domenica 5 dicembre 2010

Pugni nello stomaco


Il  topic dedicato alle immagini di Debora Barnaba sul forume  del Fotoclub Oltre.
(clicca sull'immagine per ingrandire)
Do quasi per scontato che sarò frainteso, ma cosciente dei... rischi che corro, provo lo stesso a gettare un sassolino nelle acque stagnanti.
Qualche giorno fa mi ha contatto il gentiìlissimo Giancarlo Parisi per informarmi di aver contattato Debora Barnaba per inserire alcune sue immagini nella sezione Analizzando i grandi scatti presente all'interno della seszione Cultura fotografica del forum del Fotoclub Oltre. Nel preannunciarmi questo mi inviatava a partecipare alla discussione che si augurava foriera di interessanti riflessioni. Ieri proprio mentre gli stavo rispondendo, Giancarlo mi ha inviato un'e-mail per informarmi che il topic era stato lanciato sul forum.
Stamattina mi sono messo a girellare per il forum nella sezione Cultura fotografica. Questa prima escursione ha dato origini a un paio di considerazioni che vorrei condividere ... provocatoriamente.

Prima riflessione
Lo sforzo dei moderatori nel proporre temi e argomenti di dibattito che insistono nell'area cultura non è gran che supportto da una adeguata o quantomeno proporzionale partecipazione. Nel momento in cui scrivo il topic creato ieri da Giancarlo Parisi è stato visto circa 225 volte, ma gli unici commenti sono venuti da me e da appartenenti allo staff. Per altro si tratta di commenti per modo di dire, dal momento che non abbiamo fatto altro che scambiarci reciproci, quanto scontati, ancorché realmente sinceri, ringraziamenti. 
Possibile che nessuno abbia avuto da dire sulle immagini di Debora Barnaba che solo pochi mesi fa hanno fatto tanto scalpore tra i lettori di questo blog? 
Quello che mi chiedo è: Perché?
La pagina di ingresso alla sezione Cultura fotografi del forum del Fotoclub Oltre.
(clicca sull'immagine per ingrandire)
Azzardo alcune tesi a caso, solo per stimolare ipotesi di discussione:

1 - Alla maggioranza dei partecipanti al forum non gliene frega niente di paralre di fotografia, meglio paralre di tecnica e tecnologia
2 - La maggioranza dei partecipanti al forum non si sente all'altezza di discutere determinati argomenti inerenti la cultura dell'immagine
3 - La maggioranza dei partecipanti al forum ritiene che sia sufficiente alla propria formazione il materiale biografico e iconografico fornito dal moderatore
4 - La maggioranza dei partecipanti al forum ha paura di confrontarsi o forse semplicemente di avere un'idea propria invece di... pensare i pensieri degli altri 

Ovviamente non penso e non mi propongo di essere essaustivo con queste ipotesi, ma le ho buttate lì solo per dare un po' di corpo alla provocazione sperando che questo generi un minimo di discussione... e con la piena consapevolezza che nel frattempo la discussione potrebe essere esplosa in modo clamoroso, o potrebbe farlo nei prossimi giorni.

