domenica 6 gennaio 2008

Uomo, professione reporter


Non conosco personalmente Antonino Condorelli. È stato solo uno dei tanti incontri possibili sulla rete quando ti metti a cercare con un po’ di criterio tra milioni di possibili contatti. Mi ha colpito un suo intervento in un sito internazionale dedicato al fotogiornalismo e l’ho contattato. Antonino ha detto la sua anche in questo blog e mi sono ulteriormente incuriosito trovando oltre al suo sito in rete anche il suo blog. Antonino è uno dei tanti che fanno un mestiere meraviglioso in un paese che riesce spesso a farti maledire il giorno in cui ti è venuta la splendida idea di fare il fotogiornalista. Antonino sa di essere per questo un privilegiato e sa per lo stesso motivo di essere un dannato che deve rincorrere la committenza per ottenere un pagamento. Sa che può girare il mondo per fare il suo lavoro e vedere cose che a pochi sono riservate. Ma questo ovviamente vuol dire cose belle e cose terribili. Sa che le sue immagini possono documentare, ma Antonino per fortuna è anche un uomo e a volte si chiede quanto sia giusto passare in mezzo alla sofferenza e portar via solo delle immagini. Permettetemi di invitarvi a leggere le riflessioni di un Uomo di fronte alla propria professione. Pensieri che chiunque faccia questa professione ben conosce, ma che forse i non addetti ai lavori ignorano, mentre sarebbe opportuno ne prendessero coscienza. Un invito particolare a leggere queste righe lo rivolgo agli studenti dei miei corsi. Perché possano affacciarsi a una finestra viva e umana e dare uno sguardo sincero al mondo del fotogiornalismo, quello vero, quello vissuto da dentro e non quello dei fumetti o dei sogni irreali che animano in genere chi si iscrive a un corso di reportage. Per gli altri forse non ci sarà niente di nuovo nelle parole di Antonino, ma credo che ricordarsi di essere Uomini non faccia male a nessuno. Buona lettura.


Una foto della mente
, il post di Antonino Condorelli.





Il post di Antonino Condorelli.




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