domenica 2 gennaio 2011

Il ritratto di Sakineh... e se...

Schermata dalla home page di Repubblica.it del 2 gennaio 2011 ore 11,01. (clicca per ingrandire)
Nuova speranza per Sakineh "Lapidazione forse annullata".
Beh, menomale. L'immagine pubblica e privata di quella donna mi pare sia stata sfruttata fin troppo e da tutte le parti, che almeno ne esca con la vita salva mi pare il minimo che ci si possa auspicare. Sarà pur vero che è stata accusata di omicidio, ma personalmente non riesco proprio ad accettare la pena di morte, indipendentemente dalla fonte che la commini.
Proviamo a vedere: click.
Schermata dall'articolo pubblicato  Repubblica.it del 2 gennaio 2011 ore 11,01. 
Clickando sul link troverete la pagina modificata con l'aggiunta di testo e altre immagini (ndr ore11,33)
 (clicca per ingrandire)
Poche righe che poco aggiungono a quanto letto in home page. Speriamo che non sia la solita farsa all'interno delle schermaglie comunicative intorno a questo caso. Ma... c'è qualcosa di strano. Torno sulla home page. Click. 
Beh, sì la foto è leggermente differente. Nella home page il volto di Sakineh Mohammadi Ashtiani è rivolto da destra verso sinistra e gli occhi sono socchiusi. Nella pagina che riporta l'articolo invece il volto è girato da sinistra verso destra e gli occhi guardano in macchina. Inoltre porta la mano destra al mento. 
Ma c'è qualcosa di strano... Vuoi vedere che hanno girato la foto? ... Ma come si fa a capirlo concertezza? Mmm, vediamo... il foulard! Trovato: basta guardare i disegni sul foulard... 
Eh no... corrispondono, la foto non l'hanno girata. È Sakineh a essersi voltata. 
Però continua a esserci qualcosa che non mi convince. 
Bah... proviamo a cercare qualche immagine su un motore di ricerca. Sakineh...  mmm, l'onniscente Goggle suggerisce sakineh mohammadi ashtiani... 
Sembra più preciso, seguiamo il consiglio: Click.
La schermata della pagina di ricerca di immagini su Google delle parole chiave sakineh mohammadi ashtiani.
Ecco cosa non mi convinceva! Sakineh è irriconoscibile. Abbiamo incontrato lei e la sua terribile, da qualunque punto di vista la si voglia considerare, storia grazie alla campagna su stampa, televisioni e internet che è stata supportata con l'immagine di una bellissima giovane donna con il velo nero che le incornicia l'ovale del viso.
Eccola qui, guardatela meglio in questa immagine-banner linkata da Ilgiornaleitaloamericano.com.
L'immagine che correda l'articolo Ore disperate pubblicato su ilgiornaleitaloamericano.com
domenica 05 Settembre 2010 alle ore14:45. (clicca per ingrandire)
È proprio Sakineh, come l'abbiamo conosciuta. Di fatto però questa fotografia per l'uso che ne è stato fatto ha smesso di rappresentare la donna Sakineh Mohammadi Ashtiani ed è diventata l'immagine simbolo di una lotta dell'Occidente civilizzato e libertario (?!?) contro un Oriente islamico repressivo e barbaro (?!?).
Ma perché e come questo può essere avvenuto? Perché proprio quell'immagine e non un'altra?
Beh, la prima spiegazione che si può dare è di tipo meccanicistico: perché quella è l'unica fotografia che si poteva reperire quando la notizia ha iniziato a fare il giro del mondo. A vederla sembrerebbe latrice di quell'impianto iconografico tipico delle immagini destinate a certificare l'identità di un cittadino dalle pagine di un documento. E niente di più facile che chi fosse vicino alla donna abbia fatto circolare la prima immagine che gli è capitata sotto mano, magari proprio quella di un vecchio documento o un ritratto fatto chissà quando. 
