venerdì 31 dicembre 2010

Oliviero Toscani: «Era anoressica nel cervello»

Isabelle Caro. Immagine linkata dal sito 11news.us.
Toscani, dal canto suo, aveva difeso la sua campagna definendola «una sorta di Urlo di Munch» contro la malattia. Così, tra il patetico e il surreale, secondo Corriere.it, quell'ineffabile personaggio che risponde al nome di Oliviero Toscani avrebbe definito il proprio lavoro del 2007. Sì, quello tornato in auge in questi giorni con la morte della modella Isabelle Caro, quello che si proponeva di vendere abiti con l'immagine di un ragazza anoressica nuda, salvo tentare di spacciare tutta l'operazione come una operazione di Pubblicità Progresso contro l'anoressia.
La vicenda è nota. La campagna del 2007 per una casa di moda fu realizzata, con la consueta messa in scena para-socializzante, utilizzando una modella anoressica che pochi giorni fa è scomparsa presumibilmente per complicazioni derivanti dalla sua malattia.
Sono due le considerazini che mi vengono spontanee. La prima è che non ci si fermi nemmeno davanti alla morte per continuare promuovere la propria immagine. Come era prevedibile i colleghi si sono precipitati come mosche sul miele alla corte del signor Toscani per chiedergli un'illuminata opinione su un argomento che forse di per se non merita particolari approfondimenti. Quello che colpisce nelle sue parole è a mio avviso la totale assenza di una qualunque empatia nei confronti della persona che evidentemente per lui era solo un oggetto davanti all'obiettivo, un mezzo per raggiungere il suo scopo e null'altro. A dirla tutta siamo al limite del disprezzo. Se poi si fa un giretto per la rete poi si possono trovare conferme a questa sensazione: «Non sapevo che fosse morta» ha detto [Oliviero Toscani ndr], senza essere tuttavia sorpreso dalla notizia del decesso della 'ragazza che non voleva crescere. Sembra quasi che il signor Toscani voglia sottolinearci la magnanimità con la quale si è chinato verso una povera malata di mente, che però in quanto tale non poteva che finire in quel modo. Un altro po' e arrivamo anche a dire che probabilmente era giusto che morisse, che se lo meritava in fondo, perché era malata e voleva esserlo.
Di sicuro l'immagine non ha recitato un ruolo salvifico nei confronti di Isabelle Caro. Le dato popolarità per un periodo breve, ma non le ha tolto la morte di dosso. E da questo  prende il via la seconda osservazione.
«Queste foto sono un orrore. Ho accettato di partecipare a questa campagna per avvisare le ragazze giovani, mostrando loro i pericoli dei regimi, i dettami della moda e le devastazioni dell'anoressia» avrebbe dichiarato la stessa Caro. Ma davvero vogliamo credere che questa semplicistica spiegazione possa essere sufficiente? Se le radici dell'anoressia sono profonde al punto da consumare una persona fino alla morte, possiamo davvero illuderci che una campagna pubblicitaria (perché non dimentichiamoci che di questo stiamo parlando) possa  da sola fermare una malattia come l'anoressia? 
Ma forse è un incompetente lo psichiatra francese Marcel Rufo, che a suo tempo commentò «Questa foto è un grosso colpo di marketing, eticamente abominevole»
Ma del resto i francesi si sa che sono inguaribili bigotti, altrimenti come spiegare il veto posto dall'Ufficio Francese di Controllo della Pubblicità alla campagna, mentre Toscani dal canto  suo, rispondendo alle critiche ricevute avrebbe detto: «C’è una bellezza nella tragedia. Il paradosso è che ci si sconvolge davanti all’immagine e non di fronte alla realtà. Io ho fatto, come sempre, un lavoro da reporter: ho testimoniato il mio tempo».
La cosa peggiore è che una parte di verità in quest'affermazione c'è davvero. Toscani  infatti con il suo agire testimonia il nostro tempo fatto di avidità, di non considerazione della dignità umana, di disprezzo per il valore delll'individuo, di guadagno personale come unico parametro per condurre la proria esistenza anche a scapito di terzi.
Ecce homo?

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30 commenti:

Stelassa ha detto...

Oltre quelle che hai riportato, un'altra frase che mi ha lasciato veramente schifata di Toscani è che dopo gli scatti non l'aveva neanche più sentita. Ne ha parlato come di un oggetto usato e gettato, indegno di qualsiasi attenzione successiva al loro incontro, negazione di una qualsiasi empatia che, specie in un caso del genere, non può non nascere in un fotografo. La chiave sta proprio nel tipo di fotografo/uomo che è lui, quindi non c'è da stupirsi. Ennesima riprova della mercificazione e del disprezzo che hai giustamente sottolineato.

