domenica 27 luglio 2008

Sono un incompetente e me ne vanto!

In questi giorni sono stato coinvolto da un amico nella giuria di un concorso fotografico organizzato in provincia di Varese. Per quel che ho potuto comprendere le motivazioni dell’evento all’interno del quale era inserito il concorso (dal titolo improbabilmente lungo e nonostante tutto assolutamente generico) si possono definire di carattere sociale. Per motivi pratici le votazioni si sono svolte separatamente per l’impossibilità di riunire contemporaneamente i giurati. Devo dire che lo spettacolo che si è parato davanti ai miei occhi e a quelli dell’amico di cui sopra, che nel frattempo era piombato in un baratro di imbarazzo, è stato davvero penoso. Nessuna, dico nessuna fotografia aveva una qualche attinenza al tema dato (l’incontro), quasi tutte erano tecnicamente e compositivamente inaccettabili, realizzate come solo chi non ha mai preso in mano una macchina fotografica può fare. La conseguenza è che l’ipotetico valore pari a 10 del tetto del range di voti si è immediatamente ridotto a 3, con una percentuale di voti uguali a 0 intorno all’80%. Ah, quasi dimenticavo, il tutto laddove altri giurati che avevano visionato le immagini precedentemente avevano fatto piovere 7 e 9… Naturalmente nei giorni successivi sono arrivate lettere da parte dell’organizzazione con accuse di non aver capito niente («dovremo fare un discorso perché credo non abbiate capito bene lo spirito dell'iniziativa e sono risultati [i voti, ndr] praticamente inutili ai fini del conteggio matematico per la scelta del vincitore») e di essere sostanzialmente degli incompetenti («noi [organizzatori ndr] contenuto e fotografia sono strettamente collegati»). Certo se essere competenti significa premiare l’incompetenza che assurge ai suoi massimi livelli e avallare operazioni in cui l’organizzazione sostiene di essere diventata titolare di tutti i diritti, compreso lo sfruttamento delle immagini a fini di lucro e la riproduzione libera senza chiedere alcuna autorizzazione agli autori, beh devo dire che tutto sommato mi sento abbastanza gratificato. Non foss’altro per la provenienza del giudizio. Morale: ho avuto l’ennesima dimostrazione che la fotografia non conta nulla nel nostro paese, ma in compenso ora ci si può fidare ancor meno di prima di chi la utilizza sostenendo di promuoverla per poi mai magari cercare di farci sopra dei soldi. Meditate gente, meditate e soprattutto leggete bene i bandi prima di partecipare a un concorso.

Sandro Iovine

n.196 - agosto 2008




Compatibilmente con i tempi redazionali, i commenti più interessanti a questo post potranno essere pubblicati all'interno della rubrica FOTOGRAFIA: PARLIAMONE! nel numero di settembre de IL FOTOGRAFO.





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21 commenti:

Anonimo ha detto...

la verità, fa male...!

Stormy ha detto...

Ti capisco benissimo
la stessa cosa succede da tempo su
http://www.scattando.it/default.asp

Paolo ha detto...

Non mi sorprende più di tanto, diciamolo oggi per per fare qualunque cosa o per avere un pò di "credito" devi essere un raccomandato, se no non ricavi un belniente. Personalmente sono giunto alla conclusione che se si ha la possibilità di andare all' estero meglio andarci di volata, come dicevo prima qui in Italia non si riesce a fare niente.

BigG ha detto...

Sandro ma proprio tu??? Tu ancora riesci a deludermi in questo modo??? Tu ancora riesci a stupirti in questo modo??? Tu ancora riesci ad indignarti in questo modo???
Sono molto invidioso di te e di tutte le cose che ti ho scritto sopra, molto invidioso e molto contento che ancora ci sia qualcuno che si delude, si indigna e si stupisce di questa MERDA (le cose vanno chiamate con il loro nome, scusate) anche se dico a Paolo che se tutti facessimo come lui consiglia allora non ci sarebbe futuro mentre la giusta incaz...ura di Sandro rendono giustizia alla voglia che so lui ancora ha di cercare di migliorare le cose.
Grazie e spero che molti altri si possa incz...are come te e magari non mandare manco uno scatto a sta gente.