Seconda riflessione
Come dicevo stavo girellando per il forum e ho letto quei pochi commenti strappati al silenzio accondiscendente. La tendenza è quella di commentare fotografie neutre in modo tendenzialmente acritico. Più di un post invece non ha alcun commento, ma per questo vi rimando alla Prima riflessione.
Quando invece si affrontano argomenti legati al reportage non manca mai un comento del tipo sono un pugno nello stomaco. Sinceramente occupandomi di fotogiornalismo ritengo che i pugni nello stomaco siano ben altri e ben altra cosa. 
I commenti allle immagini di Francesco Zizola sul forum del Fotoclub Oltre.
(clicca sull'immagine per ingrandire)
 Ritengo poi che i commenti di fronte a certi autori potrebbero dirigersi verso l'etica della professione, la capcità di raccontare, di penetrare all'interno delle storie dopo averle sapute trovare. Trovare lo stesso tenore di commento (quello a base di pugni nello stomaco per capirci) riferito ad autori come Francesco Zizola e Franca Schininà è preoccupante perché i punti di contatto e sono scarsissimi. La differenza non è certo e solo nel fatto uno ha... incassato otto premi al World Press Photo e l'altra no. La differenza (link al sito di Francesco Zizola e link al lavoro di Franca Schininà citato nel forum) consiste nel livello di analisi giornalistica a livello di reperimento della notiza e nella capcità di restituire quest'ultima in immagini. Esprirmere commenti analoghi significa su lavori e autori tanto lontani significa in qualche modo metterli arbitrariamente sullo stesso piano, ovvero non rendersi conto dielle differenze che li separano. Tutto questo è gravissimo, non certo per colpa di chi si è fatto portavoce di questi commenti, quanto piuttosto per responsabilità di un sistema educativo che non crea una formazione di base nell'approccio all'immagine. 
I commenti allle immagini di Franca Schininà sul forum del Fotoclub Oltre.
(clicca sull'immagine per ingrandire)
Riagganciandomi alla premessa iniziale concludo specificando che queste riflessioni di una domenica mattina a dir poco uggiosa, non sono certo rivolte stignatizzare un qualche deficit di partecipanti e organizzatori del forum del Fotoclub Oltre, che anzi stanno facendo un lodevolissimo tentativo di stimolare la riflessione sulla fotografia. Il forum e i post in questione li ho citati solo a titolo di esempio, sottolineando per altro il... peggio., nella non proprio velata speranza che qualche lettore di FOTOGRAFIA: PARLIAMONE! decida di iscriversi forum del Fotoclub Oltre per dare il suo contributo. 
Il reale mio obiettivo era ed è, come sempre, quel sistema educativo che non crea una capacità di base nella lettura delle immagini.



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17 commenti:

Andrea Calabresi ha detto...

Ciao Sandro... quanto tempo?
Troppo tempo!

Beh... hai notato un fenomeno che credo sia generalizzato e non legato a situazioni specifiche.
Personalmente sono convinto che la stragrande maggioranza dei fruitori di fotografie, anche quelli che si reputano molto interessati, siano assolutamente passivi rispetto alle immagini. Passivi nel senso che non elaborano un pensiero critico rispetto alla "fotografia". Detta in altri termini per loro la fotografia è un medium "trasparente".
Ne sia testimonianza il tuo citato "pugno nello stomaco" che ovviamente è riferito al contenuto manifesto dell'immagine e non alla fotografia.
È lo stesso problema che affliggeva Roland Barthes, l'incapacità di separare la fotografia dal suo referente. Personalmente lo ritengo un fatto grave, come minimo perché induce alla passività ed alla assunzione acritica delle immagini, dando alle immagini stesse un potere che sarebbe auspicabile non avessero.

Un caro saluto

Andrea Calabresi

Dannox ha detto...

Penso sia un comportamento comune, ritenuto normale, il commentare con grande enfasi le fotografie più drammaticamente spettacolari come possono essere quelle di Zizola e snobbare quelle concettuali, perchè se si viene educati a rimanere in superficie non possono che "toccarci" di meno..d'altronde un'immagine è bella (la gente molto spesso sa solo dire "che bella" e sempre per lo stesso genere di foto) per tutti quanti quando c'è il sole e una spiaggia o la neve in montagna.

Penso che sia per questo motivo se la pagina dedicata a Zizola è più commentata di quella di Franca (non la conoscevo e apprezzo "l'asciuttezza" della sue fotografie) e se le pagine dedicate al fotogiornalismo siano più numerose nei forum, perchè c'è ancora la convizione che la fotografia se di denuncia di fatti reali sia più nobile.

Insomma, si parla di realtà, si vuole che i fotografi ci mostrino la dura realtà, ma se poi non c'è spettacolo o quantomeno un'atmosfera coinvolgente, come anche nelle fotografie di Salgado, non si viene considerati molto.
Non è forse intrattenimento questo?
Allora la fotografia di denuncia vale quanto un film, mi sa..

EB ha detto...

