mercoledì 13 luglio 2011

Michel Bouvet: tra Rhino rose e bleu Zébu


Arles. Negli ultimi anni ce lo siamo chiesto in molti: ma quale accidenti sarà il criterio con cui sono stati  scelti i loghi che hanno identificato le ultime edizioni dei Rencontres d'Arles
Michel Bouvet.
La risposta si trova facilmente quando si visita all'Atelier de Maintenance la mostra dedicata a Michel Bouvet e intitolata,  con minimamente celata autoreferenzialità, Les Rencontres d'Arles. Michel Bouvet è un grafico la cui attività si concentra per lo più nel'ambito della promozione culturale. I suoi lavori si concentrano infatti nel campo del teatro, della musica, dell'opera, della danza, dei festival e dei musei. Al suo attivo ci sono una settantina di mostre realizzate in tutto il mondo e a lui va il merito di aver ridefinito l'immagine dei Rencontres d'Arles in occasione del rilancio avvenuto nel 2002. Ad accogliere i visitatori nella mostra sono le parole di François Hébel, direttore dei Rencontres, che nella sua presentazione esordisce dando voce proprio alle domande che tutti i frequentatori di Arles si fanno da qualche anno a questa parte: «Che verdura, che animale? Ma qual'è il senso? I manifesti di Arles creati da Michel Bouvet per i Rencontres d'Arles  suscitano ogni anno numorose domande alle quali non siamo in grado di rispondere. Quando si trattò di rilanciare i Rencontres nel 2002, abbiamo consultato i migliori studi grafici nell'intento di rendere piccante il messaggio. Michel Bouvet ci prese alla lettera e fu il scelto. Ma il primo anno generò parecchia confusione. Al posto del peperone, alcuni immaginarono un peperoncino, una carota, i tassisti arlesiani mi chiesero cosa fosse quella focaccia di granturco alle fermate dell'autobus, quello che avrebbe potuto essere un fallimento totale del messaggio si è rivelato invece uno stimolo enorme per il dialogo e il passaparola. Abbiamo quindi deciso di insistere nell'assurdo. In qualche anno siamo passati dal frutteto allo zoo, ma il metodo di Bouvet è rimasto lo stesso.» 
Ed ecco la mostra, dal bozzetto al manifesto finale, che riassume il lavoro di questo straordinario grafico in relazione ai Rencontres. Le linee sono essenziali, apparentemente semplici, di sicuro prive di tratti inutili e per questo tremendamente efficaci. Estremamente interessante poi il video che mostra la realizzazione dei manifesti portando lo spettatore in tipografia. Alla fine, confrontando tutti i manifesti, appare chiara la coerenza grafica che rende impossibile, pur nelle ovvie differenze, non riconoscere a colpo d'occhio che si tratta dei Rencontres. E infatti è ormai un gioco consolidato nella consuetudine arlesiana il  chiedersi cosa diavolo si sarà inventato quest'anno quel demonio di monsieur Bouvet. 
Arles 2010, le Rhino rose in Place de la Repubblique. 
Soprattutto da quando è stata inaugurata la divertente tradizione della statua in vetroresina con il simbolo dei Rencontres. E infatti nella sala finale dove sono esposti tutti i manifesti di Bouvet,  il Rhino rose della scorsa edizione, debitamente restaurato, troneggia tra  due pareti di manifesti che pendono dal soffitto come due ali intorno alla statua. Dopo aver utilizzato le bleu Zèbu per iniziare tutti i post e i video sull'edizione 2011, sarebbe stato quindi impossibile non partecipare, nel mio piccolo, alla glorificazione del buon vecchio Rhino rose che lo scorso anno amava abbeverarsi nella fontana di Place de la Repubblique. Eccolo quindi nel suo fulgore un po' vissuto come testimoniano le scritte con i pennarelli sulla sua schiena. Per vedere cosa invece faceva quest'anno invece basta cliccare il video qui sotto.



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