti, le loro "indicazioni" sulla linea editoriale.

E infine, come si procede alla "alfabetizzazione delle masse riguardo alla fotografia"?
In un momento in cui la scuola è al centro del dibattito politico (per modo di dire, visto che non c'è dibattito, e chiamarla politica mi sembra davvero troppo), io sono molto pessimista a riguardo, anche se, come ho scritto in precedenza, già il fatto di parlarne serve a smuovere un po' le acque. Con un po' di fortuna, tra una trentina d'anni, le cose saranno diverse, e solo a patto che la discussione trovi terreno fertile per continuare.

Fulvio ha detto...

Non me ne volere Rosa Maria, ma alfabetizzare è un'espressione che non amo, sa di grembiulini neri e maestre uniche o prevalenti. Le masse poi... Ma esistono ancora le masse?

Più sommessamente, penso che si potrebbe iniziare con il mettere in piedi una circolazione d'idee un poco più sistematica di quella che noi soliti quattro gatti stiamo già facendo adesso tra blog, email, newsletter, siti e quant'altro.

Penso, per esempio, ad una specie di luogo, per ora virtuale, nel quale poter riunire le risorse e i contributi di tutti noi. Un luogo aperto e facile da consultare che possa fornire indicazioni utili e approfondimenti a chiunque desideri studiare il fotografico e le sue innumerevoli relazioni con la realtà. Magari con dei percorsi tematici appena abbozzati, giusto per orientarsi meglio.
Se, per esempio, esistesse un luogo così, avrei saputo dell'articolo su Cult Frame, del video di Sandro e del libro di David Levi Strauss (grazie Edoardo) molto prima perché ognuno degli attori in gioco avrebbe potuto pubblicare o linkare lì le discussioni in atto.

A voi la palla.

Rosa Maria Puglisi ha detto...

Naturalmente non te ne voglio Fulvio, anche perché mi fai capire quanto a volte possano suonare retoriche (o semplicemente logore) alcune parole.
Usavo la parola alfabetizzazione, solo perché mi pareva definire "etimologicamente" una necessità che la maggior parte della gente ha: quella d'imparare l'abc dell'immagine, come ha potuto imparare quello della scrittura.
Avendo, un secolo fa, fatto un esame per abilitarmi nell'insegnamento dell'Educazione Artistica, so che - da programmi - c'era una grande voglia di dare le dovute informazioni ai ragazzi, nei fatti puntualmente e continuamente - mi risulta - elusa.
Le masse! Come quantità indistinte penso esistano ancora. Come soggetto politico, chissà? Ma non intendevo sforare nel "populismo". Evidentemente mi sono espressa male. Pensavo più banalmente alla necessità di estendere il più possibile delle informazioni utili.

Per rispondere a Francesco...
Le vecchie categorie si rimettono in discussione - credo - offrendo delle alternative... praticabili o meno, lo si scoprirà in seguito.
L'etica - ahimé - appare oggi come un concetto poco chiaro e dai contormi estremamente labili, sa troppo di religione e moralismo, troppo poco di tradizione filosofica.
Sarebbe utile se sostituissi nella mia frase alla parola etica "senso di rispetto verso gli altri"?
In quanto al procedere verso quella "educazione primaria" non solo alla fotografia, ma sarebbe meglio alle arti visuali in genere, il cammino ammetto è ancora lungo e tortuoso (se mi si concede questo parlare antico), ma non stavamo tentando di fare i primi passi insieme???

Fulvio ha ragione, un luogo comune sarebbe davvero utile.
Ma attenzione, secondo me, dovrebbe aggiungersi, non sostituire la molteplicità dei luoghi attuali, molto più consoni alla rete e ad un sistema di tam tam. Dovrebbe piuttosto essere creato una specie di network...

Speriamo di non aver di nuovo parlato a sproposito! ;-)

Una sola cosa ancora: rileggendo ciò che ho scritto qui sopra, comincia a sembrarmi opportuno che la nostra comune riflessione dovrebbe partire da una chiara definizione dei concetti di base e persino delle parole che usiamo.
Per giungere al linguaggio fotografico si passa obbligatoriamente da quello della parola. E anche di questo i mass media hanno fatto strazio!

Maurizio G. De Bonis ha detto...