Molto indignato ma poco sorpreso
BigG

Ezio Turus ha detto...

Da sempre i giurati sono una categoria sfortunata per definizione. A parte i vincitori, la loro considerazione da parte dei partecipanti è pressochè nulla, visto che "non hanno capito lo spirito della fotografia".
Molti anni fa, un vecchio amico "esperto" diceva a noi "giovani" del circolo che in qualunque concorso gli unici veri incompetenti, per tutti (esclusi i premiati), sono proprio i giurati. Il vecchio amico, di giurie ne ha fatte parecchie e un po' alla volta è anche diventato presidente della FIAF, che agli albori basava gran parte della sua attività proprio sui concorsi.
Purtroppo, organizzare un concorso, serio, non è così scontato. Trovare delle persone esperte che sappiano leggere, valutare, premiare una fotografia è ancora più difficile. Chi meglio di un redattore di giornale, che di fotografie ne vede a migliaia, potrebbe svolgere questo ruolo?
Invece si ritiene che i giurati migliori siano i vari "assessori", "industriali sponsor", letterati, preti, e chi più ne ha più ne metta.
Ovvio che la foto "bella" colpisce gli sprovveduti, ma i più smaliziati sanno bene che la foto importante, efficace, che racconta, che da un senso, non necessariamente è bella e non necessariamente urla di colori, di forme o di toni.
Agli incompetenti chiamati a giudicare le fotografie, queste cose non serve dirgliele. Forse, però, serve dirle agli organizzatori dei concorsi, i quali spesso sanno bene come appendere 100 cornici tutte uguali e magari non si sono mai fermati a vedere cosa queste cornici contengono.

Andrea il "Fuso" ha detto...

Buon giorno anzi buonanotte ai fotoamatori.
Lasciatemi dire in un attimo di enfasi che mi siete mancati!
Sbrigate queste piccole formalità vi devo confessare una cosa:
Non sapete che fatica faccio a a farmi dire che le mie foto sono "brutte" e trovare qualcuno che mi addirittura mi dica: " Questa foto non funziona" è addirittura quasi impossibile e quando ciò accade si smuove ne l mio intimo un moto di adorazione nei confronti dell' inacuto commentatore.
Se poi, l'incauto, riesce ad argomentare il suo punto di vista, scatta in me una sorta d' innamoramento platonico, e lo sprovveduto entra a far parte dell'olimpo dei miei eroi personali.
Cari stupiti frequentatori di blog e cari giudici " incompetenti" siamo alle solite :
Educazione (quella civica in primis e quella fotografica poi). A parafrasi si può dire che un concorso di poesia ha senso di esistere se a parteciparvi vi fossero poeti quantomeno frequentatori di un corso di poesia, ma in fondo si sa noi Italiani siamo un popolo di santi, navigatori, poeti ed artisti (e anche fotografi digitali) ed oggi come oggi, che le chiese sono vuote, che molti soffrono il mal di mare e la pittura non fa moda rimangono poveri poeti e un sacco di gente che sa bene cosa è flirk (si scrive così?).

Caro Sandro te lo avevo detto io..........

Un abbraccio estivo a tutti voi io parto per mare con un genovese (o frse portoghese???) che non sa bene dove andare......

Enzo ha detto...

