lunedì 13 luglio 2009

Arles 2009: «C'est pas grave»



Chi ha la sfortuna di conoscermi personalmente, tramite la rivista attraverso le pagine di questo blog, lo sa perfettamente: Iovine è un gran rompicoglioni. E fin qui niente di nuovo, come non c'è niente da sorprendersi se andando, il suddetto Iovine, a fare un giro ai Rencontres di Arles, ne sia tornato con notevole delusione generale e un bel po' di osservazioni sull'approssimazione generalizzata dell'edizione 2009. C'è anche da dire che su tutto gioca forse anche un umore fortemente condizionato dalle dieci ore di viaggio in coda tra Arles e Milano per il rientro a casa. Premetto quindi che non ho visto solo cose negative, ma solo di queste ultime parlerò, omettendo per il momento altro e accentuando la sensazione di negatività riportata da questa esperienza. A questo proposito si potrebbe iniziare dalla pantomima messa in scena all'ingresso di ogni mostra al momento di controllare con moderni scanner portatili che avrebbero dovuto leggere i codici a barre presenti sul retro dei pass di accredito stampa. Al primo tentativo di ingresso una solerte signorina di colore ha spiegato che l'accesso di quel passi era già avvenuto con quel pass... che era stato ritirato non più di dieci minuti prima all'ufficio stampa... Una collega della solerte signorina di cui appena detto, è intervenuta allora con un salomonica «C'est pas grave» dal momento che con il pass stampa è consentito l'accesso a tutte le mostre per tutte le volte che si desidera. Negli ingressi successivi alle rimanenti sessantacinque mostre in programma la litania del «C'est pas grave» si è ripetuta con poche varianti e qualche suggerimento implicitamente rivolto all'igiene personale in quanto la sozzura trasferita per sfregamento del passi sul torace sarebbe stata responsabile dell'impossibilità di lettura da parte dello scanner... Anche se continuo a pensare che il fatto che le rare volte in cui lo scanner ha funzionato è stato sempre quando veniva tenuto a distanza maggiore dal codice a barre, non fosse del tutto casuale... e che cavoli quella mattina la doccia l'avevo ben fatta prima di uscire dall'albergo!
Ma, a parte la teoria di c'est pas grave disseminata durante i miei tre giorni di permanenza arlesiana, mi hanno colpito gli effetti dei tagli di bilancio sull'organizzazione. Pendent la crise le spectacle continue afferma infatti François Barré presidente dei Rencontres 2009. Premesso che il confronto che posso fare è con l'ultima edizione che ho visitato, ovvero quella del 2007, mi ha fatto davvero impressione il senso di vuoto di molti spazi del centro. Alla povertà degli allestimenti faceva a mio avviso riscontro notevole approssimazione se non proprio... assenza di interventi curatoriali. Mostre come quella dedicata a Willy Ronis non erano altro che una triste accozzaglia di ottime immagini ovviamente già conosciute, stampate in formati relativamente piccoli e senza uno stringente criterio di esposizione, tanto da far apparire di ben maggiore spessore la mostra altrettanto commemorativa dell'autore francese allestita a Cannes nell'ambito del Sony World Photography Award con le stesse immagini. In compenso le mostre allestite al Jardin des Ateliers offrivano mediamente una presentazione migliore in termini di allestimento e di presenza curatoriale essendo infatti possibile riconoscere un senso nella disposizione dei lavori.

Evito di inoltrarmi ulteriormente in considerazioni fin troppo personali sul maggiore o minore gradimento rispetto ad autori o contenuti (non posso però esimermi dal deprecare l'inutile e insensata mostra di immagini che compongono la collezione personale di fotografie di Nan Goldin), quello che mi ha colpito è stata l'intollerabile approssimazione nella realizzazione delle didascalie o nel controllo dello stato delle opere esposte.

La testimonianza fotografica del caos che ha ispirato la redazione delle didascalie che potete vedere in questa pagina, credo sia emblematica del stato di sfascio che ho percepito visitando l'edizione di quest'anno.

Il gioioso pessimismo che mi contraddistingue di fronte a una simile mancanza di rigore congiunta agli effetti della crisi, può suggerirmi che per l'attuale formula dei Rencontres, che giungevano quest'anno al quarantesimo anniversario, potrebbe essere iniziato quel declino che porta al tramonto prima e al buio della morte poi per una delle più importanti manifestazioni dedicate alla fotografia.
Mais, c'et pas grave.



Dall'alto:
Ecco come si presentava al pubblico un'immagine della mostra At dusk (Au crepuscule) di Boris Mikhailov.

Didascalia dalla mostra
Scales, Maquette/light: Tautology of the image di Naoya Hatakeyama.


Cartello all'ingresso della mostra Ça me touche les invites de Nan Goldin.

Una didascalia della mostra On n'a pas tous les jours vingt ans.

Didascalia dalla personale di Marina Berio all'interno della mostra Ça me touche les invites de Nan Goldin.

Didascalia dalla personale di Marina Berio all'interno della mostra Ça me touche les invites de Nan Goldin.






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