La sovrabbondanza di immagini che vengono proposte mediaticamente come "ottime immagini", "artisticamente geniali" o "pugni nello stomaco", bombardano tutti in maniera indistinta, fotografi fotoamatori e osservatori, questo oggi è evidente. L'effetto è destabilizzante, invece di creare un interesse al confronto, alla "conoscenza", invece di stimolare la cultura dell'immagine in cui stiamo immersi tutti, questa ridondanza fine a sé stessa provoca incertezza, aumenta il senso di incapacità nel giudicare qualsiasi cosa non sia mera espressione della tecnologia.. "quando tutto è arte niente è arte". La discussione e l'espressione di un parere o di un proprio gusto personale sottende una capacità critica, una sicurezza di sé e una competenza che sembrano per assurdo non appartenere alla nostra cultura - dico per assurdo in quanto siamo in tutto e per tutto immersi nella cultura dell'immagine. Probabilmente il punto è proprio questo: la velocità con cui ci siamo tutti immersi in milioni di immagini sovrabbondanti, e l'entusiasmo per la possibilità di diffondere immagini quasi ovunque con velocità estrema - si "espone" una foto cercando sostegno negl'altri spesso senza chiedersi se piace davvero nemmeno a noi. Si è generato un mito che viene contestato solo da chi considera o meno artistica o non artistica una foto. Non abbiamo studiato analisi dell'immagine a scuola ma analisi del testo, solo che il testo ora ha la stessa importanza dell'immagine. Non siamo stati educati da bambini a saper scartare ciò che è in surplus, ma anzi siamo stati cresciuti ben bene per diventare dei perfetti consumatori di immagini e degl'ottimi acquirenti per le marche produttrici di fotocamere.
Del resto il punto è proprio questo: non viene nemmeno svolta una certa educazione all'arte in generale, alla visione di un immagine pittorica che ha radici ben più antiche della fotografia. E la responsabilità è anche di chi quella educazione all'immagine la possiede ma non la diffonde come potrebbe. Bisognerebbe uscire dallo schema e cominciare a lavorare con le immagini a cominciare dai bambini… cito nuovamente Bruno Munari sul concetto di arte, perché certamente sa usare le parole meglio di me:
"Giocare con l’arte? Ma capiranno?
Così piccoli, capiranno cos’è l’Arte?
Capire cos’è l’Arte è una
preoccupazione (inutile) dell’adulto.
Capire come si fa a farla è invece
un interesse autentico del bambini."

Il silenzio critico nei forum parla da sé. L'indifferenza ci circonda ma peggio ancora non conosciamo nemmeno le parole da usare. Questa è la situazione, prendiamone atto e non voltiamoci dall'altra parte con senso di impotenza. L'educazione all'immagine è di vitale importanza.
Chi ama la fotografia e possiede quell'educazione all'immagine tanto fondamentale quanto assente oggigiorno, ha i mezzi per sporcarsi le mani!

Elisa Biagi

Sandro Iovine ha detto...

Quello che personalmente mi lascia perplesso non è certo che nella pagina dedicata a Francesco Zizola ci siano più commenti. Quello ch emi lascia perpplesso è che vengano utilizzati gpraticamente gli stessi termini per commentare immagini e lavori estremamente differenti. A voler essere precisi poi in entrambi i casi si tratta di parole ed espressioni che assomigliano più a uno stampo in cui si cerca di costringere una materia informe e sconosciuta che a una valutazione di quanto visto. Una sorta di trenquillizzante etichetta da aplicare alla cieca al genere e non alle singole immagini esaminate. Un espediente che permette di espriemere un giudizio privo di basi di analisi che non tiene conto né dei contesti, né delle forme né dei fattori tematici espressi nelle fotografie.
E quelli che si sporcano le mani perché forse hanno gli strumenti a quanto pare vanno avanti da soli nelle loro battaglie contro i mulini a vento. Anche perché quelli che gli strumenti non li hanno sono molto spesso proprio i primi a voltare le spalle alle occasioni proposte.

TMax ha detto...