I concorsi in Italia stanno pian piano peggiorando. Sono rimasti ben pochi quelli seri dove trovi una buona organizzazione, fotografie valide, belle, interessanti, con un contenuto, tecnicamente riuscite, con delle idee nuove, ecc..
Un'Associazione fotografica lo sai benissimo che non nuota nell'oro e cerca di organizzare meglio che può un concorso, specie se già "collaudato".
Oggi invece, dopo l'arrivo del digitale, siccome sono diventati tutti fotografi, TUTTI si sentono autorizzati ad organizzare concorsi. Generalmente enti, organismi vari, ma anche riviste, ultimamente mettono spesso in palio premi in denaro e poi NON ti restituiscono le foto, o li fanno magari tramite e-mail, ma il lato comico sta proprio nel fatto che si appropriano di tutto, senza magari citare neanche il tuo nome. A loro non interessano le fotografie inviate, basta che si raggiunga il LORO scopo, non la valorizzazione di un autore o della fotografia in generale.
Per attirare gli appassionati di fotografia, chiamiamoli così, inseriscono magari una giuria con dei nomi altisonanti e/o dei sostanziosi premi in denaro.
Poi loro sono autorizzati a fare quello che vogliono e magari anche guadagnarci sopra.
I partecipanti che, come ho detto, oggi sono tutti fotografi, mandano di tutto: cose che non c'entrano con l'argomento, tecnicamente da "sottocorso base di fotografia", ecc.. Altri mandano degli scarti perchè hanno letto il bando, sanno che le foto non vengono restituite, ecc. e si tengono nel cassetto le foto migliori.
Il loro ragionamento può riassumersi così: mando delle schifezze, tanto gli altri fanno lo stesso ed ho anche la possibilità di andare a premio. Se poi si tengono i diritti o le foto, ...non mi interessa: basta incassare il premio.
Leggendo il tuo commento, quello che mi ha colpito è il fatto che la giuria era separata (!!!!!!!!!!!??????????????!!!!!!!!!!!!): cioè?
Generalmente dovrebbero essere tutti assieme e valutare assieme le foto. Se poi si vuole dare un voto lo si fa alla fine dell'eventuale discussione. Meglio sarebbe comunque arrivare ad un'accordo tutti insieme.
I voti sono molto soggettivi. Non mi sono mai piaciuti più di tanto e non mi meraviglio se hai trovato dei 7 o dei 9.
Mi viene da chiedere: ma quanto ci capiscono in genere i giurati???
Spesso trovi dei fossili viventi che non sono in grado di guardare oltre la punta del proprio naso e solo quello che dicono loro è giusto.
Altre volte ti trovi degli incompetenti totali, che però sono nomi conosciuti e pertanto intoccabili.
Quando ti trovi anche la massaia in giuria, con tutto il rispetto per le massaie, allora il concorso è al top.
Se tutti cominciassero soltanto a sfogliare una rivista (vedi il tuo argomento di qualche settimana fà) forse si comincerebbe a vedere qualche "immagine latente" che forse potrebbe assomigliare ad una fotografia.
Oggi tutto è troppo facile, il digitale invece di migliorare le cose mi sa tanto che le sta peggiorando, nel senso che basta fare clic e,... è venuta???, bene!!!; ...è sbagliata: la cancello.
In sintesi non si pensa più.
L'altro giorno leggevo, guarda caso una rivista, e mi aveva colpito un consiglio che veniva dato che più o meno "suonava" così: col digitale, invece di scattare tante foto e poi doverle visionare e scartarle successivamente, perdendo un sacco di tempo, scattare di meno, come si faceva una volta con la "vecchia" pellicola, ma osservare il soggetto con attenzione, studiare la luce, la composizione, ecc. e poi appena scattare, senza "sparare" a raffica. Cavoli!!!!!!!!!!, mi sembra un buon consiglio, che però, forse, ...l'ho letto solo io.
Tu consigliavi di leggere bene il regolamento dei concorsi, ma si è mai visto qualcuno che legge norme e regolamenti anche non fotografici?????????
Ricordati questo mentre...guidi.
Salutoni.
Enzo

Skui ha detto...

A mio parere, queste reazioni a giudizi oggettivamente espressi da un professionista, rivelano come in Italia la fotografia venga concepita spesso come arte minore, più vicina all'hobby che all'espressione artistica.

Immaginate un critico letterario (o d'arte) invitato a partecipare come giuria ad un concorso, il quale si trova a giudicare temi di prima elementare con errori grammaticali grossolani e tendenzialmente fuori traccia. Nonstante la buona volontà di chi ha prodotto quelle "opere" è insindacabile che c'è un divario enorme tra un romanzo e un tema di prima elementare. E nessuno troverebbe così aberrante se il critico (persona che è un professionista o quanto meno un esperto della materia) rifilasse voti bassi a quei temi.
Anzi secondo me sarebbe eticamente scorretto che un esperto, il quale ha fatto di una materia artistica il suo mestiere e la sua passione, abbassasse il proprio livello di conoscenza per venire in contro all'ignoranza degli organizzatori e di chi ha partecipato al concorso.


ps. Inauguro con questo post la mia partecipazione attiva al blog.. spero sia gradita.

aldo ha detto...