Giancarlo Parisi ha detto...

Avevo già una mia idea in merito a Toscani, ora è definitivamente confermata.
Potrebbero sembrare fasi fatte e ruffiane, ma non riesco a produrre altro di fronte a questo insulto alla categoria dei reporter.

Ammesso e non concesso che l'idea della campagna pubblicitaria mostrasse qualche spiraglio per essere considerata valida, l'autore l'ha definitivamente chiuso con il tappo della superbia.

E ribadisco il "non concesso" perchè una campagna di questo tipo non andava fatta! Una cosa è il reportage di un fatto, per quanto disdicevole e drammatico, una cosa è il modo in cui questo reportage viene reso pubblico.

Qui è stato scelto il modo più bieco, confermato anche nel tragico epilogo dalla squallida supponenza di Toscani.

Anonimo ha detto...

@giancarlo: Toscani è il nostro tempo che esce dai giornali e arriva sui manifesti. un'idea che cerca il modo migliore per uscir fuori e arrivare alla massa. Sai cosa cambia se una foto viene pubblicata su un giornale nelle pagine della cronaca o su una decina di 6x3 appesi a Milano per una settimana (tutta la campagna consiste in questo)? Cambia che la foto la vedono centinaia di migliaia di persone in più, ma la foto è sempre la stessa. C'è un marchio che ha pagato lo spazio e ha pagato il fotografo embè? dove sta scritto che la pubblicità sociale può farla solo lo stato?

@Stelassa: Il rapporto che toscani ha avuto con la modella era appunto, in quanto modella, non era una sua amica era una professionista a cui lui ha fatto delle foto, e che ha pagato, stop; perchè toscani le avrebbe dovuto delle "attenzioni successive all'incontro" ? tu quando chiami l'idraulico per ripararti il tubo della lavatrice, poi nei mesi a venire lo chiami per sapere come sta?

Tornando all'articolo …"Ma davvero vogliamo credere che questa semplicistica spiegazione possa essere sufficiente? Se le radici dell'anoressia sono profonde al punto da consumare una persona fino alla morte, possiamo davvero illuderci che una campagna pubblicitaria (perché non dimentichiamoci che di questo stiamo parlando) possa da sola fermare una malattia come l'anoressia?"
Questo nessuno l'ha mai detto, ognuno combatte le proprie guerre con le armi che possiede, il fotografo combatte con le foto.

La citazione dello psichiatra infantile Marcel Rufo, riportata nell'articolo, continua con "la campagna potrebbe concepirsi solo se accompagnata dal messaggio: questa donna è colpita da una patologia, il 15 per cento dei malati si suicida" Cioè secondo lui bisogna spiegare tutto a questi poveri ignoranti che sono gli uomini non psichiatri infantili.

A proposito dell'Ufficio Francese di Controllo della Pubblicità… bisogna dire che questo è un'associazione privata di professionisti, che non è un organo di stato, non è stata istituita da nessuna legge ed -esattamente come lo IAP italiano- non ha il potere di censurare, nè le sue posizioni possono rappresentare "i francesi".

Giacomo

Sandro Iovine ha detto...

«embè» chiedere che non si abbia l'ipocrisia di ammantare un'operazione di marketing di discutibile fattura ed eticità come avente finalità sociali è chiedere troppo?

Giancarlo Parisi ha detto...

@Anonimo:
"Toscani è il nostro tempo che esce dai giornali e arriva sui manifesti"
E chi l'ha detto? Forse è il tuo pensiero, lo rispetto, ma ho ben altra idea al riguardo. Se per essere "il nostro tempo" uscendo dai giornali e arrivando sui manifesti è sufficiente dedicarsi al marketing senza scrupoli, beh, non credo ci sia molta differenza tra Toscani e i bigotti del grande fratello.

Hai detto anche:
"un'idea che cerca il modo migliore per uscir fuori e arrivare alla massa"
Quale idea? Quella di lanciare un messaggio per la lotta all'anoressia? In quella campagna non c'è nulla di tutto questo, perchè un'idea del genere presuppone "sensibilità" ed "empatia", stati d'animo SCONOSCIUTI ad uno che etichetta una povera vittima di una malattia NOTORIAMENTE mentale con parole del tipo "era anoressica nel cervello"!
L'unica idea che trapela dalla campagna di Toscani è il lucro, ed è solo in questo senso (il lucro appunto) che è possibile concepire il rapporto tra lui e la defunta Isabelle come analogo al rapporto tra cliente e idraulico.