Ho letto con attenzione i commenti fino ad ora pubblicati. Mi inserisco poiché penso che sia necessario mettere a fuoco alcune questioni.
Ciò che vorrei è che la discussione non si impantani in schermaglie vaghe e poco attinenti ai temi assolutamente concreti sollevati dalla videointervista di Sandro Iovine e dal mio articolo su Cultframe.
Direi di concentrarci in primo luogo sul problema principale: cioè su quello che io ho definito “regime della fotografia italiana”. Alimentano questo regime innumerevoli problemi. Primo fra tutti quello relativo alla paura che circola nel nostro ambiente. Paura di dire semplicemente ciò che si pensa per evitare di mettersi contro vari potentati culturali che possono impedire a tutti noi di svolgere in libertà i nostri diversi ruoli, professionali e amatoriali.
Capisco che parlare di una simile tematica possa sembrare strano in un Paese come l’Italia nel quale tutto è basato sulle clientele e sul concetto di “non farsi mai nessun nemico”, ma ogni tanto bisogna pur privilegiare le nostre idee rispetto al minuetto dei luoghi comuni, degli stereotipi e di certo fatalismo che porta a dire: “che si può fare”? Non mi riferisco ovviamente a chi ha postato i suoi commenti ma a quel sentimento collettivo di paura che spesso ci spinge a stare zitti nella speranza che il sistema ci accolga o ci lasci un po’ di spazio. Spesso solo le briciole.
Vorrei così che si parlasse senza giri di parole o vaghe allusioni ai seguenti problemi:
1) Il problema dei potentati della fotografia italiana
2) Il problema delle accademie
3) Il problema del circuito dei festival amatoriali
4) Il problema (terrificate) delle letture di portfolio
5) Il problema delle scuole, dei corsi di fotografia, dei workshop, delle gallerie
6) Il problema del fotogiornalismo
7) Il problema del reportage
8) Il problema dell’ossessione del tecnicismo nella fotografia italiana
9) Il problema della libertà di espressione nell’ambiente fotografico
10) Il problema dell’incapacità del regime della fotografia italiana di accettare la commistione dei linguaggi audiovisivi
11) Il problema della fotografia professionistica italiana
12) Il problema della paura di mettere in connessione fotografia ed espressione artistica
13) Il problema delle agenzie
14) Il problema del conformismo del sistema fotografico italiano
15) Il problema dei ruoli nell’ambito della fotografia italiana: fotografi, critici, photoeditor, organizzatori di festival e rassegne, riviste
16) Il problema dello star system della fotografia italiana
17) Il problema dell’abisso che separa la fotografia italiana da altri movimenti fotografici internazionali
18) Il problema della mancanza di uno spazio vero per esprimere le proprie idee in ambito fotografico
19) Il problema dell’etica fotografica
20) Il problema della paura di parlare pubblicamente dei 19 punti appena elencati

Che tali questioni vengano considerate velleitarie e snob non mi stupisce. Ma a me non importa, anzi mi spinge ancora di più a insistere. Si tratta infatti di punti molto precisi e concreti, non di idee vaghe e scollegate dalla realtà.
Certo, ciò che spero è che questo dibattito trovi un riscontro concreto nel movimento fotografico italiano e che si possa creare un’occasione concreta e vera di scambio, civile e democratico, di punti di vista.
Ma su questioni precise, appunto, non sulla fotografia in Italia in generale.
Per quel che mi riguarda non demordo.

Boskizzi ha detto...

Vorrei portare la mia esperienza.Sono un fotoamatore, per mangiare mi occupo di altro rispetto alla fotografia. Nonostante questo, essa rappresenta uno dei punti cardine della mia esistenza e nel corso degli anni ho accumulato una discreta esperienza e/o casisitica: ho partecipato a biennali internazionali, invitato e spesato di tutto; ho esposto a festival importanti (come quello di Roma), in gallerie di discreto livello… ma non mi sono mai fatto problemi a fare altrettanto in locali, esposizioni amatoriali, gallerie di infimo ordine.

Il rapporto con i compatrioti non è mai stato soddisfacente e dico sempre che preferisco avere a che fare con l’estero: regole chiare, rispondono alle mail, date rispettate e poche storie. In Italia è già buona che qualcuno ti risponda, i contributi economici sono spesso occulti e non chiari, i galleristi non osano mai nulla, poche idee e tanti problemi.

Parliamo dei testi critici? Da pagere. Parliamo dei supporti? Arrangiati (e quindi oltre al costo di stampa mi devo sobbarcare anche altro). Chi tiene aperto? Da pagare. Pagare, pagare, pagare.

Ho deciso di abbandonare il nostro paese, da un punto di vista della fotografia. Con soddisfazione, devo dire. Ovvio, le bocciature arrivano anche da fuori, ma il fatto che uno abbia comunque la possibilità di provarci vale ore. Perché in proporzione i “call for artist” all’estero sono sempre maggiori rispetto a quelli dell’italica penisola? Io vedo che da noi ci sono un sacco di manifestazioni, ma in veramente poche è chiaro come sia possibile mostrare le proprie opere ai curatori. O forse io non l’ho mai capito, d’accordo, ma perché ho sempre la sensazione che i giochi siano fatti altrove?

Sandro Bini ha detto...

Concordo pienamente con l'ultimo intervento di Maurizio De Bonisi.I punti sono quelli da lui elencati.
E non mi sembra poco! Inutile quindi divagare!

Iniziamo a darsi da fare ognuno nel proprio ambito e con le forze di cui dispone. Già s'è creata una piccola rete. Non sarebbe male creare un blog o un gruppo facebook per dare spazio alle riflessioni e alle inziative.
Naturalmente lasciamo, sia per esperienza che per competanza, il compito a chi ha avuto il coraggio di lanciare il sasso nello stagno ed aprire questo dibattio. Da parte nostra saremmo lieti di dare il nostro piccolo contributo!

Un caro saluto a tutti coloro che sono intervenuti.
Sandro Bini / Deaphoto

Alberto Ianiro ha detto...