Caro Sandro,
alla fine lo dici tu:
'responsabilità di un sistema educativo che non crea una formazione di base nell'approccio all'immagine'.
dov'è questo sistema educativo?
i frequentatori dei forum sulla fotografia sono per la stragrande maggioranza fotoamatori che dedicano il loro tempo libero alla fotografia, non tutti decidono di affrontare anche un percorso di educazione alla lettura dell'immagine. Ma anche volendo come inziare cosa leggere?
Parlo per me. Ho da subito evitato le riviste. Tranne qualche raro esempio, dove comunque si accede a livelli di lettura già molto elevati, il resto sono catologhi pregni di consigli per gli acquisti. Cerco nei libri...
molti di storia della fotografia, certo fondamentali, ma non si ritrova mai un percorso metodologico che aiuti alla lettura dell'immagine e degli autori..
Ad esempio Angela Madesani scrive su Harry Callahan (Storia della fotografia): " le fotografie di di Callahan si caratterizzano per la loro trasparenza e complessità, per il loro ordine e per il caos, per il loro essere pubbliche e private....."
embè? come si fa a leggere un autore il suo lavoro e arrivare a descriverlo cosi?
quanti fotoamatori sono in grado di fare una lettura critica di Zizola?
Ci sto provando, leggo la Sontang, ho comprato "l'occhio del fotografo" di Szarkowski ( tutti dicevano essere un libro fondamentale per la critica fotografica ...ma tante foto e pochissime o nulla parole); letto Barthes ( pieno flickr di gente che cerca ovunque il punctum nelle foto...e la cosa divertente e che lo trova o peggio suggerisce all'autore dove trovarlo!!), letto Dyer splendido libro attrae la sua capacità di lettura delle foto ( ma come si fa??), sto pericolosamente finendo nel baratro della Semiotica della fotografia spero che qualcuno venga a salvarmi prima che sia troppo tardi; tutto perchè quest'estate ho trovato in una libreria di un istituto tecnico della bergamasca il libro di un gesuita tale Taddei: la lettura strutturale della fotografia. Qualcosa di meglio! finalmente, un metodo, comprensibile, interessante... basato sull'identificazione del 'cosa' del 'come' per giungere al 'perchè' di una foto! entusiasmo freddato dal fatto che a parte me e taddei e forse qualcun altro nessuno l'ha letto. Non se ne parla non trovo in rete nessuno che ne faccia riferimento. Il testo di Augusto Pieroni 'Come leggere la fotografia' non lo cita in bibliografia anche se poi guardando bene alla struttura del libro è facile ritrovarvi il 'cosa' il 'come' e il 'perchè'. Alla fine inizio a pensare che forse non ne parlano perchè è una bufala non serve è un metodo sbagliato. Alla fine mi dico.. bravo pirla hai letto molto e non hai fotografato, lascia perdere forse la cosa è più semplice: c'è chi fotografa e chi legge con competenza le foto!
spero di non essere andato fuori tema.
buona serata
Massimo Tranquillo
www.circolofotografico.eu

Sandro Iovine ha detto...

Infatti il sistema educativo non esiste, o meglio esiste solo nella stesura dei programi ministeriali (perché del sistema scolastico italiano stavo parlando). Infatti con un po' di fortuna si possano trovare sulle bancarelle di libri usati dei testi di Educazione visiva per le scuole medie mai aperti (esperienza personale).
Ugualmente vero è che esistano libri e autori estremamente poco affidabili e tu hai fatto un esempio lampante della cosa, anche se non il più clamoroso anche rimanendo sullo stesso nome.
Ma non ci sono altre strade, bisogna studiare, e lo studio costa inevitabilmente fatica e tempo.
Per poter scrivere decentemente devi leggere molto, per poter suonare devi ascoltare molto e così via... per poter fotografare devi studiare con attenzione molte fotografie, ma per poterlo fare in modo adeguato devi imparare a leggere. Preoccuparsi di quale sia il metodo giusto o sbagliato non ha gran che senso senso: scoprilo da te. Il metodo puoi costruirlo tu con quello che impari studiando. Alla fine sarà il frutto di tutti gli sprofondamenti possibili nei barattri della semiotica, della geometria compositiva, della storia, della psicologia, della filosofia e perfino delle schiocchezze inutili che ha giustamente citato a titolo di esempio. Più sono le fonti cui puoi fare riferimetno e maggiori possibilità hai di sviluppare un tuo pensiero. E questa è l'unica cosa davvero importante. Vedrai che dopo arriveranno anche le fotografie, se devono arrivare.