Sottolineo che non ho indagato sull'origine dell'immagine e che chi ne sapesse di più con certezza è il benvenuto per tutte  le correzioni o specifiche del caso. Ma non è tanto l'origine della fotografia che mi interessa. Quanto il fatto che abbia potuto trasformarsi in altro da ciò per cui era stata scattata.
Proviamo ad analizzarla con calma e forse ci accorgeremo che (casuale o studiato che sia il suo reperimento) di fatto l'immagine ben si presta all'impiego che ne è stato fatto successivamente.
Allora, Sakineh ha gli occhi che guardano dritto verso l'obiettivo. Il suo volto è pervaso di una bellezza medioorientale pulita e indubitabile. Gli zigomi spariscono nel pallore ricercato in fase di ripresa o ottenuto successivamente, rendendo ceruleo il volto e nel suo complesso privo di imperfezioni l'incarnato. Il naso è regolare, la labbra hanno un'espressione seria, ma che suggerisce la frequentazione del sorriso. Il tutto è incorniciato dal tradizionale velo nero. Per noi Occidentali buona parte di questi elementi può inconsciamente richiamare le rappresentazioni agiografiche di santi e  religiosi di vario ordine e grado. Se solo lo sguardo fosse rivolto verso l'alto potremmo estenderci perfino ai mistici.
In ogni caso è sufficiente un'occhiata per individuare un volto di giovane e bella donna e attribuirle i connotati di appartenenza a un'area geo-politico-culturale di matrice islamica grazie all'evidenza del velo nero che le circonda il volto.
Facile quindi che la reazione media di un occidentale sia nell'ordine quella di 
  • schierarsi a favore del soggetto ritratto
  • dimenticare la condanna per uxoricidio
  • identificare nella donna ritratta una vittima del regime islamico in vigore in Iran
  • identificare nella donna ritratta una vittima dell'oppressione femminile imposta dalla religione islamica
  • indirizzare il proprio risentimento nei confronti del mondo islamico, con particolare riferimento all'Iran, stato sovrano in base alle leggi del quale la donna è stata condannata alla lapidazione
Ora senza nulla togliere al valore umano e umanitario delle manifestazioni a favore di Sakineh Mohammadi Ashtiani, la domanda che mi pongo è: siamo sicuri che dietro l'impiego massivo di quella immagine ci sia solo la volontà di salvare una donna da una morte orribile e non piuttosto l'obiettivo non dichiarato di creare il maggior consenso possibile all'interno di una campagna contro il pericolo costituito dall'Iran per l'Occidente?
Ovvero l'utilizzo di quell'immagine per iconizzare l'intera vicenda è casuale o è stato perseguito in ragione di un preciso calcolo finalizzato al coinvolgimento di un consenso che provochi il coalizzarsi del maggior numero possibile di persone contro un nemico comune, reale o ipotetico che sia?
E ancora, se tutta la campagna a favore di Sakineh Mohammadi Ashtiani fosse stata condotta con immagini come quelle pubblicate oggi da repubblica.it, l'impatto emotivo collettivo che la vicenda suscita naturalmente sarebbe risultato rafforzato o indebolito? 