A ragionare nei tuoi termini non c'è molta differenza tra la campagna di Toscani e la sequenza pubblicata da "La Prealpina" pochi giorni fa.

Come uomini (prima che come fotografi) dovremmo innanzitutto credere in quello che facciamo e di conseguenza farlo perchè ci crediamo. Toscani voleva combattere l'anoressia (che non vuol dire avere la presunzione di sconfiggerla) e non sapeva neanche che la ragazza era morta?
Mi viene un sorriso amaro, perchè questa è la prova evidente che per lui la ragazza è stata soltanto un "rapporto di lavoro", situazione che mal si concilia con la dichiarazione d'intenti da lui attribuita alla campagna.

Il fatto è che da buoni italiani fagocitiamo passivamente e acriticamente, in quanto restii a azionare il cervello.

Chissà cosa direbbe il buon Mario Giacomelli al riguardo...

Claudia M. ha detto...

Iovine, se si stava domandando se ha senso parlare di etica della fotografia, beh direi che quest’ultimo commento le deve togliere qualsiasi dubbio.

Ha senso, no è necessario, perchè evidentemente il dominio imperante della mercificazione culturale imposta da Toscani si è trasformata nel modello di riferimento della comunicazione per immagini e questa è un’aberrazione per me insostenibile.

Giacomo ma davvero lei accetta di vivere un tempo in cui la “massa”, ossia anche lei ed io, dobbiamo essere educati, “migliorati” dall’esposizione della malattia e della sofferenza a scopo di lucro? Quando a lucrare sono stati presumibilmente una multinazionale della moda e un fotografo di grido? Soprattutto nel senso che deve gridare, shockare, stupire, perchè si parli della “forza”delle sue immagini. Mi dite in che modo questa prostituzione del dolore è un’operazione sociale e non piuttosto un modo per marchio e fotografo per far parlare di loro?

Sai perchè ha senso quanto scrive Stellassa: perchè se quella campagna è stata fatta a scopo sociale, per sensibilizzare l’opinione pubblica o come piace di più a lei la massa (inerme?) allora il Sig. Toscani mosso dal sacro fuoco dell’urgenza comunicativa dovrebbe mostrare un po’ di rispetto per lo “strumento” che si è concesso al suo obiettivo ed ha consentito di scattarle quelle foto. Altrimenti diciamo pure che aveva bisogno di far ricordare a tutti che lui è il grande Toscani e nessuno come lui sa sbattere il “mostro in prima pagina”

Per favore ricordiamo che l’anoressia è a tutti gli effetti una malattia potenzialmente mortale, non il capriccio di ragazzine viziate. E’ una tragedia, non risolvibile con una campagna certo e per questo ha senso a mio avviso che lo psichiatr Rufo chieda una didascalizzazione che accompagni quella foto, che richiami dfinitivamente l’attenzione, che ci dica quel cartellone è tutto compreso in questa storia qui, non nel dirti che puoi indossare i miei aniti anche se porti una taglia 42.

Il problema che sembra non capire è che il Sig. Toscani, idraulico di turno per usare la delicata immagine a lei cara, ha trattato Isabelle come un tubo guasto... beh forse ha ragione lei in fondo, sciocca io ad aver confuso quel corpo sconfitto con un essere umano!

Giancarlo Parisi ha detto...

Mi scuso con il Sig. Giacomo, non avevo notato la firma a fine post.

Stelassa ha detto...

Claudia e Giancarlo, trovo nelle vostre risposte le stesse idee - se non addirittura le stesse parole (la modella ridotta al rango di tubo) - che avrei espresso io stessa. Non mi sentirei quindi di ribadire i medesimi, lapalissiani (ma a quanto pare, purtroppo, no) concetti.
Sig. Giacomo, è evidente che il suo modus operandi (sempre che lei sia un fotografo, ma non è certo una condizione necessaria) prevede di trattare le modelle come oggetti solo perché pagate, negando loro la legittima considerazione di individui pensanti quali sono. Di modelle ne conosco e non sa quante storie sento in proposito. Modus ancora più grave dato che a) stiamo parlando di una modella affetta da una malattia grave e per la quale, peraltro, esibire la propria cruda nudità non dev'essere stato proprio facile (e non mi dica che i soldi sono una ricompensa sufficiente) e b) Toscani ha volutamente legato il suo nome ad un'operazione vestita da campagna di sensibilizzazione sociale, quando il suo interesse era palesemente distante dall'interessamento reale per la DONNA che stava fotografando. Paragonare umanamente il lavoro di un fotografo a quello dell'idraulico è, francamente, una delle affermazioni più ignoranti che abbia sentito negli ultimi tempi. E che, tra l'altro, spiega anche molte altre cose sui "fotografi" che ci sono in giro.
Le persone che ragionano come lei mi spaventano davvero. Forse quanto Toscani stesso, che pur essendo (per fortuna) uno solo evidentemente si tira dietro ben altre "masse".