Visto che ho la fortuna di aver appena partecipato ad un concorso ben strutturato, organizzato, ed abbastanza serio mi sembra doveroso portarne testimonianza. Ho portato a casa il terzo premio, ed il relativo compenso in denaro. Ma sebbene sia d'accordo con Ezio per cui: "Da sempre i giurati sono una categoria sfortunata per definizione. A parte i vincitori, la loro considerazione da parte dei partecipanti è pressochè nulla, visto che "non hanno capito lo spirito della fotografia", penso che il mio giudizio sarebbe stato lo stesso anche senza premio e soldi. Domenica sono tornato dopo la due giorni di Rovereto Immagini ed il premio Flavio Faganello, e oltre che complimentarmi ancora con Daniele, il primo classificato per il suo meraviglioso lavoro, sono contento per i consigli e le critiche che i lettori hanno rivolto ai miei portfolio. Silvano Bicocchi, Diego Mormorio e Paola Binante sono stati davvero utilissimi per mettere a fuoco i punti deboli e per rafforzare quelli che invece sono i punti forti dei miei lavori.
Il riconoscimento ricevuto ed il compenso in denaro sono stati un’ottima cosa, ma la professionalità di questi lettori è sicuramente la migliore cosa che mi rimarrà da questi due giorni insieme allo scambio che c’è stato con molti degli altri partecipanti.
..insomma per fortuna qualcosa di buono qui o là ancora c'è per fortuna..

Andrea il "Fuso" ha detto...

Stò pensando (e ammetto che capita raramente e non sempre quando capita, le sinapsi seguono un percorso logico e quindi producono ideee strampalate).
Ma i giudici di concorsi fotografici non hanno la possibiltà di scegliersi il concorso, al pari dei partecipanti ?
Dovrebbe essere cautelativo informarsi sul tipo di realtà che lo organizza, informarsi su tutti gli aspetti logistici, e vero che poi di sorprese ne spuntano sempre ad ogni angolo.
E' normale che, per esempio, Umberto Eco se dovesse essere invitato a partecipare nella giuria di un concorso della miglior poesia dell'oratorio di Quasso al Monte o di Brisighella o di Busto Arsizio ( ogni nome persona che si riferisce ad eventi o luoghi realmente esistenti è puramente casuale) gli si parerebbero davanti diverse possibili scelte e di queste potrei evidenziare:

Non partecipare alla giuria
partecipare e tarare il suo voto sulla media dei partecipanti
partecipare sparando a zero
partecipare e scrivere un editoriale massacrando i concorsi di poesia della insubrica landa.

A voi la possibilita di aggiungere altre scelte alla poco nutrita mia lista.
Quindi non ripetiamoci che si trova tutto, lo sappiamo bene, COSTRUTTIVI per favore.
Odio per principio i concorsi (in realtà non ci ho mai pensato sono troppo pigro per stampare spedire affrancare etc, ma dire li odio per principio fà più figo, anche se non vuol dire che non abbia mai partecipato) ma se mi dovesse capitare ( come mi è capitato)leggerei bene il bando approfondirei un pochino se non fosse solo per non sentire alla fine di tutto quello spiacevole senso di irritazione alla emorroidi provocato dalla penetrazione di un corpo estraneo in intime cavità.
I vecchi di Varese
hanno un modo di dire: "Il mondo è bello perchè è vario".
(Amo la saggezza popolare Insubrica).

Andrea il "Fuso" ha detto...

Errata corridge
Non vorrei scatenare ire comprensibili
Cuasso e non Quasso

Sandro Iovine ha detto...