Il manifestino usato dai militanti
di Iran Solidarity nelle manifestazioni.
Lo stesso manifestino ottenuto sostituendo
l'immagine con una più recente di Sakineh.

 

























Ma fate voi stessi un esperimento. È molto probabile che vedendo la foto e il manifestino utilizzato in numerose manifestazioni di piazza a favore di Sakineh, vi siate sentiti coinvolti in prima persona a favore della donna. 
Bene, se così è stato guardate attentamente l'immagine riprodotta qui sopra a sinistra.
Adesso copritela con la mano o con un foglio e osservate l'immagine di destra. Si tratta dello stesso manifestino cui è stata applicata, con approssimazione, dal sottoscritto un'immagine* recente di Sakineh Mohammadi Ashtiani portata in bianconero e invertita di lati per renderla quanto più possibile simile a quella utilizzata nelle campagne contro la lapidazione.
Davvero vi fa lo stesso effetto?

Illazioni? Personalmente non credo. Attenzione però, non voglio certo dire che senza quella fotografia la campagna a favore di Sakineh non avrebbe suscitato lo sdegno del mondo intero o perlomeno di quello occidentale che si sente minacciato dall'Islam. 
Intendo solo dire che anche un'immagine come il ritratto di Sakineh Mohammadi Ashtiani può essere parte integrante di un processo di formazione del consenso popolare e che  analizzandola anche superficialmente sembra difficile ipotizzare come casuale il suo impiego. Soprattutto se si considera il numero impressionante di volte in cui è stata proposta al pubblico/spettatore in un arco di tempo abbastanza limitato.

* Per quanto sono riuscito a ricostruire nei meandri della rete, l'immagine originaria dovrebbe avere come credit Ap/LaPresse.

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11 commenti:

Giancarlo Parisi ha detto...

Caro Sandro, nel turbinio della mia vita quotidiana, generalmente piena di impegni uniersitari e altre attività diciamo lavorative, non ho la possibilità di rendere note le mie riflessioni sul mondo che ci circonda, e come si sà, un conto è fare delle considerazioni personali e mentali (o al massimo condivise con qualche persona vicina), altra cosa è avere il tempo di creare delle lucide analisi su queste tematiche e renderele pubbliche. Ma per fortuna ci sei tu.

Per quanto mi riguarda, nonostante la fretta, gli impegni e tutto il resto, ricordo perfettamente che quando il "santino" di Sakineh ha preso a circolare io ho fatto le mie considerazioni. Ho pensato: "ecco l'ennesimo martire della situazione che, chissà per quale motivo (probabilissimamente politico), ha avuto gli onori della ribalta".

Come se situazioni del genere non fossero mai successe nel mondo, eppure non per ognuna di esse c'è cotanta mobilitazione.
E il ritrattino infagottato di sakineh, quella stessa pulizia di lineamenti e quella tranquilla innocenza che promana, mi sono arrivati, in ogni caso, come il risultato di una precisa scelta circa l'immagine da veicolare.

Sbagliavo? Non so, perchè non si sà come si è scelta quella foto appunto. Ma il sentore per me era quello: la scelta precisa.

Poi vedo, sempre di fretta ma vedo, il ritratto odierno di sakineh... Il primo mio pensiero?
"Ma chi diavolo è questa? Sua madre?"
Poi, guardando attentamente capisco che è proprio lei, allora se prima avevo delle domande ora risultavano moltiplicate.
Ma la cosa che più mi ha colpito è la differenza di età e l'espressione.
Complice anche una non completa conoscenza della vicenda (sapevo solo che era accusata di uxoricidio), la prima immagine mi induceva a pensare ad una giovane donna vittima di soprusi da parte del compagno. La scoperta della più attuale immagine ha cancellato questa idea, lasciando spazio ad considerazioni meno solidali con la donna. Quella sua espressione era diventata d'un tratto austera, non accennava più al sorriso e lasciava trapelare (almeno a me) un velo di malizia...

Ma chi è Sakineh?

Anonimo ha detto...

Assolutamente d'accordo con voi e la considerazione finale.

A questo punto allego solo un link a rafforzare la tesi.

http://lideolog.net/2010/10/03/sakineh-vs-teresa/

P.S.:
Sono contro la pena di morte... sempre!

Sandro Iovine ha detto...

Per quanto pienamente concorde nella non accettabilità e nella condanna della pena dimorte, ricordo che l'argomento non discussione non è questo.
Quanto alla sospetta visibilità della vicenda di Sakineh Mohammadi Ashtian e alle modalità della sua veicolazione mediatica, uno spunto ulteriore di riflessione viene dalle immagini pubblicate su Demotix.com.
Si riferiscono al Day for the Elimination of Violence Against Women as a protest against the treatment of women in the Islamic Republic e sono state scattate a Londra 25 novembre 2010.
A quanto pare oltre alla vicenda di Sakineh esistano altre storie assimilabili di cui però i mass media si occupano molto, molto meno.