Anonimo ha detto...

Non ho simpatia particolare per Toscani , quindi non mi meraviglio di suoi particolari commenti, ma vorrei dire la mia sulla campagna .
La modella si é prestata ad una campagna di sensibilizzazione liberamente . Io penso che la campagna fosse corretta perché fino ad allora l'anoressia era ignorata
La foto era giustamente forte perché doveva provocare una reazione e far parlare del problema .
Doveva mostrare empatia ? Forse ma non obbligatorio .
Peró tutta la sparata sulla mercificazione del dolore , per favore , lasciamola stare.
Se fosse così dovremmo abolire anche i reporter di guerra ad esempio

francesco peluso ha detto...

copio dall'amico Giacomo

"Tornando all'articolo …"Ma davvero vogliamo credere che questa semplicistica spiegazione possa essere sufficiente? Se le radici dell'anoressia sono profonde al punto da consumare una persona fino alla morte, possiamo davvero illuderci che una campagna pubblicitaria (perché non dimentichiamoci che di questo stiamo parlando) possa da sola fermare una malattia come l'anoressia?"
Questo nessuno l'ha mai detto, ognuno combatte le proprie guerre con le armi che possiede, il fotografo combatte con le foto.
"

c'è il piccolo problema che qui qualcuno ci ha guadagnato.

Nessuno mette in discussione la libertà, anzi, di pubblicare a fini sociali una foto "cruda"

Gli equivoci nascono proprio quando non si è chiari, quando il messaggio mischia il sociale ed il commerciale.

E quando lo fa un grande ed affermato fotografo come Oliviero Toscani l'impatto è ancora più forte, anche sui giovani report.

Vedi post precedente;
http://sandroiovine.blogspot.com/2010/12/hai-mai-visto-morire-qualcuno-ecco-la.html

Con l'aggravante che un grande ha sicuramente un potere contrattuale forte, la libertà di poter scegliere cosa pubblicare e cosa no.

Così si alza sempre di più l'asticella, domani vedremo la morte in diretta con abiti firmati, giochi a premi su chi sopravvive su di un'isola deserta, quiz con roulette russa etc etc etc.

Un brutto pensiero mi sorge in queste ultime ore del 2010... ma forse l'uomo ha necessità di essere educato, vincolato, limitato con la forza?

Ha la necessità di una censura di regime che possa decidere per lui cosa è giusto e cosa no?

L'anarchia (e in forma minore la democrazia) prevede un livello di autoregolamentazione (educazione ?) elevatissimo.

Per questo forse è un concetto utopico.

Sandro Iovine ha detto...

Nessuno deve a priori niente a nessun altro tranne il rispetto dovuto a qualunque essere umano (e personalmentente aggiungerei anche vivente. Il che però non significa che si debba accettare passivamente qualunque cosa se non la si ritiene corretta.
Il fatto che il signor Toscani si autodefinisca reporter non è condizione necessaria e sufficiente perché questa affermazione assurga al ruolo di verità.
Il paragone con i reporter di guerra, mi spiace dirlo, non è ne coerente ne, nello specifico, pertinente.
Il compito dei reporter è informare su quanto accade.
Quello di chi realizza una campagna pubblicitaria è quello di far vendere il prodotto oggetto della campagna stessa.
Che poi esistano reporter di guerra che trasformano il loro ruolo per una serie di motivi che non stiamo qui a discutere e che in queste pagine sono stati trattati più di una volta è vero, ma è un altro piano di analisi.
Ora la capagna che ha visto a suo tempo protgonista Isabelle Caro era una semplice operazione di marketing basata su un cliché consolidato da Oliviero Toscani ai tempi delle campagne per Benetton: stupire andando oltre quelli che fino a quel momento erano stati i confini etici dell'uso delle immagini.
L'espediente in se è funzionale a patto di avere abbastanza pelo sullo stomaco da metterlo in pratica senza curarsi delle ricadute possibili.
Ammantarlo però di risvolti umanitari che non ha istituzionalmente lo trovo vergognoso e truffaldino.
Il brand in oggetto ha conquistato visibilità (la conferma è che in queto momento ne stiamo parlando). Che poi questo sia stato positivo o negativo in termini di ritorno di venduto sarà l'Amministratore Delegato dell'Azienda in questione a giudicarlo.