Di sicuro si può scegliere di rifiutare di partecipare ad una giuria in modo più o meno cortese, o se si preferisce ipocrita. Ma nel farlo ci sono una serie di considerazioni che vanno a volte al di là delle opinioni personali. Per esempio c’è da tenere conto che si dirige una testata che trova parte dei propri lettori tra coloro che partecipano ai concorsi fotografici e che quindi creare possibilità di incontro reale sia potenzialmente un’occasione interessante per orientare meglio il proprio lavoro. Poi si può considerare l’ipotesi che la richiesta venga da una persona conosciuta, stimata ed amica che si è poi rivelata vittima a sua volta, tanto quanto il sottoscritto, di quelle che definirei con un esercizio di semantica creativa, intemperanti incompetenze altrui. Inoltre si può aggiungere una precedente esperienza di un paio di anni prima che, a parte il livello basso delle immagini presentate che in non è imputabile aprioristicamente all’organizzazione, si era profilata con ben altro caratteristiche di rispetto e correttezza nei confronti della giuria e dei partecipanti. Certo è che se prima di conoscerle certe realtà si può provare a concedere loro il beneficio di inventario, dopo averle provate questo non è più possibile ripetere certi errori con gli stessi soggetti, fatto salvo l’incolpevole e altrettanto penalizzato tramite della vicenda. Nel frattempo è bene ognuno faccia fruttare l'esperienza altrui, facendosi qualche domanda in più in presenza di eventi senza una comprovata tradizione. Il che non vuol dire cieco boicottaggio a priori, ma semplicemente applicazione in una lettura critica di bandi e regolamenti...

Andrea il "Fuso" ha detto...

mi piace sempre molto scoprire punti di vista ché non avevo considerato

Fabrizio ha detto...

...non ho paura di volare, ma di cadere :-)

Una bella caduta nella realtà !!! I rischi della democratizzazione della fotografia ;-) Ma i vantaggi sono sicuramente maggiori :-)

ciao

Negativa ha detto...

Capitò anche a me un'esperiena simile e ve ne do testimonianza.Qualche anno fa,quando ancora frequentavo l'università in quel di pisa,fui chiamata (proprio tramite la mia facoltà) a far parte di una giuria per un concorso di fotografia che vedeva protagoniste alcune scuole medie livornesi.Il tema era il mare e ovviamente l'attività portuale labronica,la sua storia ecc.Mi trovai seduta intorno a un tavolo in compagnia di tre signori decisamente sopra i 60anni e che non avevano nessuna competenza in materia fotografica,e in particolare uno neanche con la lingua italiana...
Insomma quella che "ci capiva" di più ero io....
Le fotografie non erano buone e dopo qualche tentativo di critica neanche ascoltato lasciai giudicare agli altri,io dovevo solo fare numero.Ad oggi la mia riflessione è questa : si trattava di un concorso per le scuole ,ma apparte un lavoro di ricostruzione storica della tradizione barcaiola labronica,non c'era stata da parte delle scuole nessun tipo di preparazione alla realizazione di immagini che raccontassero.Probabilmente i ragazzi erano stati sguinzagliati per il porto, a mo di gita scolastica,solo che nel sacco invece della colazione dovevano portare la macchina fotografica.In conclusione poteva essere un occasione se non altro formativa e non lo è stata.E il mio ruolo di giudice non è neanche stato preso in considerazione.

umberto ha detto...

Quando partecipo ai concorsi di fotografia lo faccio sempre con la speranza di trovare giudici preparati, seri e che sappiano "leggere" le fotografie presentate sotto vari punti di vista. Credo che ci sia anche qui un doppio binario, e cioè, concorsi basati su organizzazioni riconosciute come la FIAF, UIF, ACAF...e altri organizzati da Enti di varia natura. Nei primi è molto più facile trovare in giuria personaggi esperti e di cultura che hanno profonde radici nel mondo fotografico, e questo, è sicuramente una garanzia di affidabilità per gli autori. Nei secondi c'è un rischio maggiore e forse meno garanzia...
Non avendo mai fatto parte di una giuria, non conosco ne i criteri, ne le logiche di una scelta...suppongo che l'ultima parola vada al giurato più influente e preparato agli occhi degli altri...inoltre, noto dal di fuori che spesso vengono premiate le stesse opere e quindi gli stessi autori, anche a distanza di anni e in più concorsi...questo non mi sembra positivo, mi da l'impressione di un condizionamento che avviene nei giudici. Mi auguro, invece, che aumentino gli incontri che danno visibilità a progetti, più che a singole foto, con la possibilità di un confronto aperto tra l'autore e il giudice che gratifica molto di più...
In Italia il lavoro da fare per la promozione della fotografia d'autore è ancora tanto lungo.
Ci sarebbe bisogno di esperti che promuovano come leggere e cosa cercare negli scatti, le basi del linguaggio fotografico sono ancora troppo labili per tutti...

