giovedì 29 marzo 2007

Flusser il filosofo


Quanti di noi si sono mai chiesti quali processi si innescano ogni volta che prendiamo in mano una fotocamera? Non mi riferisco ovviamente al complesso di processi elettronici e fisici che permettono di produrre una fotografia. Parlo di meccanismi più radicati che accadono senza che spesso ce ne rendiamo nemmeno conto. Meccanismi su cui in realtà si fonda la grande rivoluzione che la fotografia ha introdotto. A chi fosse interessato all’argomento consiglierei la lettura di un agile volumetto dal titolo oggettivamente assai poco invitante, ma dai contenuti assai preziosi: Per una filosofia della fotografia di Vilém Flusser, Bruno Mondadori 2006. Riassumendo con una semplificazione molto rischiosa, la teoria elaborata da Flusser prevede la compresenza di due forze opposte: le intenzioni del fotografo da una parte e quelle dell’apparecchio dall’altra. Con le prime Flusser intende la volontà del fotografo di cifrare i propri concetti di mondo, servendosi di un apparecchio fotografico allo scopo di mostrare qualcosa agli altri perché sia di modello per esperienze e valutazioni, facendo contemporaneamente in modo che tali modelli abbiano la maggior durata possibile. In pratica cercando di informare gli altri perseguirebbe la volontà di rendersi immortale nella memoria altrui attraverso le immagini prodotte. A ciò si contrapporrebbero, sempre secondo Flusser, le intenzioni dell’apparecchio che consisterebbero nel porre in essere attraverso le immagini le possibilità racchiuse nell’apparecchio stesso inteso come strumento, servendosi di un fotografo per produrre immagini attraverso la cui diffusione ricevere informazioni per produrre immagini sempre migliori. Quindi il programma dell’apparecchio prevederebbe di realizzare le proprie possibilità utilizzando il feedback della società per il suo progressivo miglioramento. Cosa che a ben vedere non è poi tanto lontana dalla concretezza della prassi industriale che ben conosciamo. Ciò originerebbe collaborazione-opposizione apparecchio-fotografo. Ovviamente però non tutti i fotografi lottano per esprimersi, anzi la maggior parte soccombe al programma dell’apparecchio vittima della sua idolatria pagana, del suo stesso animismo tecnologico che lo induce ad essere usato dallo strumento che crede di usare… Guardandosi intorno viene il dubbio che Flusser possa anche aver ragione…
n.180 - aprile 2007





In alto, Vilém Flusser.



Per una filosofia della fotografia
di Vilém Flusser
Bruno Mondadori, 2006



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