Inoltre mi permetto di disentire sul fatto che precedentemente a questa campagna non si fosse mai sentito parlare di anoressia.
Quanto al fatto che questo tipo di azioni comunicative abbiano un implicito risvolto positivo, ci andrei piano. Parlare per parlare senza cognizione di causa di materie che non si conoscono non favorisce necessariamente un'informazione corretta sul tema. Vi prego di prendere in considerazione che uno dei modi di parlarne, palesando nonconsocenza dell'argomento, è ben espresso da commenti del tipo di quelli che stanno comparendo sulla mia pagina personale di Facebook.
Informare correttamente ai fini di una sensibilizzazione di massa implica una progettualità bene diversa da quella applicata per dare ritorno a un'azienda che produce vestiti.

Sandro Iovine ha detto...

Speriamo di no Francesco. Speriamo che il tuo brutto pensiero di fine 2010 non sia fondato... e speriamolo con tutto il cuore.

Però facciamo anche una riflessione: ci dice niente il fatto che che a te (e a molti altri con ben altre connotazioni) possa essere venuto in mente?

C'è un'altra cosa che spero ardentemente ed è non dover scoprire che chi ha lavorato nella... comunicazione negli ultimi venti o trenta anni, non lo abbia fatto così bene, come comincia ad essere evidente che abbia fatto.

Claudia M. ha detto...

"Peró tutta la sparata sulla mercificazione del dolore , per favore , lasciamola stare.
Se fosse così dovremmo abolire anche i reporter di guerra ad esempio"

...forzando un po' un'immagine kantiana, direi che il tuo è decisamente un salto indebito tra due situazioni che nemmeno si sfiorano. Poiché Iovine l'ha già spiegato esaurientemente io non ci vorrei tornare, ma a nessuno può sfuggire che il Reporter è pagato per testimoniare, raccontare, informare, e tradisce se stesso e il suo lavoro proprio quando trasforma in altro le sue immagini, ma questo non giustifica Toscani perché così fan tutti, condanna semmai il Fotoreporter che sceglie la stessa vetrina.

Quindi parliamone della mercificazione del dolore degli altri, sempre e comunque, perchè quando saremo noi gli altri, potremo gridare il nostro oltraggio senza essere accusati di incoerenza.

Anonimo ha detto...

Ho sofferto di questa malattia e fortunatamente posso raccontarlo... L'unica cosa che mi ha salvata è stata l'Amore. Non una campagna pubblicitaria, non uno psichiatra, ma solo l'Amore.
Invidio la lucida fermezza di un Toscani che riesce ad arrivare tanto vicino a tanta sofferenza ma rimanere aldilà della linea, a non farsi toccare ("Era anoressica nel cervello" la dice lunga!) e fare IL SUO LAVORO. E MANGIARE con quello che fa!

Ma d'altra parte, non è l'unico. Forse è il più eclatante, ma non il solo. E forse questa è l'altra nota triste da aggiungere a questa triste notizia.
Il fatto è che non esite più un limite o una regola per dire STOP, per fermarsi e rispettare l'ESSERE UMANO nelle sue fragilità.

Così probabilmente avremo sempre più persone fatte come il buon Toscani in giro, e sempre meno Isabelle...

Dr ƒeelgood ® ha detto...

Amo fotografare. Non mi definisco fotografo. né reporter. Di certo c'è che se mi si chiede di fotografare qualcuno, il mio cuore deve essere, almeno un minimo, in sintonia con quello della persona che devo ritrarre...

Buon anno Samdro.

Peppe

Giacomo Giani ha detto...