Gianni ha detto...

E' la cultura che manca...purtroppo

Barbara ha detto...

Nella mia scarsissima esperienza nel sistema dell’arte e della fotografia, specie a livello commerciale, ho potuto constatare, anche tramite qualche lettura, quanta speculazione ci sia dietro l’istituzione di organismi culturali, soprattutto a livello alto, volti a pompare, sostanzialmente e senza molte illusioni, il mercato. Mostre personali, concorsi, fiere, contrattazioni, strategie più o meno legali, allo scopo di lanciare nuovi “talenti” da gonfiare per un paio di anni e da far decadere al momento opportuno, alzano le quote di piazza e aumentano il prestigio di chi, appunto, il mercato dell’arte lo gestisce. E a cui, spesso, fa comodo, in questo senso, un radicamento di cose “trite e ritrite”, passate per novità… Non che non ci sia un’evoluzione nella ricerca artistica, solo qualche volta mi sembra molto contenuta. Poi sicuramente ci sono enti, concorsi, persone, gallerie, specie no profit, volti veramente a cercare e scoprire qualcosa che vada oltre, ma molto spesso rimangono casi isolati, che prima o poi devono cedere il passo a chi ha una rete commerciale ben più ampia… Questo a livello alto, figuriamoci a livello amatoriale o in piccoli centri, in cui queste iniziative hanno in realtà la funzione di sponsorizzare sé stessi, il proprio circolo culturale o un evento estraneo all’iniziativa stessa. Manca molto spesso l’educazione, da parte di amatori o appassionati che vogliono partecipare, a difendersi dai secondi fini di queste “pensate” poco edificanti, che generalmente mirano, più che alla qualità dei lavori esposti, a enfatizzare il concorso stesso nonché gli sponsor (il catalogo, la mostra in un luogo più o meno prestigioso o passato per tale, la giuria di “eminenti” esperti, i manifesti, i premi di merito, per non parlare di una consorteria che mira spesso a premiare, guarda caso, sempre e solo le stesse persone): ai premiati si dà il loro momento di gloria, agli altri si dà la possibilità di figurare in una bella mostra (si spera!), alla giuria si dà la possibilità di passare un po’ il tempo. E tutti sono felici. La cosa che mi fa più male, e che disillude le mie utopiche speranze, è che manifestazioni di questo tipo abbassano ulteriormente il livello culturale di persone, sempre in maggioranza, ahimé!, che pensano, al di là delle competenze, che per fare una “bella foto” basti avere una macchina digitale (che così mi riguardo subito la foto del mio fantastico tramonto!), figuriamoci se serve anche il cervello.

mauro ha detto...

