domenica 27 luglio 2008

Sono un incompetente e me ne vanto!

In questi giorni sono stato coinvolto da un amico nella giuria di un concorso fotografico organizzato in provincia di Varese. Per quel che ho potuto comprendere le motivazioni dell’evento all’interno del quale era inserito il concorso (dal titolo improbabilmente lungo e nonostante tutto assolutamente generico) si possono definire di carattere sociale. Per motivi pratici le votazioni si sono svolte separatamente per l’impossibilità di riunire contemporaneamente i giurati. Devo dire che lo spettacolo che si è parato davanti ai miei occhi e a quelli dell’amico di cui sopra, che nel frattempo era piombato in un baratro di imbarazzo, è stato davvero penoso. Nessuna, dico nessuna fotografia aveva una qualche attinenza al tema dato (l’incontro), quasi tutte erano tecnicamente e compositivamente inaccettabili, realizzate come solo chi non ha mai preso in mano una macchina fotografica può fare. La conseguenza è che l’ipotetico valore pari a 10 del tetto del range di voti si è immediatamente ridotto a 3, con una percentuale di voti uguali a 0 intorno all’80%. Ah, quasi dimenticavo, il tutto laddove altri giurati che avevano visionato le immagini precedentemente avevano fatto piovere 7 e 9… Naturalmente nei giorni successivi sono arrivate lettere da parte dell’organizzazione con accuse di non aver capito niente («dovremo fare un discorso perché credo non abbiate capito bene lo spirito dell'iniziativa e sono risultati [i voti, ndr] praticamente inutili ai fini del conteggio matematico per la scelta del vincitore») e di essere sostanzialmente degli incompetenti («noi [organizzatori ndr] contenuto e fotografia sono strettamente collegati»). Certo se essere competenti significa premiare l’incompetenza che assurge ai suoi massimi livelli e avallare operazioni in cui l’organizzazione sostiene di essere diventata titolare di tutti i diritti, compreso lo sfruttamento delle immagini a fini di lucro e la riproduzione libera senza chiedere alcuna autorizzazione agli autori, beh devo dire che tutto sommato mi sento abbastanza gratificato. Non foss’altro per la provenienza del giudizio. Morale: ho avuto l’ennesima dimostrazione che la fotografia non conta nulla nel nostro paese, ma in compenso ora ci si può fidare ancor meno di prima di chi la utilizza sostenendo di promuoverla per poi mai magari cercare di farci sopra dei soldi. Meditate gente, meditate e soprattutto leggete bene i bandi prima di partecipare a un concorso.

Sandro Iovine

n.196 - agosto 2008




Compatibilmente con i tempi redazionali, i commenti più interessanti a questo post potranno essere pubblicati all'interno della rubrica FOTOGRAFIA: PARLIAMONE! nel numero di settembre de IL FOTOGRAFO.





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