Caro Direttore,
condivido quanto ha scritto su Oliviero Toscani, del quale non ho mai avuto una grande opinione. C’è un fondo di volgarità nelle sue immagini, al di là delle considerazioni etiche; immagini che cercano il facile messaggio, la facile scossa emotiva, utilizzando la retorica dell’attualità anziché cercare di anticiparla o di leggerne le sfumature. Toscani prende a pretesto problemi di cui tutti hanno sentito parlare e che il senso comune identifica come “problemi attuali” (AIDS, razzismo, pena di morte, omofobia, anoressia), e confeziona delle campagne pubblicitarie che richiamano questi temi senza nessuno sforzo di decifrazione, con la scusa di <>. Altre volte cerca il finto scandalo con deboli provocazioni che scandalizzano solo le vecchiette o le lobby religiose, facendoci sentire intelligenti ed anticonformisti solo perché <>; mi riferisco, ad esempio, alle immagini del prete e della suora che si baciano, del bambino bianco allattato dalla mamma nera, oppure alla recente maglietta con la scritta <>, insomma, quisquilie.
Lo strumento di cui Toscani si serve per costruire lo shock dei suoi messaggi non è la realtà, ma l’osceno. L’osceno indebitamente ammantato di impegno civile e inglobato, attraverso logiche pubblicitarie, nella sfera del commerciale. Chi ha osservato - e direi subìto - i cartelloni di Isabelle Caro, ritratta impudicamente nella degenerazione fisica della malattia con lo stesso voyeurismo con cui ci si ferma a guardare gli incidenti stradali, non ha ricevuto nessuna informazione sui meccanismi interiori di quell’infelice ragazza e sul male che la stava consumando; al limite avrà riconosciuto, non senza repulsione, la bruttura di un problema sociale di cui quasi certamente era già a conoscenza. Chi poi avesse provato o provasse l’anoressia sulla propria pelle si sarà probabilmente visto rappresentato ed aggredito da quelle foto impietose senza trarne alcun giovamento, anzi, soffrendone.

Giacomo Giani (Firenze)

Giacomo ha detto...

credo che a voi sfugga quello che è stato l'iter della campagna; ben spiegato da toscani nel documentario allegato al libro "anorexia storia di un'immagine".
da tempo stava conducendo una ricerca sull'anoressia, aveva dato incarico ai suoi collaboratori di ricercare delle persone anoressiche, tra tutte scelse la isabella caro, fece la foto. arrivato lì, cercò chi volesse diffonderla, fece il giro delle case di moda, fu rimbalzato da tutte, tranne che da no-lita appunto, che ci mise sopra il marchio e la diffuse. La diffuse attraverso dei manifesti 6x3 metri, abitualmente occupati da modelle afflitte dalla stessa malattia della caro, ma in maniera più dolce, garbata e sexy, ma della stessa malattia. Una decina di spazi pubblicitari occupati per una settimana e il mondo parla di anoressia.

riguardo al trattamento che toscani ha riservato alla modella dopo lo scatto: è vero che avrebbe potuto costruire un rapporto con lei, avrebbe potuto entrare in empatia, ma niente può essere preteso, io da un fotografo mi aspetto solo fotografie, nient'altro. tutto il resto può esserci come non esserci. Ogni mattina io mi alzo con l'aspirazione di fare belle foto, poi se riesco ad essere anche gentile e garbato è meglio, ma se alla sera io sono stato solo gentile e non ho fatto belle foto, non ho rispettato il ruolo che mi sono scelto e che la società mi ha accordato.

riguardo al fatto che toscani ha guadagnato dalla campagna: non capisco di cosa ci si stupisce, l'essere pagati per qualcosa è necessario; il denaro è la possibilità di poter fare quella determinata cosa nel tempo e in maniera professionale, viceversa si è foto-amatori. Fare campagne sociali non significa fare volontariato.

Anonimo ha detto...

"Una decina di spazi pubblicitari occupati per una settimana e il mondo parla di anoressia..." evidentemente lei vive in un mondo parallelo perché l'anoressia esisteva anche prima dei cartelli pubblicitari e Isabelle non è certo la prima ad averci rimesso la vita. In ogni caso, in una settimana, cosa si sarebbe risolto?!

"il denaro è la possibilità di poter fare quella determinata cosa nel tempo e in maniera professionale, viceversa si è foto-amatori. Fare campagne sociali non significa fare volontariato."
ribadisco il concetto che questo mondo sarà sempre più pieno di personaggi come Toscani...

Anonimo ha detto...

CARO...(il mio bel Toscani) se ISABELLE era anoressica nel cervello mi sa che tu lo sei nel cuore. Quando riuscirai a fotografartelo sulla pellicola vedrai ben poco. Suicìdati!

Sandro Iovine ha detto...

Il non essere in accordo con le posizioni espresse con i fatti e le parole da Oliviero Toscani non da comunque il diritto di scendere allo stesso livello, trascendendo in incoraggiamenti a porre fine all'esistenza terrena o a quantificazioni arbitrarie della massa cerebrale.

Tantomeno in forma anonima.

Concetti ben più pregnanti possono essere espressi con maggiore eleganza e incisività e in forme più adatte a una discussione civile.

FOTOGRAFIA: PARLIAMONE! vuole essere un luogo di dibattito non un ring dove... vince chi urla più forte.