A volte mi chiedo: ma siamo nel 1800 oppure siamo nel 2008? no perchè davvero certe questioni tipo se il critico debba senz'altro essere un fotografo professionista oppure no mi sgomentano mi lasciano perplesso perchè sono il termometro che nonostante ci sia un gran movimento fotografico spesso di basso livello in Italia non abbiamo capito una mazza non abbiamo imparato neanche la distinzione ed il ruolo delle parti che compongono il gioco.Ma certo che non serve che sia anche un'artigiano del mestiere il critico tanto non deve criticare se hai fatto la foto a diaframma 11 o se hai usato la tecnica dell'iperfocale o qualsiasi altra cosa tipica delle discussioni e delle polemiche tanto care agli amatori ignoranti il critico valuta se sai comporre l'immagine e se la tua foto dice qualcosa e o è attinente al tema proposto o svilippato da te stesso e per fare questo deve studiare il lavoro dei grandi maestri poi certo cosa credete che un critico non abbia le nozioni di base della fotografia che possiede un'amatore evoluto ma certo che sì e parlando di tecnica con lui lo scoprireste ma questo gli serve solo per essere più preciso quando magari quando deve riconoscere errori tecnici grossolani nelle fotografie e poco altro.Ovvio,magari un critico che non avendo una conoscenza della tecnica fotografica si mettesse a disquisire della stessa farebbe senz'altro brutta figura ed andrebbe fuori dal seminato ma io critici di alto livello così stupidi non ne conosco.poi se per regole fotografiche teniamo sempre salde le regoline del corso di base ti po l'orizzonte dritto nei paesaggi assolutamente sempre beh forse è il caso di capire che nel mondo dell'arte tutto è stato fatto ed il suo contrario ma sempre con due cose significato e gusto le regoline servono a quelli che pensano sempre a fare il compitino e basta parlando di fotografia artistica la fotografia commerciale è tutt'altra cosa lì spesso è meglio seguirle.A me danno il voltastomaco quelli che contano le linee per millimetro di un'obiettivo da migliaia di euro e poi lo usano per fare l'ennesima cartolina credendo d'aver fatto arte almeno se fai una cartolina renditene conto e godi d'averla fatta senza spacciarla per arte tanto incanti solo la mamma e gli amici che non ne capiscono come ti becca uno come Iovine ti distrugge
giustamente e poi gli dai dell'incompetente per l'imbarazzo d'aver capito di essere ancora un principiante tutto lì.Sì direi che la verità fà proprio male.Credo se una persona con tutta umiltà andasse da sandro e gli dicesse ti piace il mio paesaggio cartolina o qualsiasi altra foto artisticamente insignificante che produco anch'io a volte sia chiaro magari sorridendo se è fatta bene gli direbbe carina ci puoi scrivere gli auguri dietro ma simpaticamente lo farebbe penso.penso si accanisca con chi in modo ridicolo si prenda e prenda molto sul serio le proprie opere quando non c'è proprio niente da elevare sull'altare dell'arte giustamente magari sbaglio ma la penso così.sarebbe interessante la replica di Sandro a quanto dico.Se non ci sganciamo da queste questioni anacronistiche
e non impariamo a guardare fuori dal nostro cortile saremo sempre qui a prendercela come bambini contro chi cerca d'aprirti gli occhi perdendo ottime occasioni per migliorare sempre che migliorare sia lo scopo di tanti fotografi boh?.Tanto dai il prossimo mese esce la macchina con 30mega! i problemi sono risolti!........

andy ha detto...

Nel mio circolo fotografico organizziamo da più di 30 anni un concorso a tema, la giuria è composta da almeno un socio e da altri rappresentanti di circoli dell'area milanese o anche da professionisti. Cerchiamo di valutare le immagini che arrivano tenendo conto del tema dato ed in base alla preparazione che ognuno di noi ha maturato; pur non essendo tutti professionisti abbiamo la presunzione di poter valutare delle immagini avendo organizzato molti eventi fotografici non solo a livello amatoriale. Diamo moltissima importanza anche ad avere una giuria imparziale, sembrerà banale ma è capitato che qualche giurato cercasse di premiare l'amico o addirittura sè stesso, presentando le proprie fotografie col nome della moglie, ed oltretutto era un presidente di un altro circolo fotografico... E' successo anche che membri di associazioni fotografiche in giuria chiedessero esplicitamente il "voto di scambio" per i propri rappresentanti in concorso, giusto per dire cosa succede in Italia anche per portarsi a casa una coppa o una fotocamera digitale. In sintesi capisco cosa intende Sandro quando si sente in imbarazzo per il livello basso delle foto o per il tema non compreso, ma se le intenzioni di partenza sono ben definite e se le giurie hanno la giusta competenza, si riesce anche a fare una premiazione più che dignitosa ed una mostra di buona qualità.
Andrea

Sandro ha detto...

E' vero, spesso il livello qualitativo di questo concorsi è tremendamente basso e usare un criterio di voto assoluto porta davvero a medie bassissime.
Forse non dovevano invitare uno "troppo competente" :-)
Più che altro mi ha stupito la lettera della redazione. Assurda e poco rispettosa.
Un saluto e viva la vera fotografia!