Vorrei lasciare una opinione piccola da chi nel mondo della fotografia si è affacciato da poco e da poco, ha imparato, ed ha iniziato a discutere sui perchè ed i percome della fotografia. E questo grazie sopratutto a quello che sto imparando dai Sandri che artecipano a questa discussione. La videointervista di S.I. per me è proprio ciò che percepisco nel momento attuale e girando un pò per i forum di fotografia; a più riprese nel mio piccolo, sollecito i miei colleghi fotoamatori a distinguere la passione per la fotografia con la passione per la tecnologia; in questo mi aiutano le illuminanti letture di BArthes ad esempio. Il De Bonis con i suoi 20 punti (cavolo 20!) potrebbe risultare "disincentivante" per chi si affaccia a questo mondo. Mi rendo che l'esperienza vi porta a discutere su ciò. Per conto mio cercherò di concentrare le forze ed il pensiero non sul mezzo, ma sul fine. Per conto vostro credo che vi dovrete battere alla morte per distrarre il mercato dall'inavdenza che sta avendo nell'agire fotografico. Buona fortuna!

francesco ha detto...

Maurizio, grazie di cuore per aver stilato la "lista". Leggendola ci sono cose di cui sono a conoscenza, altre che intuisco, altre su cui non saprei cosa dire per mancanza di esperienza diretta o termini di confronto. Sono d'accordissimo riguardo all'atmosfera di "paura" più che diffusa, e credo che allargando il discorso oltre la fotografia, colpisca tutti quei settori dove il precariato non è un effetto collaterale, ma parte stessa del lavoro (e quindi anche, in alcuni casi, scelta di vita), come la musica, il cinema, il teatro, la danza, etc.

Riguardo alla lista, la prima riflessione che mi viene spontanea è che una volta identificati tutti e venti questi problemi (e forse ce ne sono molti di più), rimane da capire come agire. Non vorrei essere frainteso o sembrare un po' troppo scemo, ma se questi problemi esistono da tanto tempo, se c'è gente che ne riconosce l'esistenza, se le stesse persone hanno una posizione chiara riguardo a questi problemi, allora perchè continuare a discuterne? Ci sono cose di cui si discute da tanto tempo, eppure anche con l'avvento di forme di comunicazione letteralmente multimediali, sono ancora arenate su posizioni molto astratte.

Come ho avuto modo di dire in precedenza, le parole sono macigni, discutere è sicuramente salutare, ma non sarebbe meglio prima 1) identificare una piattaforma di comunicazione dedicata (mi vengono in mente un forum, o un blog, dedicati all'argomento) e 2) identificare quali sono i problemi che nell'immediato, per loro natura, si presentano come più "risolvibili"? Non sarebbe utile anche fare un confronto con la situazione in paesi più "evoluti" e capire se ci sono delle caratteristiche di quei sistemi che possano essere "importate" e incorporate in tempi rapidi (quindi meno di 30 anni)?


Come si "smonta" un potentato? Come si fa a cambiare il non-assetto educativo della fotografia in italia? Come si fa a mettersi contro il Mercato? Come si cambia un atteggiamento culturale? Come si fa a dare visibilità a questi problemi e a trovare qualche "potente" che sia disposto a discutere? Come si fa a "spezzare" la situazione che è stata descritta da Boskizzi, e che credo abbiamo avuto modo di vedere tutti quanti, in un modo o nell'altro?

La mia unica paura è che la discussione, per quanto utile, rimanga confinata tra poche persone, e che non abbia nessun effetto reale. Spero di essere smentito il più presto possibile.

Rawnef ha detto...

E' strano vedere come uno spunto per la discussione del nostro direttore Sandro Iovine dia la stura a tutto il repertorio di luoghi comuni che da anni, o forse da sempre, accomuna tutte le discussioni del vivere italiano. Nel corso dei vari interventi sono state pronunciate parole come masse (popolari, come si diceva una volta), regime, potentati, paura di parlare, "all'estero è meglio"; e nello specifico fotografico si sono affermati i valori della discussione "costruttiva" sulla fotografia, rispetto alla volgarità della tecnica, si è parlato della necessità sindacale di mettersi insieme, si è parlato con termini forbiti e difficili, come si addice ad una discussione come si deve. Si è concluso, seppure velatamente" con i soliti fascisti e comunisti. Tutto secondo copione. Anche l'intervento "chiarificatore" del direttore De Bonis che in uno scritto giornalistico dalla lunghezza degno del format del Monitore del Regno della Giustizia, ha indicato a noi la via in soli venti punti.
Fortunatamente il mondo della fotografia, quello vero dei ragazzi che pubblicano su internet, che realizzano dei video da fare invidia a tanti maestri o pseudo tali, è vivo interessante e vitale. Una nota pubblicità anni ottanta recitava: Ma con tutto lo yogurt che c'è, c'era proprio bisogno di yoplè?
Appunto: c'era proprio bisogno di una discussione del genere?

Anonimo ha detto...