Nicola Petrara ha detto...

Forse ripeto qualcosa già detta su, ma provo a dirla a modo mio: siamo più ignoranti di quel che crediamo. Mi rendo conto, e io sono fra questi, che abbiamo un vocabolario ristrettissimo di parole. Ho l'ottimistica presunzione che nel pubblico fotografico, nel bene o nel male, si muova davvero qualcosa dentro quando si è dinanzi ad una foto. La difficoltà sta nel tradurre quel qualcosa. Prendersi il tempo per parlare non è mai stato un esercizio praticato. Credo poi che stia accadendo un'altra cosa, e qui sono più spaventato. Abituarci ad una forma di discussione priva di, se non di ricerca, di sforzo al linguaggio, di generalizzazione, di commenti affrettati o ruffiani, può farci cadere in una dimensiona pari al trash televisivo che conosciamo. Se l'offerta televisa non è adeguatamente propositiva culturalmente e sui contenuti io la spengo. Fatte le dovute proporzioni, se non ci attrezziamo a leggere meglio, a parlare meglio, a educarci al meglio, faremo della rete web il salotto di un grande fratello. La scorsa settimana mi sono rifiutato di leggere tra i reader perché l'argomento principe era lo scandalo in quel di Milano. "spegnere" per aver noia di un argomento mi ha fatto perdere altro. Ma se anche questa bassa offerta dilagasse?

francesco peluso ha detto...

Sarebbe interessante sapere il "tempo di persistenza" del lettore sulla pagina.
Perchè se fosse congruo per una lettura i 220 e passa lettori non sarebbere per nienete un risultato malvagio.
Significherebbe che tanti appassionati hanno potuto fruire (di nutrirsi ?) un punto di vista, di un concetto fotografico diverso.
Pochi commenti ?
Penso sia fisiologico.
Una pizzeria avrà sempre più clienti di un ristorante di nouvelle cousine, con tutto il rispetto per la pizza (sono napoletano e ne vado pazzo).
Ma è così.
Io ad esempio ho uno stream su flickr, prima realizzavo immagini più "piacevoli", più "formali" al classico concetto estetico di fotografia ed i commenti e le visite erano tante.
Poi ho iniziato da semplice fotoamatore un percorso mio e mantenendo inalterato sia le public-relation che il numero dei contatti i commenti sono precipatati.
Ma per me non è importante, mi incuriosisco, mi diverto mooolto di più adesso e i due-tre commenti veri mi danno molta più soddisfazione dei tanti di prima.
Ecco, forse questo potrebbe invogliare ad una maggiore partecipazione, cercare di far passare il concetto che pochi commenti non significa che le immagini fanno pena.
E dare la possibilità ad un semplice appassionato di proporre foto differenti senza essere bacchettato(spesso spocchiosamente )e bollato di voler fare l'artista.
o di voler competere (o essere) con i professionisti del settore.

Potrebbe essere costruttivo e contribuire a formare, anche se non in ambito accademico, una cultura popolare educativa alla fotografia nel senso più ampio del termine.

E indirettamente aumentare gli interventi ad un topic come quello di Debora

Filippo Parisi ha detto...

