lunedì 29 gennaio 2007

Ci mancava lo scandalo

Quando ho la fortuna di incontrare i lettori o inizio un corso ho sempre la sensazione di fare un tuffo nel passato, quando anche io mi cullavo nell’illusione che la fotografia riuscisse a creare una sorta di mondo perfetto in cui tutto funziona e tutto è bello. Credo ripensandoci a distanza di anni credo fosse naturale impreziosire con la fantasia una meta agognata. E credo sia giusto per tutti che tuttora sia così. La realtà però è bene saperlo prima di scontrarcisi violentemente, non è così. La fotografia, come qualunque altra attività, può essere meravigliosa finché non la si pratica professionalmente. Ma uno degli scogli maggiori da superare psicologicamente è quello della considerazione che questa, e chi la pratica, gode nel nostro paese. Il fotografo in Italia è colui la cui professionalità non è riconosciuta né legalmente, né di fatto dall’opinione comune. In una quotidiano o in un settimanale la foto serve spesso solo per chiudere un buco creato nell’impaginazione da uno scritto troppo corto. Quando va meglio viene messa lì per dimostrare la veridicità di quanto ha scritto il giornalista di penna. Nella moda e nello still-life, fatte salve poche e lodevoli eccezioni di strafamosi e strapagati professionisti, il fotografo è solo un esecutore di layout. Senza contare quanti onesti fotografi si sono visti cancellare il lavoro da piccoli imprenditori che han deciso di far da sé le foto, tanto le può fare chiunque, mica serve una laurea. Quando poi la cronaca porta alla ribalta la fotografia è un po’ come per il meridione d’Italia che assurge agli onori delle cronache solo quando ci sono delitti di mafia o simili. Salvo poi scoprire che a Milano si ammazza più gente di quanta non se ne ammazzi nella famigerata Napoli. E dopo l’accusa ai fotografi che inseguivano Lady Diana di essere responsabili dell’incidente, ora ecco che i fotografi tornano sulle prime pagine per lo scandalo dei paparazzi ricattatori… Insomma tutti noi stiamo per diventare finalmente soggetti socialmente pericolosi, in grado di rubare l’anima di chi fotografiamo, violare in qualsiasi momento la privacy altrui. Poi siamo pure un po’ maniaci, potenziali killer di VIP e dulcis in fundo ora siamo pure ricattatori. Beh, se non altro abbiamo un sacco di cose da fare.

Sandro Iovine

n.177 - gennaio 2007


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