sabato 17 aprile 2010

Il fermento etico continua


Quando leggerete queste note il Primo Festival della Fotografia Etica sarà già storia. Nel momento in cui scrivo fervono ancora i preparativi e, come sempre in queste occasioni, non è dato sapere come andrà, anche se l’impegno di tutti è rivolto a far si che tutto segua il migliore degli svolgimenti possibili. Di sicuro a Lodi ce l’avremmo messa tutta per far sì che si sia trattato di un evento degno del nome che porta e delle idee che lo sostengono. Chi tra di voi sarà stato presente avrà avuto modo di giudicare in base alla propria esperienza.
Ma in ogni caso non finisce qui. Dopo anni passati a riflettere sull’opportunità e soprattutto sulla necessità di un differente modo di rapportarsi con la realtà che il mercato propone, è finalmente arrivato il momento di trasformare le riflessioni in atti più concreti. Quindi dopo il momento di incontro e confronto di Lodi, stiamo preparando una seconda occasione di analisi e riflessione che avrà luogo nel corso di un convegno che si terrà a Roma il 24 aprile prossimo e di cui vi forniremo maggiori dettagli a breve.

Per il momento quello che mi piacerebbe chiarire sono le motivazioni per cui abbiamo deciso di dar seguito a questo genere di operazioni in un arco di tempo piuttosto compresso. Innanzitutto mi fa personalmente piacere constatare come nell’aria si inizi ad avvertire la necessità di riprendere in mano la questione etica relativa in particolare alla fotografia collegata al mondo dell’informazione. Nonostante il mercato continui a richiedere costantemente immagini che si inseriscano all’interno di un profilo di neutralità che non infici le condizioni di funzionalità del messaggio pubblicitario condizionando in modo evidente anche la produzione di immagini, c’è per fortuna ancora qualcuno che si pone delle domande circa la correttezza e l’opportunità di tutto ciò. Anche perché se così non fosse non sarebbe stato possibile pensare di realizzare il momento di incontro di Lodi o di dar vita al prossimo appuntamento capitolino. 
Ma perché porsi in una posizione di riflessione a fronte di un mercato che sembra orientato in tutt’altra direzione? Di sicuro perché vogliamo che chi si interessa di questi argomenti possa confrontarsi con una versione differente dei fatti, una versione non omologata. Fino a qualche tempo fa il mercato professionale della fotografia legata all’informazione era gestito sostanzialmente all’interno di un duopolio che oggi si è trasformato, per l’uscita di scena di uno dei due competitor, in un monopolio di fatto gestito dall’unica grande agenzia che, giustamente, deve rispondere a logiche di produzione aziendale. Il che significa che tutto viene  parametrato in funzione di un fatturato difficilmente concialiabile con scelte etiche di informazione. Ora le scelte di tipo industriale, mi sia consentito di utilizzare questo termine sia pur forzandone in parte il senso, e le aggressive politiche di mercato sono perfettamente comprensibili e giustificabili a livello aziendale, ma lo sono molto meno quando ineriscono il diritto all’informazione. È indubbio che le responsabilità non siano imputabili esclusivamente ai fornitori, ma siano più primariamente appannaggio della committenza. 
Ciò non toglie che i fornitori in questione stiano compiendo delle operazioni di ibridazione della loro ragione sociale che finiscono per coinvolgere anche altri settori. Se da una parte l’informazione si confonde sempre di più con l’intrattenimento, dall’altra le incursioni nel campo della cultura sono sempre più consistenti nel tentativo di trasformare quest’ultima in possibile fonte di introito. Cosa nella quale, in termini assoluti, non ci sarebbe niente di male ovviamente. Anzi se si seguisse un adeguato programma di formazione progressiva del pubblico, probabilmente si compirebbe un’operazione lodevole sotto il profilo sociale. Di fatto però gli investimenti in questa direzione sono, per ben oltre il novanta per cento dei casi, frutto di operazioni commerciali pure e semplici che con la cultura e la sua diffusione, davvero poco hanno a che fare, come potrebbe facilmente testimoniare un’analisi oggettiva delle competenze dei personaggi preposti al loro controllo.
Non ci illudiamo quindi di poter porre un argine alla situazione, siamo perfettamente coscienti dello strapotere detenuto da pochi nel mondo della fotografia, come siamo altrettanto coscienti e financo orgogliosi di non essere allineati a questo stato di cose. Quello che vogliamo fare è semplicemente offrire, a chi abbia voglia di ascoltare un’altra campana, un piccolo polo aggregativo intorno al quale poter discutere avendo presente un’istanza etica che non preveda come unico punto di riferimento il raggiungimento di un fatturato.
E in questo oneroso tentativo siamo orgogliosi di poter dire di non essere soli grazie al supporto teorico e pratico di colleghi come Maurizio De Bonis, dal cui incontro è nata l’esigenza teorica e la realizzazione pratica di questa nuova iniziativa, e testate come CultFrame  e Punto di Svista insieme alle quali stiamo dando vita a questo convegno con il supporto organizzativo di Officine Fotografiche di Roma.

L’idea che ci muove è questa. Presto i dettagli operativi su queste stesse pagine.



n. 215 - marzo 2010






Dall'alto:
Lo stendardo del Primo Festival della Fotografia Etica in piazza del Duomo. Lodi, 12 marzo 2010.

Robert Knoth mentre illustra il suo lavoro ai pubblico presente all'inaugurazione della sua mostra ll costo umano di una catastrofe nucleare in esposizione presso ex chiesa di San Cristoforo. Lodi, 12 marzo 2010.


L'incontro dedicato al rapporto tra fotografia e ONG, presso il Teatro delle Vigne. Lodi, 13 marzo 2010.

I rappresentanti del collettivo fotografico Active Stills nel corso del dibattito durante la presentazione del loro lavoro al Teatro delle Vigne. Lodi, 13 marzo 2010.

L'Aula Magna del Liceo Verri durante l'incontro con il collettivo fotografico TerraProject. Lodi, 14 marzo 2010.

Il pubblico in sala durante dibattito che ha seguito la proiezione dei lavori del collettivo fotografico Active Stills al Teatro delle Vigne. Lodi, 13 marzo 2010.

Il dibattito Etica, comunicazione e fotografia nella Sala dei Comuni della Provincia di Lodi. Da sinistra Francesco Cito, Elena Parasiliti, Sandro Iovine, Leo Brogioni e Aldo Mendichi. Lodi, 14 marzo 2010.







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