Caro Sandro, credo che tutto ciò che scrivi sia corretto. Vi è, comunque (evito il però...), un dato di cui tener conto, ed è puramente numerico e quindi incontrovertibile. Il nostro forum è costituito da 206 utenti. Dire quindi che è un piccolo forum è un eufemismo. E' un piccolissimo forum, tra l'altro "rappresentante" di una realtà geografica altrettanto piccola oltre che molto particolare (ma questo è un altro discorso) quale è Reggio Calabria. Io non so se tu frequenti altri forum, ma statisticamente (scienza) la percentuale di utenti "attivi" di un forum, di rado supera il 2-3%. Ossia, nel nostro caso, arrotondando a 200, 4-6 utenti. Per cui visto che non pretendiamo di averlo pià lungo di altri, ti dirò che siamo perfettamente nella media. Anche sulle visite che tu noti vi è da fare un mero ragionamento "tecnico". Se io, che scrivo nel topic di cui si parla, vi entro 10 volte, per leggere le risposte altrui, per dare una scorsa a ciò che ho scritto io, ecc. ecc. ogni visita viene conteggiata. Le visite in buona sostanza non sono "uniche" ma totali. Se tu ad esempio vi sei entrato 8 volte, la somma totale delle visite nel topic sommerà queste tue 8 visite. Le tue provocazioni, comunque, che da molto tempo leggo, mi piacciono e quindi cercherò di fare in modo che i soliti "mi iscrivo, mi presento -quando lo fanno- e poi ciao ciao" siano edotti su questa invero interessantissima opportunità che ci viene offerta. Vedremo cosa succederà. Esistono comunque forum di fotografia (forse dovrei dire business di fotografia) con 40.000 utenti, dove le proporzioni sono anche inferiori, ma sono un'altra possibilità.
Con rispetto
Filippo Parisi
Presidente del FotoClub Oltre

Sandro Iovine ha detto...

Non credo che il post fosse (e sono sicuro che non volesse esserlo) un atto di accusa contro il forum del Fotoclub Oltre e i suoi partecipanti.
Al contrario credo di aver chiarito il mio apprezzamento per il tentativo di svincolare la discussione dalle consuete amenità tecnicistiche proponendo altre tematiche. In questo senso lo specificare le particolarità tecniche di funzionamento del contatore, di cui ero al corrente non foss'altro per osservazione, non altera il senso del mio ragionamento. Non sono tanto miope da prendermela con questo specifico forum. Semmai ho puntato il dito verso una conclamata difficoltà generalizzata a conforntarsi su temi diversi da tempi e diaframmi. E per farlo ho utilizzatol'esmpio temporalmente più vicino che avevo a disposizione.
L'esempio fatto era e voleva essere unicamente il pretesto per sottolineare una condizione generale. Posso solo scusarmi se non stato sufficientemente chiaro.

Filippo Parisi ha detto...

Ma quali scuse. Comprendo perfetamente il tuo messaggio e ciò su cui hai messo il dito è la piaga di internet, o di noi oggi, se vogliamo. E' comunque un male diffuso, che risparmia nessuno. Ma proprio perchè i "naviganti" -non me ne vogliano i frequentatori abituali- tendiamo un pò tutti alla miopia, ho ritenuto opportuno precisare questo (triste) dato di fatto, dal quale noi ovviamente non siamo immuni.

TMax ha detto...

Resta il fatto che la questione sollevata da Sandro sulle fotografie di Debora Barnaba e in particolare sull'opportunità di pubblicare o meno come foto di copertina quella che è finita "nascosta", è stato dibattuto ampiamente ( anche se non c'è mai fine a dibattiti interessanti) in questo Blog e forse, dico forse, l'operazione sul Forum di Fotoclub e Oltre è apparsa 'stanca', già esaurita.
Forse eh,
potrebbe essere una chiave di lettura anche questa.

Grazie Sandro per l'incoraggiamento a seguitare nel mio percorso formativo certo non mollo :-)

TMax66

Sandro Iovine ha detto...

A quanto pare invece la questione non è affatto esaurita. Si raggiungono realmente pochissime persone per volta in questi casi e la dimostrazione viene dal fatto che la discussione sembra avviata dopo qualche esitazione anche sul forum del Fotoclub Oltre, cui vi rimando per gli aggiornamenti. E questo è uno dei motivi che mi spinge a partecipare, quando è possibile e quando me ne viene offerta l'occasione, a questo tipo di confronti.

l a u r a ha detto...

essere immersi in qualcosa non significa che quel qualcosa sia la "cultura" dominante.
se mi buttassero in acqua e non sapessi nuotare, non potrei dirmi "nuotatore" per il solo fatto incontestabile di essere in acqua.

