giovedì 17 giugno 2010

Grazie Nino!




Non è vero e non ci credo. Anzi non ci voglio credere. Parafrasando a mio uso e consumo il titolo di una commedia di Peppino De Filippo potrei riassumere con queste parole la sensazione provata nei giorni scorsi a seguito dell’incontro professionale (forse sarebbe più opportuno parlare di sfioramento) con Nino Migliori. Parlo di un brevissimo scambio di e-mail avvenuto per completare la raccolta di materiali da pubblicare in allegato all’intervista realizzata da Pio Tarantini pubblicata sul numero 218 de IL FOTOGRAFO. 

Prima di questa occasione il mio rapporto con Nino Migliori era stato quello che può avere uno dei tanti estimatori che si limitano a seguire a distanza la sua ricerca, conservandone traccia nella propria libreria grazie a sei o sette volumi a lui dedicati. Il massimo della... vicinanza era stato realizzare, su richiesta di Francesca Vitale, un intervento audio per il sito web Nuove Tendenze su un’immagine della serie Ossidazioni. È stata quindi una piacevole sorpresa scoprire il garbo e la professionalità di un uomo che, vuoi per diritto di anagrafe, vuoi per risultati conseguiti nella vita, potrebbe avere motivo di esternare una qual certa alterigia nei confronti del consorzio umano. Al contrario Nino Migliori si è proposto nello scambio epistolare con un atteggiamento di grande disponibilità, ringraziando perfino per lo spazio dedicatogli e fornendo un materiale impeccabile in funzione dell’impiego cui era destinato.
Atteggiamento per altro coerente con quanto dichiarato nell’intervista: «Mi piace sempre ricordare una delle definizioni di cultura, cioè è ciò che resta quando abbiamo dimenticato tutto quello che avevamo imparato». Credo infatti che già in queste parole sia possibile ritrovare un messaggio fondamentale che lega in qualche modo la Cultura a un’umiltà che, grazie alla metabolizzazione e all’oblio delle fonti intese come oggetto di citazionismo, permette di non aver più qualcosa da ostentare declamando a gran voce, bensì consente di dire sussurrando, esponendo la propria faticosa e caleidoscopica curiosità per la conoscenza umana. 
Sì, d’accordo Nino Migliori è una persona garbata e gentile, ma vi potreste a ragione chiedere perché mi soffermo a raccontarvi queste cose. Il motivo è l’associazione, impossibile da evitare, tra i modi di un autore che a buon titolo può essere annoverato tra i maestri della fotografia contemporanea e quelli di tanti giovani che aspirano ad emergere o, peggio ancora, di tanti appassionati armati, più che di idee e capacità, di un’arroganza non sempre commensurabile. Con questo ovviamente non intendo generalizzare affermando che in questa descrizione si debbano riconoscere tutti i giovani emergenti e tanto meno tutti gli appassionati. Certo è però che, di fronte al ringraziamento di un autore cui probabilmente sarebbe semplicemente dovuta, honoris causa, la visibilità che ho ritenuto giusto accordargli, c’è frequentemente la pretesa di molti di ottenere la pubblicazione. Mi chiedo poi perché persone senza alcun trascorso nel campo non si peritino quasi mai in frangenti analoghi di esprimere almeno un feedback sul lavoro svolto insieme, mentre un ultraottuagenario autore internazionalmente acclamato, si sente in dovere di ringraziare ancora prima della pubblicazione. O peggio, come è accaduto più di una volta, ritengono di poter minacciare una sorta di rappresaglia rivolgendosi a testate concorrenti qualora non pubblicati. Per non parlare di chi, essendo abbonato, ritiene di aver acquistato, oltre al diritto di ricevere la rivista in casa, anche una pubblicazione dovuta. 
Mi chiedo anche perché professionisti dichiarati, e che di fatto si guadagnano da vivere con la fotografia, forniscano tanto spesso un materiale che richiede ore di lavorazione per poter essere utilizzato. Ricordo foto su cui abbiamo dovuto passare letteralmente ore per ripulire la scansione dalla polvere presente sul vetro dello scanner non ripulito o immagini di professionisti che hanno dato vita a una piccola lotteria redazionale, in cui il vincitore era colui o colei che indovinava per prima in quale campo dei metadati sarebbe stata rinvenuta la didascalia, dal momento che non c’erano due immagini dello stesso fotografo in cui i dati comparivano nello stesso posto. Per non parlare poi delle dimensioni creative in cui vengono fornite le immagini. A fronte di questa routine lavorativa, come fare a non stupirsi se un uomo, lo ripeto, di oltre ottanta anni ti invia dei file perfettamente didascalizzati, convertiti in quadricromia (indispensabile per stampare) e addirittura rinominati in funzione della sequenza di utilizzo da noi prevista? Eppure sarebbe logico pensare che essendo nati nel 1926 si possa avere qualche problema in più rispetto a un venti/trentenne nel confrontarsi con la tecnologia informatica…
Gli anziani sono quindi meglio dei giovani? Le nuove generazioni non ci danno più garanzia di futuro in questo come in altri campi?
Non è vero e non ci credo. Anzi non ci voglio credere, come affermato all’inizio. 
Credo che la risposta sia semplicemente che esistono persone come Nino Migliori che ancora guardano con professionalità alla sostanza delle cose e non mirano solo all’apparire, come ci ha insegnato a fare la società attuale. Concretezza e capacità di fare, avendo cose da raccontare, a fronte dell’apparire per l’apparire in ossequio a un modello fin troppo passivamente adottato dalla maggioranza. Ma il substrato di tutto questo è il rispetto nei confronti del proprio lavoro e di quello degli altri. Se faccio una fotografia che deve essere pubblicata, devo tenere presente anche a cosa serve e come verrà utilizzata. Oltre che per motivi etici anche per rispetto nei confronti di chi, con il suo lavoro, porterà a nuova forma quello che io ho già fatto. Sono convinto che oltre a una lezione di professionalità Nino Migliori ci abbia regalato anche una lezione di rispetto per gli altri oltre che per se stesso.
E di questo mi permetto di ringraziarlo pubblicamente, con la speranza che il messaggio implicito nelle sue opere e nel modo in cui sono state e sono realizzate nonché rese fruibili agli altri, arrivi come un esempio a chi oggi si avvicina alle immagini per professione o per passione. Grazie Nino.








n. 218













Dall'alto:
La doppia pagina di apertura dell'intervista a Nino Migliori realizzata da Pio Tarantini e pubblicata sul numero 218 de IL FOTOGRAFO.

L'intervento audio di Sandro realizzato per il sito web Nuove Tendenze.

Ossidazione 1984, © Nino Migliori.

La Home page del sito personale di Nino Migliori.

La pagina dedicata alla didattica nel sito personale di Nino Migliori.

Il volume Segni, edito da Damiani Editore

Il volume Edenflowers, edito da Damiani Editore.


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