domenica 27 gennaio 2008

L’energia della luce


«Secondo la tua esperienza, la luce, oltre a trasportare l’informazione relativa a ciò che illumina, ne conserva anche l’energia? [...] In tal senso mi sembra che più che ricordare possiamo parlare di presentare, cioè rendere l’accadimento presente e non necessariamente stabilizzato, ma potenzialmente mobile dinamico instabile, mi verrebbe da dire. A questo punto interviene lo sguardo esterno di chi fruisce della fotografia, e si apre un’altra relazione. Ma la potenza del primo sguardo, di quello del fotografo, gioca con quella de (come si dice!? Il corrispondente dello spettatore?)… Ciò mi fa pensare al judo... Ma anche al teatro, alla relazione psicoanalitica…». Questo è ciò che ho letto in un’e-mail che ho appena ricevuto. Una riflessione scevra di quei tecnicismi che spesso riducono il campo di visione, ma al tempo stesso portatrice di un certo senso poetico insito nell’idea che la luce possa essere vettore dell’energia del soggetto oltre che delle informazioni che lo descrivono esteriormente. Non credo che la luce sia in se stessa una sorta di automatico vettore dell’energia del soggetto. Credo che possa esserlo in funzione del rapporto duplice che si crea intorno all’immagine, quello che si instaura tra la visione di chi riprende e quella di chi osserva. La semiotica insegna che non esiste nessuna forma di comunicazione, sia che si prenda in esame la significazione, sia la comunicazione vera e propria, se non esiste un destinatario che svolge il ruolo di interprete del testo dell’emittente. Dinamicità e instabilità sussistono certamente all’interno di un’immagine fotografica in quanto frutto della struttura stessa processo comunicativo. In questo senso il paragone con il teatro, o almeno con alcune forme di teatro contemporaneo, è parzialmente possibile tenendo presenti differenze derivanti dal continuo essere dinamicamente in divenire dell’espressione teatrale stessa, cosa che rende impossibile ad esempio la potenziale perfetta ripetibilità di un’immagine fotografica. Di solito si dice poi che la fotografia sia legata al ricordo. Forse sarebbe più corretto dire che l’atto del ricordare è la pulsione alla base della sua produzione. Credo che in definitiva un’immagine consista nella capacità di evocare emozione e riflessione sul soggetto, grazie alla volizione in questo senso del suo autore e alla disponibilità dell’osservatore, intesa sia come capacità e conoscenza degli strumenti necessari alla lettura, sia come apertura mentale, di farsi penetrare da quanto espresso nell’immagine stessa. Ma, se tutto questo è possibile indubbiamente dobbiamo ringraziare la luce.
n.190 - febbraio 2008



Compatibilmente con i tempi redazionali, i commenti più interessanti a questo post potranno essere pubblicati all'interno della rubrica FOTOGRAFIA: PARLIAMONE! nel numero di marzo de IL FOTOGRAFO.



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