Quindi l'unica soluzione è accontentarci di montagne di immagini e video che non hanno senso dell'immagine né originalità e di persone che non sanno riconoscere, quando esiste, un messaggio?

menterovente ha detto...

come al solito arriva sempre il fenomeno a dire che sta discussione è inutile :))
mi sto scompisciando dalle risate

internet per la fotografia ha un limite, palese, le foto sono dei jpg a cosi bassa risoluzione che non ci capisci nulla di quello che ci sta dentro
quindi affermare che ci sono dei fenomeni da internet è come dire che non esistono
non parliamo dei video
rawnef il tuo intervento definirlo fuffa credo che sia esprimere molto ottimismo
al di la di questo
faccio corsi in cui insegno più ad aprire la testa e gli occhi che a indicare un noto programma di fotoritocco come la manna piovuta dal cielo
una delle cose che dimostro è che per un fotografo la sacra sindone è una bufala,
ovviamente al di la della religione e fede che uno ha
scemate direte voi ma in 6 anni non ho ancor sentito nessuno che mi abbia detto: lo sapevo!
ho idee che mi sono costruito che quando le esterno mi fanno definire come un supponente o arrogante
devo dire che nel grigiore totale che ci circonda ne vado fiero
io qualcosa ho provato a fare
uno dei settori della fotografia ( ma ne esitono?) dove quasi tutti i 20 punti citati sono attivi è quella naturalistica
allora ho cercato di fare breccia tra i frequentatori di un forum specializzato pubblicando questo commento:
http://www.asferico.com/forum/topic.asp?TOPIC_ID=6030&FORUM_ID=13&CAT_ID=8&Topic_Title=spero+che+siano+stimoli+e+non+calessi+%3A)&Forum_Title=FOTOGRAFIA+DIGITALE

non so se avrete mai voglia di leggerlo
ma almeno qualcosina ho fatto
forse qualcosa si può fare, poco ma si può
ai corsi ho già dato i link a questo sito e a cultframe
speriamo
sinceramente non ne posso più
buona nottata a tutti

edoardo hahn ha detto...

de bonis pone una lunga serie di problemi molto pratici, importanti, come dire, è un elenco delle questioni aperte della fotografia italiana; x quanto mi riguarda penso però che sia più interessante partire dal perché si fotografi e quale sia il ruolo della fotografia nella società e quale potrebbe essere (non si tratta di alfabetizzare, ma più semplicemente di fare proposte culturali). In altre parole prima di toccare gli aspetti pratici della professione, m'interesserebbe un luogo dove parlare di quelli teorici. E vedo bene uno strumento leggero, flessibile, insomma la proposta di fulvio la sento come la più vicina a quello che ho in mente anch'io. Un luogo, un network, dove tutti possono intervenire, portare stimoli e idee liberamente; poi, se funziona, allora si possono fare anche programmi più ambiziosi; ma non è obbligatorio e non è detto che sia necessario, i modi e le maniere di intervenire possono essere anche altri. Insomma non vedo bene gli Stati Generali della Fotografia Italiana; non mi ci ritroverei molto; naturalmente pronto a discutere e confrontarmi con tutte le diverse opinioni (questa discussione è già un buon punto di partenza)

Fulvio ha detto...

Come temevo, seguire il discorso si fa complicato. I commenti ad un post non possono essere la sede adeguata per un dibattito. Facendo però di necessità virtù, aggiungo un altro paio di miei centesimi.

Come correttamente richiama Rosa Maria nel suo ultimo commento, una fase di riformulazione del senso da attribuire alle parole che adoperiamo è davvero imprescindibile. Almeno nell'ottica di un approccio di studio ai 20 problemi che Maurizio ha appeso alla porta della chiesa di Wittenberg.

Ritengo, e concludo, che sia davvero indispensabile dedicarsi all'approfondimento delle questioni prima di pensare a come affrontarle. La storia è piena di cani storpi creati da gente che voleva raddrizzarli.

Amen.

Alberto Ianiro ha detto...

Credo che l'approccio teorico è quanto di meglio si possa insegnare in fotografia. Pochi pensano a questo, pochi si fanno un'opinione sui perchè e sui percome. Mi permetto da dissentire sulla fotografia internet, credo che esista eccome ed è una della ragioni primarie per cui viene snobbato l'approccio teorico. Penso che uno dei compiti principali di chi insegna nei corsi di fotografia sia proprio questo. Certo internet non aiuta in questo senso, chè tutto sfugge un pò di mano

marco ha detto...