Premesso che questo è un intervento preventivo rispetto a ulteriori involuzioni del linguaggio utilizzato, invito tutti i partecipanti alla discussione a mantenere un adeguato controllo del registro linguistico e, preferibilmente, a non rimanere anonimi.

giacomo giani ha detto...

Mi sono accorto che il mio post precedente aveva delle parti di testo mancante. Lo posto di nuovo, scusandomi per l’errore e per la ripetizione

Caro Direttore,
condivido quanto ha scritto su Oliviero Toscani, del quale non ho mai avuto una grande opinione. C’è un fondo di volgarità nelle sue immagini, al di là delle considerazioni etiche; immagini che cercano il facile messaggio, la facile scossa emotiva, utilizzando la retorica dell’attualità, anziché cercare di anticiparla o di leggerne le sfumature. Toscani prende a pretesto problemi di cui tutti hanno sentito parlare e che il senso comune identifica come “problemi attuali” (AIDS, razzismo, pena di morte, omofobia, anoressia), e confeziona delle campagne pubblicitarie che richiamano questi temi senza nessuno sforzo di decifrazione, con la scusa di «mostrare la realtà». Altre volte cerca il finto scandalo con deboli provocazioni che scandalizzano solo le vecchiette o le lobby religiose, facendoci sentire intelligenti ed anticonformisti solo perché «noi-invece-non-ci-scandalizziamo»; mi riferisco, ad esempio, alle immagini del prete e della suora che si baciano, del bambino bianco allattato dalla mamma nera, oppure alla recente maglietta con la scritta «È Natale? Scopiamo?», insomma, quisquilie.
Lo strumento di cui Toscani si serve per costruire lo shock dei suoi messaggi non è la realtà, ma l’osceno. L’osceno indebitamente ammantato di impegno civile e inglobato, attraverso logiche pubblicitarie, nella sfera del commerciale. Chi ha osservato - e direi subìto - i cartelloni di Isabelle Caro, ritratta impudicamente nella degenerazione fisica della malattia con lo stesso voyeurismo con cui ci si ferma a guardare gli incidenti stradali, non ha ricevuto nessuna informazione sui meccanismi interiori di quell’infelice ragazza e sul male che la stava consumando; al limite avrà riconosciuto, non senza repulsione, la bruttura di un problema sociale di cui quasi certamente era già a conoscenza. Chi poi avesse provato o provasse l’anoressia sulla propria pelle si sarà probabilmente visto rappresentato ed aggredito da quelle foto impietose senza trarne alcun giovamento, anzi, soffrendone.

Giacomo Giani (Firenze)

Giancarlo Parisi ha detto...

Giacomo ha detto:
"credo che a voi sfugga quello che è stato l'iter della campagna; ben spiegato da toscani nel documentario allegato al libro "anorexia storia di un'immagine".
da tempo stava conducendo una ricerca sull'anoressia, aveva dato incarico ai suoi collaboratori di ricercare delle persone anoressiche, tra tutte scelse la isabella caro, fece la foto. arrivato lì, cercò chi volesse diffonderla, fece il giro delle case di moda, fu rimbalzato da tutte, tranne che da no-lita appunto, che ci mise sopra il marchio e la diffuse. La diffuse attraverso dei manifesti 6x3 metri, abitualmente occupati da modelle afflitte dalla stessa malattia della caro, ma in maniera più dolce, garbata e sexy, ma della stessa malattia. Una decina di spazi pubblicitari occupati per una settimana e il mondo parla di anoressia."

Ecco appunto, non ha fatto altro che fare il commerciante con le disgrazie altrui, spacciando tale pratica come operazione umanitaria.
Dalle mie parti si chiama ipocrisia, assenza di scrupoli.
Il fatto che Isabelle Caro abbia scelto liberamente di posare esime Toscani (almeno) dall'ipotetica accusa di aver carpito le immagini contro la volontà del soggetto; e ci mancherebbe!!

Nessuno biasima Toscani per la sua evidente capacità commerciale, ma si limiti a questo, lasciando le operazioni umanitarie, le campagne sensibilizzatrici e tutto ciò che a questo è affine, a chi di competenza.

barbara ha detto...