sembrerò paradossale, provocatoria, ma non credo proprio siamo nella «cultura dell'immagine», semmai «dell'apparenza». piuttosto siamo immersi nel dominio di una mentalità promozionale che usa le superfici delle immagini per la potenza viscerale e memoriale (sic) che non sistematicamente si vuole loro riconoscere... se non attraverso consunti e vuoti modi di dire. questa mancanza di riconoscimento "dichiarato" dà alle immagini ancora più forza, poiché "passano" senza filtri e senza obiezioni. tanto sono innocue... si dice.

nessuno se ne occupa. nemmeno quelli che avrebbero gli strumenti. anzi, soprattutto quelli che li avrebbero, si trincerano negli accademismi invece di provare a trasferire e divulgare la conoscenza di strumenti che rischierebbero di essere così utili da divenire sovversivi. non se ne occupano. colpevolmente. non ce ne occupiamo noi che dovremmo pretendere di capire.
se davvero fossimo nella "cultura" dell'immagine saremmo almeno non inermi, almeno non totalmente esposti alla potenza subliminale di qualcosa la cui portata, insisto, non riconosciamo. e perciò non conosciamo.
escludiamo i pochi sparuti e disadattati che hanno perseguito certi studi magari nel disprezzo dalle famiglie d'origine: «cosa inutile occuparsi di immagini, cosa che non costruisce nulla, che non produce, che non alza il PIL, roba per chi non ha voglia di lavorare. al limite roba per chi ha talento.» dicevano, dando per scontato il talento sia quello dei morti perché già riconosciuti dalla storicizzazione... e tuttora sono lì, i moralizzatori del fare. casualmente davanti a un televisore da 40". senz'altro strumento che un telecomando, che non ha un grande potere... ermeneutico.
eppure è proprio in questo passaggio dal fanciullo all'adulto, forse, che si legge la frattura ideologica e culturale: le immagini sono al massimo, nella più fortunata delle ipotesi, roba da bambini. «quando cresci mica vorrai giocare ancora?! con le figurine?!». e gli artisti? «ah... quelli sì che non han voglia di lavorare, mai cresciuti, eterni bambini.»

ma dunque cosa pretendiamo?
che arrivi un pentecostale spirito critico e ci infonda facoltà interpretative con una fiamella? aspettiamo un'epifania a favore del laico iconadipendente postmoderno e postumano? ma se non sappiamo più nemmeno che "significa" epifania... un concetto che aiuterebbe a comprendere la fotografia e il suo potere sull'inconscio.
significare. signum facere. «ma nell'uso questi segni sono per lo più le parole».
eccoci! la nostra, lo credo fermamente, nonostante il prodigioso (elitario) intervallo rinascimentale, è tuttora una tradizione in cui la parola prevale sull'immagine. è una "cultura dell'arte retorica", non della sintesi (sarebbe troppo chiara, non sappiamo manco fare elenchi), non del simbolo (cos'è mai? ma dai, è roba vecchia), non dell'immagine (se non nel senso ormai prevalente di "apparenza").
l'immagine è per l'italiano un divertimento (forse una diversione), un mezzo di distrazione (non di conoscenza), un'illustrazione (di qualcosa che sta scritto o che è detto). preferibilmente didascalica, descrittiva, è una semplificazione per la memoria emotiva. non viceversa... come il significato delle parole suggerirebbe (non dovrebbe essere la didascalia in parole che doveva essere didascalica?).
(segue)

l a u r a ha detto...

segue da sopra
è una novità questa deficienza che ci affligge? non credo. è solo che ce ne stiamo accorgendo perché ora immagini ne produciamo tutti e senza criterio. per divertimento, appunto.