Esiste un luogo e un tempo che permette a chiunque lo voglia di rispondere in modo onesto, critico e sufficiente a quei 20 punti? io credo di no. Se qualcuno crede di si me lo dica. Credo di no perchè innumerevoli esempi di lavori di gruppo, tavoli di discussione, reti di condivisione, virtuali e non lo dimostrano, nel bene e nel male, perchè quando funzionano richiedono impegno, presenza, preparazione, ecc, ecc. Quelle 20 domande raccolgono l'universo mondo della fotografia e per questo rischiano di diventare velleitarie, perchè diventano domande alle quali non si può rispondere. Non sto dicendo che non hanno un senso, sto dicendo che il metodo usato per discutere non ha un senso. E i metodi talvolta valgono più dei contenuti. Da dove si parte allora? i blog poi sono forse uno dei luoghi dove si discute di meno, attenzione ho detto discute mentre spesso si proclama, si approva, si sentenzia. Scarsa é la possibilità di dibattere. Non si può o é molto difficile. Personalmente anche su questo blog ho provato ma discussioni, dibattiti non ne escono (Un paio di esempi ce ne sono, ma rimangono isolati). Allora i blog forse servono a partire, ma poi si deve passare ad altre forme di confronto...convegni, seminari, ecc.
Ma per fare cosa? credo che si possa solo moltiplicare i punti di vista e diffondere il proprio, ma non credo ad una contrapposizione tra il regime - e fate i nomi, suvvia, non ne ho letto nemmeno uno - e qualche "resistente". Che esistano lobby, baronie nella fotografia é come dire che ne esistono nella medicina. Ma nessuno mi assicura che qualcuno che alza la voce oggi, domani non diventi un altro barone. Me lo si dimostri con un metodo di confronto - e qui, scusate, mi ripeto, sin d'ora questa modalità non porta molto in la, soprattutto a chi non possiede blog, siti, riviste o cose simili.
Rispetto ai contenuti...finchè non so di cosa state parlando - esempi concreti, nomi, fatti, tesi - é difficile dire la propria, é possibile forse accennare a qualcosa oppure per qualcuno è utile continuare a lamentarsi. Ma dove si sta andando?
Prendo solo uno spunto da un pezzo che leggo qui di fianco "...c'è questo macigno di regime che opprime, che blocca, che soprattutto svia da una comprensione profonda e consapevole". Ancora una volta, chi, dove, quando?
Si possono fare una certa quantità di esempi di istituzioni, mostre, associazioni, corsi, persone, blog, libri, progetti, fotografi, che in questo paese aiutano a capire, a crescere, a sviluppare una coscenza nel settore della fotografia. Così come possiamo dire il contrario. Perchè il mondo é fatto così, c'è chi fa e pensa una cosa e chi fa e pensa altre cose. Il regime? faccio un esempio. Personalmente credo che ci sia in questo paese in una certa parte della critica - C.Marra, Costa, seppur tra loro antagonisti. Signorini, ed altri che, al di al di alcune operazioni interessanti, hanno fatto un pessimo servizio allo sviluppo delle teorie sulla fotografia, semplicemente perchè parlano a sproposito di semiotica, citando male e non tutto. (chi scrive, fotografa, fa progetti, ecc, ecc e non si occupa solo su teorie): E' regime? Secondo me dato le posizioni che occupano in alcune sedi é una lobby. Ma in questo paese se vai contro la concezione della fotografia come ready made, se contesti l'ossessione alla ricerca ontologica della Fotografia, se discuti la dimensinoe del Fotografico, ci si pone "contro" qualcuno, senza per qusto sentirsi resistenti. E voi come la intendete?.
Tutto questo per dire che se si vuole dibattere, lo si può fare, ma non é cosa semplice, qui soprattutto (come in altri blog).
grazie
marco

Luca Carradori ha detto...

Salve,
anche io come Boskizzi sono un fotoamatore (“per mangiare mi occupo di altro rispetto alla fotografia”), non ho frequentato nessuna scuola di fotografia e la mia formazione proviene dai fotoclub.
Per prima cosa vorrei rispondere a Rawnef riguardo ad alcune sue osservazioni: il mondo della fotografia non è quello dei ragazzi che pubblicano su internet. Ho frequentato per alcuni anni Flickr e mi sono accorto di quanto, nel mondo online, la fotografia venga affrontata in maniera approssimativa e superficiale; sicuramente ci sono molte immagini tecnicamente perfette, spesso frutto di ore di lavoro con Photoshop, che però si rivelano “esercizi di stile” al servizio del contatore visite/commenti della pagina.
Come in tutti settori, anche nella fotografia è necessario studiare; senza una base solida non è possibile andare da nessuna parte e questo credo sia un aspetto poco trattato dalle comunity, interessate (e spesso indirizzate) verso l'ulitma macchina fotografiche e le nuove funzionalità di Photoshop.