Angelo Nesci ha detto...

Carissimo direttore ... sarà che noi italiani siamo abituati a vedere il torbido e il complotto in molte situazioni ... sarà che cose di questo tipo, credo non succedano mai per caso e se qualcuno decide di tirarle fuori, in fondo (per pura casualità), rischia anche di ricavarne giovamento, ma oggi, dopo aver visto la Sig.ra Sakineh in TV, mi sento di condividere con Lei l'ipotesi che per la scelta dell'immagine simbolo della campagna informativa effettivamente il diavolo ci abbia messo lo zampino.
Angelo Nesci

stefano ha detto...

…e c'è ancora qualcuno in giro che continua a dire che un'immagine vale piu' di mille parole...

Dario ha detto...

Gentile Direttore, questo articolo è una vera e propria sintesi di marketing della comunicazione istituzionale. Qui non c'è nessun prodotto o servizio da vendere ma una idea o una battaglia morale da condividere. L'uso della fotografia diventa parte del linguaggio (e non tutto il linguaggio per la serie "questa foto parla da sola") e come tale influenza l'opinione e veicola (meglio) il messaggio.
Come giustamente già detto questo non vuol dire mettere in discussione la faccenda e non essere vicini alla povera Sakineh e contrari ad ogni sanzione che preveda la morte per di più in maniera atroce.
Un bello spunto di una dinamica che ormai abbiamo interiorizzato e alla quale spesso siamo assuefatti e che narcotizza il nostro pensiero.

francesco peluso ha detto...

Per questo forse in questa epoca di globalizzazione si ha tanto paura della fotografia, o meglio del pacchetto mediatico che si può creare con una fotografia.
Perchè, volenti o dolenti la fotografia nell'immaginario collettivo rappresenta ancora la prova suprema di un fatto.
Vero o falso che esso sia.

Curiosamente nell'articolo Grandi e piccole (sul Fotografo in edicola in questi giorni) si discute del differente impatto, sul visitatore di una mostra, di una immagine 10x15 e di una grande gigantografia.

Copio;
"Il formato grande trascina lo spettatore in una dimensione iperrealistica."

E di una piccola immagine web vista contemporaneamente in tutto il mondo ?

Forse non ci siamo ancora resi conti della sua imperiosa valenza.

rijeka ha detto...

Nello specifico di questo articolo (e in buona parte degli ultimi qui pubblicati), non penso sia importante concentrarsi sulla valenza specifica della singola immagine, anzi, così facendo credo che le probabilità di finire fuori strada rispetto alle argomentazioni proposte dal Direttore triplichino. Non è infatti attraverso un ritratto che posso dedurre la reale bontà/onestà di Sakineh, tanto più se la sua immagine è stata selezionata ad hoc per diventare ora “icona”, ora “notizia” (il che cambia tutto il quadro di riferimento).
Posso però arrivare a comprendere, mettendo in relazione la lettura di queste immagini con l’utilizzo che ne è stato fatto all’interno dei diversi contesti narrativi entro cui sono state inserite, “cosa i mass media vogliono che pensi a riguardo”, “come vorrebbero che interpretassi la situazione” o “attorno a quali valori vorrebbero che mi stringessi in questo momento” (così come suggerito anche da Dario).
Osservare lucidamente i meccanismi narrativi e relazionali che sottendono l’uso di una stessa immagine in contesti diversi (in questo caso campagna di sensibilizzazione sulla condizione delle donne mediorientali/pena di morte da un lato, e copertura giornalistica del caso dall’altro), o l'utilizzo di immagini diverse per la copertura di una stessa storia, credo infatti sia un buon modo per evitare di farsi suggestionare, e di disarmare, criticamente, quelle “armi di distrazioni di massa” progettate appositamente per spingerci ad aderire acriticamente a una determinata posizione.
Guardando allora le due immagini di Sakineh qui proposte, e provando a oppormi per un’attimo alla mia “dose quotidiana di empatia forzata”, la prima domanda che mi viene in mente non è più “chi è Sakineh?” (o se è colpevole o innocente..), bensì “perché ad un certo punto hanno cambiato il modo di rappresentarla”?
Ovvero, dal momento che sono consapevole che la “verità vera” mi viene sistematicamente preclusa, provo almeno a capire a quale “verità” tentano di farmi aderire, e quanta pertinenza c’è tra questa supposta verità e le informazioni (visive e non) che mi vengono fornite... sarò poi libera di trarre le mie conclusioni, ma almeno avrò provato a non soccombere subito a questa pianificata, costante, e alquanto urticante, dittatura delle emozioni...

