sabato 1 agosto 2009

Not a crime



Amongst your friends is there by any chance any professional photographer? Maybe someone working as a photo-journalist? Well, if you are that lucky you can ask him (or her) how important the campaign promoted by his albionese colleagues from the British Journal of Photography is. Most of our readers live photography as a part playful, part self-referential activity, without realizing how serious the real challenges met (every day and on many levels) by professional photographers are. Actually, in addition to the present crisis in the publishing industry and the plummeting price of photographs (due to many different factors), in countries such as the UK many factions advocate new laws, meant to increase security with regulations targeting terrorism and pedophilia or aiming at protecting people’s privacy, but that, as a matter of fact, end up penalizing photographers, be they professionals or not. According to the British Journal of Photography, during demonstrations (of a political nature or otherwise) and concerts, authorities are actually filing attending professional and amateur photographers. According to the British Journal of Photography we have reached a point when even foreign tourists are targeted, as happened in the case of an Austrian father who, with his son, has been caught by the police in the act of shooting an important strategic target: Walthamstow bus station… So it seems the authorities are creating an ever-growing database. As to it being actually useful against terrorism, though, I am not so sure. A proof that our English colleagues are not being paranoid is the fact that, among the first to join the campaign denouncing this situation, are two photographers from Magnum photography agency, Stewart Franklin and Chris Steele Perkins. But what have these two photographic sons of the perfidious Albion come up with? First of all, they started with a sound and realistic consideration: if we concede that the issue raised by British Photographers is real, there is no use in working on a petition to be brought to the attention of the British Government, as they are responsible for the filing process in the first place. So they decided to make the general public aware using the Internet. That is why the British Journal of Photography is encouraging professional and amateurs photographers all over the word to participate in creating a collection of self-portraits with the captions I am not a terrorist and Not a crime. Will this accomplish anything? Probably nothing practical. When National interest is involved, no petition or campaign has ever or will ever change the stated safety concerns or any unstated hidden agenda. I do not feel overly confident about this project, however I believe whomever thinks you should be free to take pictures should give his or her contribution to this campaign, of course provided he or she approves of its goal. Even if I do not fool myself into thinking this kind of project can actually change the situation, I believe we should try and do something, at least to make as many people as possible aware of what is happening or could happen.

This kind of concern cannot, nowadays, be restricted to your own country. The fact this is happening in the UK does not mean it does not concern us. Freedom of expression (and it does not take too deep an analysis to realize that this is what we are talking about when we worriedly observe the government trying to limit our freedom to take pictures) is a privilege we all share. If we look at the world around us it is easy to see how such ideas could grow strong anywhere. Maybe we cannot stop them, but at least we can do our part in making people aware of what is happening or could happen. When someone is trying to force a Nation into a course of action, just exposing their plan can be a powerful defense. I encourage all of you to join the British Journal of Photographys campaign by loading a self-portrait with the abovementioned caption on your Flickr account and then join the Not a Crime group and load your self-portrait there too. I already did.



Tra i vostri amici c’è per caso qualcuno che fa il fotografo professionista? Magari dedicandosi allo specifico al fotogiornalismo… Beh se avete questa fortuna potete chiedere a lui quanto sia importante la campagna che stanno promuovendo gli albionici colleghi di British Journal of Photography. La maggior parte dei nostri lettori vive la fotografia come un’attività a metà strada tra il ludico e l’autoreferenziale senza rendersi conto della gravità delle problematiche reali che i professionisti sono costretti a vari livelli ad affrontare quotidianamente. Di fatto oltre alla crisi dell’editoria, al crollo dei prezzi delle immagini dovuto a svariate concause, in paesi come il Regno Unito vengono da più parte invocati provvedimenti legislativi, che mirano a incrementare il livello di sicurezza con leggi e regolamenti anti-terrorismo piuttosto che contro la pedofilia o a difesa della privacy dei singoli, che di fatto finiscono per penalizzare i fotografi professionisti e non. Secondo quanto denuncia il British Journal of Photography, in occasione di eventi come manifestazioni, sia politiche sia di altra natura, o concerti si procederebbe a una schedatura di fatto dei fotografi presenti, professionisti e non. Secondo il British Journal of Photography si sarebbe arrivati al punto di prendere di mira perfino i turisti stranieri, come nel caso di un padre austriaco che, in compagnia del figlio, sarebbe stato sorpreso dalla polizia a fotografare un importante obiettivo strategico, ovvero la stazione dei bus di Walthamstow… In questo modo si verrebbe creando giorno dopo giorno un archivio sempre più consistente della cui utilità antiterrorismo, mi sia consentito di dubitare. A riprova che non si tratti di un atteggiamento paranoico dei colleghi inglesi il fatto che tra i primi ad aderire alla campagna di denuncia contro questa situazione ci sono due fotografi dell’Agenzia Magnum, Stewart Franklin e Chris Steele Perkins. Ma cosa si sono inventati questi fotografici figli della perfida Albione? Innanzitutto sono partiti da una sana e realistica considerazione: se si assume per vero il contenuto della denuncia dei fotografi inglesi, va da sé che sarebbe perfettamente inutile impegnarsi in una petizione da presentare al governo, essendo questo il mandante della schedatura. Per cui avrebbero deciso di operare in direzione della sensibilizzazione di massa effettuata per mezzo della rete. Per questo motivo il British Journal of Photography ha chiesto ai professionisti e agli appassionati di tutto il mondo di partecipare a una campagna finalizzata alla creazione di una sorta di archivio di immagini di autoritratto in cui compaiono le scritte I am not a terrorist e Not a crime (Non sono un terrorista e Non è un crimine). Servirà a qualcosa? Di pratico probabilmente no. Di fronte al richiamo alla ragion di stato non ci sono mai state e mai ci saranno petizioni o campagne di sorta in grado di alterare evidenti motivazioni di sicurezza o più celati interessi di altro genere. Non mi sento di essere insomma particolarmente fiducioso nei confronti di questa iniziativa, ciò non di meno ritengo sia dovere di chiunque abbia a cuore la libertà di poter fotografare, partecipare con il proprio contributo, qualora ovviamente ne condivida le finalità. Pur non illudendomi che operazioni del genere siano infatti in grado di cambiare lo stato delle cose, credo che si debba tentare di far qualcosa, come minimo per rendere il maggior numero di persone possibili coscienti di quanto accade o c’è il rischio che accada. E questo discorso al giorno d’oggi non può essere fondato su valutazioni di tipo nazionale. Non si può pensare che se accade nel Regno Unito non ci riguarda. La libertà di espressione, perché se scaviamo nemmeno troppo in profondità di questo stiamo parlando quando osserviamo con preoccupazione manovre tese a limitare l’esercizio della fotografia, è un bene di tutti. E se ci guardiamo intorno non è difficile comprendere che idee del genere potrebbero attecchire facilmente ovunque. Forse non possiamo fermarle, ma almeno possiamo contribuire a che si abbia coscienza di ciò che accade o potrebbe accadere. E ci sono poche cose in grado di deprivare un’azione di coercizione, come la coscienza della sua natura. L’invito è quindi quello a partecipare alla campagna del British Journal of Photography, caricando un autoritratto con la relativa scritta sul proprio account di Flickr, per poi iscriversi al gruppo Not a Crime) e caricare anche qui l’autoritratto. Io l’ho già fatto.





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