L'argomento che volevo trattare è relativo ad uno dei punti indicati da De Bonis: i corsi di fotografia.
Da quest'anno insieme ad un mio collega, anch'egli fotoamatore, tengo un corso di fotografia di base nel quale abbiamo cercato di offrire un percorso un po' più strutturato, che potesse ampliare le conoscenze che si possono acquisire da un classico “12 lezioni tutto incluso”.
Il programma del corso che si articola in 25 lezioni, 5 uscite di gruppo e una mostra di fine corso è il seguente:
1-Presentazione del corso
Questionario di inizio corso
-Da quanto tempo fotografi?
-Fotografi in analogico, digitale o entrambi?
-Di quali strumenti è composta la tua attrezzatura fotografica?
-Ritieni che quest'ultima soddisfi le tue esigenza?
-Quali sono i tuoi soggetti preferiti (paesaggio, figura umana, architettura urbana, ecc.)?
-Hai frequentato altri corsi o acquistato materiale didattico su argomenti fotografici?
-Possiedi qualche nozione di sviluppo e stampa b/n?
-Conosci qualche autore di cui apprezzi l'opera?
-Quali sono le tue aspettative da questo corso?
2-Presentazione delle proprie fotografie. Storia degli inizi della fotografia e illustrazione dello strumento fotografico e dell'attrezzatura.
3-Studio e dosaggio della luce. La “Regola del 16”. Esercitazione a casa.
4-Studio e dosaggio della luce. Analisi delle foto effettuate a casa. La tabella dei valori EV. La fotografia nelle diverse situazioni di illuminazione. Il diaframma e la profondità di campo.
5-Autori del '900. Man Ray, Ansel Adams, Walker Evans, Henri Cartier Bresson, Diane Arbus.
6-Esercitazione sulla profondità di campo. Tre oggetti su un piano ma su tre piani focali diversi.
7-L'esposizione. Analisi delle foto sulla profondità di campo. L'esposizione (spot, media ponderata al centro, matrix). La luce incidente e la luce riflessa. Esercitazione con una fonte luminosa e più oggetti per realizzare una composizione.
8-Teoria del colore. Il colore primari e complementari. I filtri. La doppia esposizione.
9-Autori contemporanei. Robert Mapplethorpe; Helmut Newton; Nobuyoshi Araki.
10-Luci da studio casalinghe. Scelta e costruzione delle luci. Misurazione e gestione dell'esposizione. Pannelli diffusori e riflettenti. La finestra come bank naturale.
11-Esercitazione con modello. Gestione della luce con soggetto. Il ritratto e la figura umana. La normativa sulla privacy.
12-Il flash. Come è fatto e come funziona. La teoria e l'uso creativo.
13-Autori contemporanei italiani. Luigi Ghirri; Mario Giacomelli; Massimo Vitali; Maurizio Galimberti.
14-Esercitazione di ritratto. Con l'aiuto di un set di luci, scegliere un compagno per provare i vari tipi di ritratto (primo piano, piano americano, ecc.).
15-Visione e discussione delle fotografica
16-Il macro. L'infrarosso.
17-Le pellicole ed il loro sviluppo
18-La stampa in casa
19-Il sensore digitale. Differenze pratiche e psicologiche tra il mezzo analogico e quello digitale. Iniziare a pensare ad un lavoro per la mostra.
20-Il nudo
21/22-Introduzione all'elaborazione digitale
23-Visione e analisi delle foto effettuate in uscita.
24/25-Scelta delle foto per la mostra di fine corso

Volevo avere una vostra impressione perché credo che un corretto approccio iniziale sia fondamentale, anche per una persona che non conosce il significato di “f/2.8”. Grazie

Luca Carradori

Rawnef ha detto...

Una piccola replica solo perchè sono stato titato in ballo.
ad anonimo:
chi stabilisce quale è il senso di immagine e di originalità? Questo tentativo di omologazione del pensiero e tipico dei regimi totalitari, con i risultati che conosciamo. Sul riconoscere un messaggio, penso che ciascuno sia dotato di intelletto funzionante. Comunque Edoardo Bennato cantava "sono solo canzonette" cioè non prendiamoci troppo sul serio.
a Luca Carradori
ti ringrazio per la gentile citazione. E' vero il mondo della fotografia non è quello di Flickr, ma non è nemmeno quello dei fotoclub. Nel primo, a parte i soliti noiosi gruppi, vedo molta più sperimentazione, e quindi scelgo sicuramente il secondo. Tu parli di foto frutto di ore di PS, ma dimentichi che le belle foto in BN erano frutto di ore in camera oscura. Alla fine, come tu stesso ammetti con il tuo scritto la tanto bistrattata tecnica serve. Una curiosità: a che serve spiegare la regola del 16, siamo nel 2088 non nel 1968. Infine una piccola considerazione sullo scritto di Menterovente. Mi vengono i brividi a pensare che una persona che scrive, e quindi parla, un italiano approssimativo come il tuo possa insegnare fotografia. Altro che ridere, qui ci sarebbe da piangere. E qui, caro direttore ritorniamo alla discussione sulle scuole di fotografia...

rawnef ha detto...

scusate, nel mio scritto c'è un errore. Quando parlo di Flickr e dei fotoclub, dico che preferisco il primo e non il secondo come ho erroneamente scritto. Mi scuso ancora

menterovente ha detto...

rawnef il tuo intervento definirlo fuffa credo che sia esprimere molto ottimismo

rawnrf non si capiva?
non si capiva che il tuo intervento ero un po' troppo sciocchino?
non si capiva che volevo sottolineare che il tuo intervento era solo aria fritta?
forse adesso lo capisci meglio?
il tuo errore ovviamente ti pone sullo stesso piano del mio italiano approssimativo e quindi eviterei di fare il saputello
buona nottata a tutti

magicpolaroid ha detto...

yes, we can! take a camera and make a picture! is too easy!
Luis

enrico_gabbi ha detto...

