sabato 1 gennaio 2011

Watch the Bird(ie)!

Guardate questo filmato. Si tratta di spot pubblicitari Canon della prima metà degli anni Ottanta che vedono come testimonial d'eccezione il fotografo David Burnett.

Montaggio di spot pubblicitari con David Burnett e Larry Bird per Canon T70 (1984)
e Da
vid Burnatt e John Newcombe per Canon AE-1 (1981).
Bene, adesso rileggiamo insieme questo passo (che contiene una frase già citata in una recente in una discussione all'interno di questo blog) tratto da Per una filosofia della fotografia di Vilém Flusser cui avevo dedicato un post.

«Oggi quasi tutti possiedono una macchina fotografica e fanno foto. Così come quasi tutti hanno imparato a scrivere e producono testi. Chi sa scrivere sa anche leggere. Ma chi sa fare foto non deve necessariamente saperle anche decifrare. Per comprendere perché il fotoamatore possa essere un analfabeta fotografico, bisogna considerare la democratizzazione della fotografia - il che renderà allo stesso tempo necessario trattare alcuni aspetti della democrazioa in generale.
Le macchine fotografiche sono acquistate da persone programmate per questo acquisto dagli apparati pubblicitari. La macchina fotografica acquistata sarà l'"ultimo modello": meno costoso, più piccolo, più automatico e più efficiente dei modelli precedenti. Come abbiamo già stabilito, questo progressivo miglioramento dei modelli di macchina fotografica si fonda sul feedback con cui i dilettanti alimentano l'industria fotografica: questa impara automaticamente dal comportamento dei dilettanti (e della stampa specializzata, che le rifornisce costantemente di risultati delle prove). È l'essenza del progresso postindustriale. Gli apparecchi migliorano se stessi grazie al feedback generale.
Benché la macchina fotografica si fondi su principi scientifici e tecnici complessi, è molto semplice farla funzionare. È un giocattolo strutturalmente complesso, ma funzionalmente semplice. In questo, è il contrario del gioco degli scacchi, che è strutturalmente semplice e funzionalmente complesso: le regole sono facili, ma è difficile giocare bene a scacchi. Chi tiene in mano una macchina fotograica può creare fotografie eccellenti, senza avere la minima idea  di quali processi complessi metta in moto schiacciando il pulsante di scatto.
Il dilettante si distingue dal fotografo per la gioia di fronte alla complessità strutturale del suo giocattolo. A differenza del fotografo e del giocatore di scacchi, egli non è alla ricerca di "nuove mosse", di informazioni, dell'improbabile, ma vuole semplificare sempre più la propria funzione grazie a un'automazione sempre più perfetta. L'automaticità dell'apparecchio fotografico, per lui impenetrabile, lo inebria. I circoli di fotoamatori sono luoghi in cui ci si inebria delle complessità strutturali, sono luoghi da trip, fumerie d'oppio postindustriali.
La macchina fotografica esige che chi la possiede (colui che ne è posseduto) continui a scattare foto, a produrre sempre più immagini ridondanti. Questa fotomania dell'eterna ripetizione dell'uguale (o del molto simile) conduce infine a un punto in cui, senza la macchina fotografica, il dilettante si sente cieco: comincia la tossicodipendenza. Il dilettante riesce allora a vedere il mondo soltanto attraverso l'apparecchio e secondo le categorie fotografiche. Egli non è "al di sopra" dell'atto fotografico, ma è divorato dall'avidità del suo apparecchio, è divenuto il prolungamento dell'autoscatto del suo apparecchio. Il suo comportamento è il funzionamento automatico della macchina fotografica»*

A prescindere dal perverso gusto personale che mi ha spinto a pubblicare questo video per il gioco di parole tra l'espressione Watch the Birdie! (guarda l'uccellino) e la frase pronunciata al termine del filmato dedicato alla Canon T70 (Watch the Bird, in cui si allude chiaramente al cognome del noto cestista dei Boston Celtics, Larry Joe Bird, vi invito a rivedere il filmato prestando molta attenzione al testo.

Non avete la sensazione che le riflessioni di Flusser potrebbero tranquillamente essere la didascalia al filmato?
Per esempio nella parte iniziale dello spot della Canon T70, il ruolo di David Burnett è affidato al riconoscimento derivante dalla popolarità del suo volto la voce narrante specifica the superstar Larry Bird and the Canon T70, non the superstar Larry Bird and the photographer David Burnett with Canon T70). L'associazione voluta a livello comunicativo è chiara: anche se non sei bravo, con una macchina come questa potrai fare le foto come un professionista del calibro di David Burnett. Ergo il nome del fotografo scompare nell'enunciato a favore di quello dell'apparecchio che rende tutto semplice anche senza essere in possesso di conoscenze specifiche. La macchina fotografica rende facile realizzare grandi scatti!

Personalmente poi andrei anche un pochino oltre rispetto alla lettura del modello pubblicitario che, peraltro, a distanza di una trentina di anni e abbastanza indipendentemente dal brand che lo propone, non sembra aver cambiato in modo sostanziale le proprie linee guida.
Se si accetta la lettura di Flusser, il divenire appendice della macchina fotografica (piuttosto che il diventare ciechi senza il filtro dell'apparecchio fotografico che però impone il suo modello interpretativo) porta abbastanza facilmente all'enunciazione di una chiara perdita di coscienza da parte di una certa tipologia di fotografi. Ma i fotografi sono anche persone, cittadini... esposti al rischio di contagio massivo dell'atto acritico. In altre parole non è poi così difficile paventare che l'attitudine sviluppata all'atarassia critica promossa dalle aziende finisca per estendersi ad altri settori della vita sociale.
Quanto alle conseguenze... beh, valutate un po' voi... credo che di materiale di studio in giro ce ne sia abbastanza...


*Vilém Flusser, Per una filosofia della fotografia, Bruno Mondadori, 2006; pagine 75-77.

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