Non so dire quanto più umanitario fosse l'intento di Toscani di quanto monetario, ma sicuramente stupisce che di tutto un tratto la massa abbia preso coscienza dell'anoressia per una settimana e poi di nuovo silenzio: infatti, si sa quanto la massa si consapevolizzi in maniera superficiale di fronte a un problema grave grazie ad una campagna pubblicitaria ad effetto, e poi se ne dimentichi, non sapendola nemmeno riconoscere nella sfortuna di incontrarla nel corpo di un proprio caro, amico, figlio; il ché non significa che non se ne parli. Di certo la fotografia scattata da Toscani non spiega niente dell'anoressia, se non mostra la cruda realtà di un corpo che “vuole” scomparire, nel disperato tentativo di una non-sentita autoaccettazione; e non so nemmeno quanto Toscani si sia realmente documentato sull'argomento, perché altrimenti non avrebbe usato l'espressione “aveva una mente da anoressica, era anoressica nel cervello”, in quanto l'anoressia non è un vezzo, un capriccio, un comportamento, uno stile di vita che influisce sul cervello o uno sguardo particolare alla moda che degenera, bensì è l'espressione di un profondo disagio interiore, che trova il suo sfogo nella propria identificazione con il cibo che non si mangia, e nel sollievo della sofferenza nel sentire la fame: è la malattia mentale che porta all'anoressia, non il contrario. Il problema, parlando di immagine, è che la persona che soffre di anoressia non si vede mai abbastanza magra; e quando vidi la campagna pubblicitaria con la modella Isabelle Caro, il mio primo pensiero non fu “Toscani vuole scoraggiare le ragazzine all'anoressia”, bensì “Toscani sta incitando le persone che soffrono di anoressia a dimagrire ancora di più”, poiché nella comparazione non c'è limite alla magrezza, e quest'immagine che vorrebbe denunciare, in realtà non fa altro che legittimare, a prescindere da una eventuale didascalia. Tuttavia, la “massa educata” non deve sentire altro che l'emozione superficiale del ribrezzo di fronte a questo corpo scarno, senza farsi troppe domande sulla condizione di questa ragazza, sul suo stato interiore, nemmeno chiedersi se potrebbe essere aiutata: arrivata in quello stato e con l'esibizione che fa del suo corpo ormai non c'è più speranza, l'importante è, ancora una volta, che la gente sia stata shockata da un'immagine forte che non dimostra avere una soluzione, anche perché penso che una guarigione avrebbe sgonfiato il personaggio e sdrammatizzato il problema, mentre la morte è comunicativamente più funzionale, lasciando sempre senza rimedio.

Giacomo ha detto...

giancarlo:
quindi se uno guadagna facendo una pubblicità di moda è OK, se uno invece guadagna gli stessi soldi e occupando gli stessi spazi, facendo una campagna sociale che è anche una pubblicità di moda, è sbagliato.

ma perchè? perchè le campagne sociali deve farle solo lo stato? perchè non può farle anche un privato e metterci il suo marchio?
il miglioramento della società è una cosa che possiamo provare tutti.

Giancarlo Parisi ha detto...

Giacomo:
no, molto più semplicemente il lavoro di Toscani NON è una campagna sociale. L'ho detto più volte, quella è una pura operazione di marketing spacciata per campagna sociale, probabilmente allo scopo di giustificare la scelta del soggetto, che sicuramente avrebbe creato shock, quindi interesse, quindi vendite e che per ciò stesso necessitava di un paravento.

Giancarlo Parisi ha detto...

Questo l'ho appreso ora...
http://affaritaliani.libero.it/cronache/anoressia_si_suicida_mamma_di_isabelle_caro200111.html

Chissà come definirebbe il gesto il Sig. Toscani

Sandro Iovine ha detto...

Diciamo che non sarei sorpreso se tra stasera e domattina vedessi soddisfatta la tua... curiosità grazie a qualche intervista al sig. Toscani.

Batsceba ha detto...

ecce homo.
stupidità umana e banalità del male: Oliviero Toscani le incarna entrambe. come molti altri.
non è un reporter ma un commerciante dell'immagine

Sandro Iovine ha detto...

Come volevasi dimostrare: [...] Toscani aveva detto che la modella era "moltoegoista e molto piena di sé. E vittima di se stessa", in quanto "star dell'anoressia". Parole che, secondo Caro, hanno sconvolto la moglie: "Al suo senso di colpa si è aggiunta la stampa, soprattutto un'intervista di Toscani che lei è riuscita a leggere nonostante io facessi da filtro. E questo lei non lo ha sopportato". Toscani, naturalmente non ci sta: "Io l'ho vista due ore e mezzo in tutto, ma è innegabile che tutti i problemi di anoressia nascano all'interno di un certo contesto familiare. Voglio ricordare comunque che la Caro non è l'unica anoressica che ci sia".*

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* da La stampa di venerdì, 21 gennaio 2011, pagina 17. Il Caro citato è il padre di Isabelle, vedovo di Marie.

Giancarlo Parisi ha detto...

Si... La mia curiosità è stata amaramente soddisfatta...
Che schifo...