dall'inizio leggo con interesse (e piacere) su questo argomento; dopo un inizio promettente mi pare che la discussione stia languendo, ed in particolare sia caduta nella passione tutta italiana della diatriba, pochissime le proposte concrete: insomma, al solito, ognuno tira dalla sua parte ed il monolito non si muove. personalmente, anche se la parola "alfebatizzazione" è fastidiosa, non ne vedo l'ora, sapendo che dopo, appena apprese le nozioni (di base!), mi aspetteranno il "guerra e pace" e la "divina commedia" della fotografia: insomma ci vuole molto tempo, tanta umiltà e voglia di imparare. la tecnica, per quanto interessante, è probabilmente trascurabile ai fini di una lettura critica (ossia attenta al messaggio contenuto) dell’immagine; altrimenti è invece, almeno in parte, necessaria per la fabbricazione: per fare una foto, alla fine, qualcosa bisogna pur tenere in mano, che sia una scatola da scarpe con un foro. il tecnicismo, poi, è un'alta cosa.
il nodo principale rimane cosa fare:
prima di tutto sono d'accordo con fulvio sull'opportunità di un convegno, e già si potrebbe prendere spunto da un accennato, su facebook, incontro tra fan (altra pessima parola) de "IL FOTOGRAFO", e solo dopo credo che internet potrebbe avere il giusto e meritato ruolo di cassa di risonanaza dell'evento nonchè naturale prosecuzione del lavoro da svolgere. I “20punti” sono l’altro, importante, mattone base da cui partire: i 20 sono tanti, articolati e complessi, ed ognuno meriterebbe un approfondimento che, al momento, mi pare impossibile; li raggrupperei quindi in quattro macro categorie: il trust della comunicazione, la speculazione sulla fotografia (in quanto passione e professione), la cultura e l’etica fotografica, il problema della paura di esporsi. Credo che tutti, ma in particolare il primo, al di là di qualsiasi discorso politico, possano, e debbano, essere superati tramite un lavoro serio e costruttivo, un progetto aperto od anche un concorso non competitivo, che abbia il compito di divulgare il più possibile qual è l’essenza della comunicazione per immagini. Si potrebbero fare anche proposte più concrete ma penso che a questo punto debba farsi avanti un coordinatore/coordinamento che abbia capacità realizzative.
Grazie

maurizio g. debonis ha detto...

Dopo aver letto con attenzione tutti i commenti fino ad oggi inviati, vorrei dire semplicemente tre cose.
1) l'idea che ha spinto me e Sandro Iovine a stimolare un dibattito sulla situazione della fotografia italiana aveva come punto cardine il dialogo/il confronto civile. Per quel che mi riguarda, non mi interessa alimentare contrapposizioni inutili. Meno che mai dialoghi che tali non sono. Personalmente rispetto tutte le opinioni. Anzi, rispetto ancora di più quelle che sono diverse dalle mie. E' un vecchio vizio che si chiama spirito democratico. Penso sia giusto che un dibattito democratico si sviluppi in questo modo. E questo lo dico, non per gli interventi apparsi sul Blog di Sandro Iovine ma in generale.
2) A mio avviso possono essere molti i metodi per continuare a far vivere la discussione. Uno, per esempio,potrebbe essere quello di iniziare a discutere i 20 punti da me elencati, così semplicemente, uno dopo l'altro. Senza porsi tanti problemi di metodo. Se poi qualcuno propone dei criteri più efficaci, basta discuterne.
3)Probabilmente per quel che riguarda il dibattito on line, qualcuno può avere la percezione che il dibattito sia in una fase di stallo. La mia sensazione, frequentando l'ambiente romano (e non solo), è che la situazione si stia evolvendo. Molti sono gli impulsi che stanno giungendo a me.
La possibilità di cui si discute è quella di trasportare il dibattito dal piano virtuale a quello concreto. Ci stiamo lavorando. In ogni caso penso che sia molto difficile produrre idee nuove se non ci si parla. Forse un po' lo stiamo facendo, per fortuna. E di questo, anche se potrà importarvi meno che niente, ne sono soddisfatto.
Un saluto a tutti i partecipanti alla discussione

Luca Carradori ha detto...

-Per quanto riguarda il confronto Flickr/Fotoclub, quello che intendevo dire è che sono entrambi scarsamente utili.
-Lungi da me contestare l'utilizzo di Photoshop (ho fatto per un paio d'anni il cross-processing in digitale). Il software è senza dubbio la camera oscura del 2000; come ho detto quello che mi dispiace è sentir parlare solo di livelli, maschere, ecc. senza accennare minimamente al perché si “fa” una foto e successivamente la si manipola.
-Che la tecnica serve è evidente: parli con uno che tiene un corso di fotografia di base.
-La regola del 16 è utile principalmente per allenare l'occhio “inesperto” a capire come comportarsi in una determinata situazione di luce... un po' come le tabelline che, una volta imparate, lasciano spazio per praticità alla calcolatrice. Inoltre la scorsa settimana ho dovuto provare una medio formato senza esposimetro incorporato (anche perché solitamente, con queste macchine, se ne usa uno esterno): con la regola del 16 le immagini sono venute tutte (tranne una) correttamente esposte... e ne ho i provini! :-)

Credo che sia comunque necessario che la discussione si sposti su un piano più “reale” in quanto gli argomenti sono cosi tanti che i commenti di un blog risultano restrittivi.
Da parte mia c'è la piena disponibilità a partecipare, portando la poca esperienza che ho.
Lascio la mia e-mail per eventuali contatti: residuisostanziali@yahoo.it

Massimo Cristaldi ha detto...

Lo spunto è interessante, però forse è l'aspetto "pubblico" del dialogo a fermare i più. Ne parlo diffusamente qui:

http://www.massimocristaldi.com/wordpress/magma/

Naturalmente chi volesse partecipare al gruppo è benvenuto.

Massimo Cristaldi

Marco Crupi ha detto...

Ho letto l'articolo da te indicato, e sono pienamente d'accordo, salvo il link del tuo blog e quello dell'articolo.