Giancarlo Parisi ha detto...

Interessante lo spunto di rijeka...
La mia domanda "Chi è Sakineh" è evidentemente una domanda impulsiva, generata dal cambiamento di rotta nel modo di rappresentarla, ma anche la risposta all'altra domanda proposta da rijeka potrebbe essere illuminante e rispondere anche alla prima...
interessante...

Claudia M. ha detto...

Anche io trovo davvero stimolante provare a rispondere alla domanda posta da Rijeka alla fine del suo intervento, ma una cosa che lei accenna all’inizio mi ha coinvolta assai maggiormente: il suo riferimento al nostro rischio costante di andare fuori tema rispetto alle riflessioni proposte dal “Direttore”... e beh sono consapevole di farlo in questo momento anche io. Ma vorrei che la forza argomentativa della seconda parte del tuo discorso, Rijeka, facesse passare in secondo piano la tua prima istanza. Mi sembra di cogliere un rimprovero implicito che condivido. Ma sei molto diplomatica e guidata da un’urgenza educativa che ti spinge a indicarci in quali errori possiamo incorrere concentrandoci sulla singola immagine, sul dettaglio, sul particolare, quando il discorso di Iovine di tutti gli ultimi post può essere considerato un unicum... una sorta di racconto a capitoli tutto inserito nella stessa storia.

Sto interpretando e provando a leggere tra le righe, correggimi se sbaglio, ma anche io a volte ho l’impressione che sfugga il senso profondo. Che ogni volta ci si concentri sull’ultimo tratto di strada dimenticando l’intero percorso che ci ha portato a questo punto e, magari, anche la destinazione finale. Come se non fossimo in grado di abbracciare l’intero, di capire che trasformare l’immagine di Sakineh in un’icona che celebra la superiorità morale dell’Occidente sul mondo islamico, si iscriva nello stesso sguardo che impone il corpo devastato di Isabelle Caro sui manifesti delle nostre città. Lo stesso sguardo che ci fa accettare la sequenza di un uomo che si getta dal balcone senza scandalizzarci, perchè ci hanno spiegato, insegnato, indicato che sono altre le cose che devono indignarci e noi che guardiamo solo al frammento di realtà che abbiamo davanti in questo istante consegnamo ad altri la nostra capacità di giudicare, fino al paradosso schizzofrenico di condannare la pena di morte in Iran, convivendo quotidinamente con la pena di morte americana.

Anonimo ha detto...

Probabilmente l'immagine di Sakineh che noi tutti abbiamo visto e rivisto anche sulle facciate di molti edifici pubblici delle nostre città, nel momento in cui la storia è diventata un caso internazionale, era l'unica disponibile, ma poi ha assunto il valore e la funzione della vera a propria icona, tra cui anche la possibilità di essere strumentalizzata, e parlando di Iran e Occidente sappiamo bene a quale tipo di strumentalizzazione e di forzatura di senso una storia del genere possa essere sottoposta, dal settembre del 2001 ad oggi siamo stati spesso sollecitati tramite immagini (fotografiche e filmiche) e narrazioni, ad ogni tipo di sollecitazione in questo senso.

L'utilizzo dell'immagine di Sakineh mi ricorda, anche se il contesto e il tema sono totalmente differenti a quello che fu fatto nel caso di Eluana Englaro che in coma da 17 anni è stata però sempre mostrata nelle foto giovane e sorridente.

Lorenzo D