mercoledì 21 marzo 2007

«Usate la verità come pregiudizio»


«È responsabilità del foto-giornalista prendere il suo incarico ed esaminarlo – cercare con intelligenza la verità spesso inafferrabile e poi, con molta attenzione (e a volte con altrettanta rapidità) cercare di trasmettere la propria intuizione, così come le caratteristiche fisiche del soggetto, alle immagini finite.
È importante che l’ispirazione per l’interpretazione derivi da uno studio della gente o dei luoghi da fotografare. La mente dovrebbe rimanere il più possibile aperta e libera da pregiudizi e il fotografo non dovrebbe mai cercare di forzare il soggetto entro idee preconcette sue o del redattore. Troppo spesso viene dato un incarico, il fotografo legge le istruzioni e i suggerimenti e poi li esegue senza rifletterci molto sopra – eccetto badare che la fotografia sia il più possibile vicina a quel che crede siano i desideri del redattore. Assolutamente troppo di frequente, per via di una ricerca imperfetta, una conoscenza inadeguata od opinioni preconcette, come si è appena detto, la direttiva dell’incarico è un fraintendimento della realtà vivente. Ma, dato che non vuole offendere gli editori che gli danno da vivere, il fotografo cerca spesso di rendere la sua storia conforme al parere miope e deformato di qualcun altro.
Il fotografo deve farsi carico delle responsabilità del suo lavoro e del suo risultato. A seconda di quanto sia una deformazione (a volte inafferrabile, altre volte terribilmente evidente), in proporzione è un crimine nei confronti dell’umanità. Perfino riguardo a storie senza importanza va preso questo atteggiamento – perché la fotografia (e le piccole parole scritte sotto) plasmano opinioni. Una piccola informazione sbagliata più un’altra piccola informazione sbagliata sono le piccole scintille da cui divampano equivoci rovinosi».

W. Eugene Smith
Photo Notes, NewYork, giugno 1948, pag. 4-5


In alto, W. Eugene Smith in un autoritratto.




antologia curata da Nathan Lyons
II ed., Agorà Editrice, 2004, pag. 127-128



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