"Non c’è spettacolo più deprimente di quello in cui due fotografi iniziano a parlare delle loro macchine fotografiche o dei loro obiettivi, non perché la tecnologia non possa essere argomento di confronto ma semplicemente perché questo tema è di fatto, quasi sempre, l’unico possibile che due fotografi riescono/possono affrontare. La logica del "chi ce l’ha più lungo"

Pienamente d'accordo, io se parlassi della mia digitale ce l'avrei piccolo ma sono le foto a fare la differenza e se il fotografo ha veramente le palle anche con una compatta può ottenere risultati superiori a qualcuno che ha solamente tanti soldi e 0 talento.

francesco peluso ha detto...

Devo dire dire che non essendo un professionista del settore ma solo un vecchio praticone non mi sento di esprimere un giudizio su qualcosa di cui so troppo poco, ma su uno si e precisamente il 18
che recita " Il problema della mancanza di uno spazio vero per esprimere le proprie idee in ambito fotografico "
Penso che oggi una persona amante della fotografia che voglia dire qualcosa, esprimere qualcosa con la fotografia non ne abbia quasi la possibilità.
Uno dei pochi spazi è il tanto discusso Flickr dove, nonostante tutto, si può anche fare fotografia chiamamola difficile, impegnata, alternativa etc etc in piena libertà. Insomma si può tentare di fare un discorso fotografico ed avere anche dei feed back interessanti.
L'unico problema è (problema che si verifica anche in altri siti simili) l'autoreferenzialità, la creazione di amici di condominio che a prescindere dalla foto esprimono per "simpatia" commenti e fav positivi.
Però nonostante questo pericolo devo dire che una persona che non si fà prendere dal meccanismo perverso dei FAV può come me, partire dai tramonti e dai girasoli (per fare contento il direttore) e arrivare ad un qualcosa di più interessante, arrivare ad esprimere un'idea, un concetto articolato.
Ebbene la mancanza di uno spazio del genere ma gestito e moderato da un gruppo di qualificati guru della fotografia italiana e quindi senze le problematiche che ho esposto sopra è secondo me una grave mancanza della stessa intellighenzia fotografica italiana.
Secondo me un gruppo del genere potrebbe veramente indicare e/o scoprire nuove strade, potrebbe fare Fotografia anche in Italia.
E visto che non si vive giustamente solo di arte e poesia penso che non sarebbe neanche una fesseria dal punto di vista commerciale, sfruttando ad esempio la sinergia con riviste fotografiche del settore e senza parlare la possibilità di realizzare mostre cataloghi libri etc etc

enrico_gabbi ha detto...

Uno dei punti ricorrenti di cui si parla in questo contesto è il feticismo di alcuni (ma forse tanti) verso il mezzo (fotografico) piuttosto che l’attenzione al contenuto: non penso che una persona con tale passione possa definirsi un fotografo, così come chi possiede una Ferrari (beato lui) non è necessariamente ne un pilota ne un meccanico, ma piuttosto collezionisti di oggetti e di dati; tuttavia la (parziale, ovviamente) accusa della pochezza del panorama culturale fotografico (italiano?) non mi sembra giustificata, alla fine esercitano un loro diritto di scelta e soprattutto, purtroppo, senza di essi, il suddetto livello non si innalzerebbe.
Io penso che sarebbe più giusto confrontarsi sul piano semiotico della foto: troppo spesso si assiste al mercato dell’emozione mediatica fine a se stessa, questo aspetto molto grave per la mancanza della consapevolezza dell’esistenza di un’etica, prima che fotografica, del rispetto delle persone (e con buona pace di qualsiasi legge sulla privacy) è quasi sempre legata a pietismo, se non abbacinante orrore, e muore subito dopo insieme al soggetto-oggetto, senza averci insegnato nulla, se non averci compiaciuti della nostra posizione privilegiata.
Recentemente ho partecipato all’inaugurazione di una sede dell’Associazione Fa.Ce., a cui va tutta la mia simpatia, famiglie e persone che lottano quotidianamente verso una realtà di difficoltà ed incertezza, alla ricerca di una normalità rappresentata dal “banale” riconoscimento di quello che si è (esseri umani): all’evento assisteva un fotografo che non è entrato nel merito e significato di questo conflitto ma si è limitato a rappresentare persone imprigionate nel fisico e nella mente, evidenziando proprio quella “diversa abilità” che tentano di annullare.
Ecco quindi che la “profondità di campo” del rispetto è estremamente esigua e fragile per la mancanza di un insegnamento alla criticità dei contenuti e, a volte, anche dai migliori intenti, si scivola in madornali errori, quando va bene e se non peggio.

Antonio Perrone ha detto...

la discussione è stimolante anche se io "fotograficamente" non sono nessuno ma leggo con molto interesse quanto scrive il Dr. Iovine... da hobbista quale sono mi sono permesso di citare questo dibattito nella community fotografica che gestisco, sperando possa portare spunti propositivi anche al nostro livello

http://www.micromosso.com/forum/viewtopic.php?p=10338#p10338

un caro Saluto
Antonio Perrone

Maurizio Giovanni De Bonis ha detto...

Salve,
per alimentare la nostra discussione, vi segnalo un articolo da me pubblicato sul sito
www.puntodisvista.com
Può essere un ulteriore spunto di discussione.

http://www.puntodisvista.com/2008/12/per-una-fotografia-liberata-dalle-immagini/

Maurizio G. De Bonis

Mauro e Rita ha detto...
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