ogni volta, Sandro lo sa fino alla noia, non posso non ricordare che la BBC fece una serie di trasmissioni sulle immagini, nel 1972. nel 1 9 7 2.
e la affidò a John Berger, che temo essere tuttora semisconosciuto in Italia.
si intitolava Ways of seeing, senza nemmeno scomodare la parola "lettura". forse non a caso. da noi è mai successo qualcosa del genere? di quella portata?
infine, per "finirci" del tutto: in Italia parlare di estetica è un tabù. si è immediatamente sospettati di superficialità. con la vergogna per il termine negli ambiti di pertinenza e la distorsione del suo significato è naufragata anche una forma fondamentale di accesso alla conoscenza, che lo studio dell'Estetica permetterebbe di sviluppare. l'Estetica è una disciplina filosofica a cui si è dovuto cambiare nome... forse ora anche a causa di quello che esce lanciando una ricerca sul web, ma questo (ennesimo) slittamento è accaduto prima che la rete si diffondesse.
una disciplina, l'Estetica, che per essere meglio desautorata, è stata saccheggiata assieme alla psicologia della percezione (non lo dico io, lo dice Gombrich) da altre discipline meglio promosse dagli istituti universitari. anche questo ha comportato uno slittamento. alla lunga, con la sistematizzazione di metodi considerati più scientifici, ha forse sancito la definitiva scollatura tra le differenti forme di analisi praticabili sulle immagini. a scapito della loro comprensione ma vantaggio degli accademismi e di fazioni inconciliabili.
ma si capisce: è rassicurante analizzare un'immagine secondo criteri rigidamente prestabiliti, siano essi storici, filologici, tecnici, tecnologici, linguistici, psicologici, sociologici ecc... la fa diventare un oggetto (presumibilmente) conosciuto, anziché uno strumento di conoscenza,
risolvendo un imbarazzo.
forse l'imbarazzo del poetico, l'imbarazzo dell'evocativo.

dunque da una parte i pochi possessori di strumenti separati (che non comunicano) e dall'altra i posseduti dal potere delle immagini. tirate voi le conclusioni.
oggi più che mai, per quel che vale la mia opinione, occorre che qualcuno prenda in mano tutti questi modelli di analisi e abbia il coraggio di dire che non bastano singolarmente e che è urgente tentare di legare tutto assieme, in cerca di una "cosa" superiore che si chiama(va) "senso", che cerchi di rendere accessibile il messaggio intero in tutti i suoi riposti risvolti. il risultato potrebbe non essere rassicurante quanto l'esercizio delle analisi.
se annaspiamo c'è un motivo.
questo non ci giustifica, ma dobbiamo anzitutto riconoscerlo. riconoscere che annaspiamo e riconoscere che c'è un motivo.
poi occuparcene. come si prova a fare con queste iniziative.
grazie dello spazio e scusate la (solita) lunghezza

NB
dimenticavo: il molto amato e premiato Geoff Dyer scrisse il suo primo saggio sull'opera di John Berger... sarà un caso? :-)

About A Photo ha detto...

Bell'articolo, molto approfondito!

Giancarlo Parisi ha detto...

Mi accorgo solo ora di questo post sul blog di Sandro, causa un periodo molto fitto di impegni nel quale trovare il tempo per aprire il 3d su Debora è stata un'impresa.
Quello che posso dire è che il forum di Oltre rappresenta, nel suo piccolo, quello che, in percentuale uguale ma con numeri maggiori, accade anche su portali più grossi. Questo non lo dico a discolpa del nostro spazio che non ritengo attaccato da Sandro, ma per puntualizzare quella che è una realtà di oggi. La stessa realtà che mi spinge alle fantomatiche lotte contro i mulini a vento per proporre nuove iniziative di confronto e di lettura delle immagini. Purtroppo è estremamente difficile, la partecipazione è davvero poca e quella che c'è a volte sembra particolarmente refrattaria ad aprirsi a nuove angolazioni di visuale. Finchè nella sezione "Cultura fotografica" si è parlato di autori "facili" tutto è andato liscio, proprio perchè era facile incollare quei commenti prefabricati e assolutamente generici (e per questo anche incontestabili); nel momento in cui si è alzato il tiro su qualcosa di più impegnativo, e non dico più valido di proposito, sono cominciati i problemi. E quando dico problemi non mi riferisco a chissà quali nefandezze, ma proprio all'impossibilità di andare oltre certi clichè. Vengo proprio ora dalla lettura dell'editoriale di Sandro dell'ultimo numero ed è inutile dire quanto io sposi ogni singola sillaba. Ma non smetterò di continuare questa battaglia, perchè nonostante tutto mi rendo conto che a qualcosa è servito e servirà ancora.