domenica 25 maggio 2014

Una giornata orribile

Andrea Andy Rocchelli.
I tempi sono marci e la cronaca ci offre solo brutti spunti di riflessione. Anche se decidi di occuparti solo di immagini e del loro uso sei continuamente ricacciato nel baratro di una realtà che nessun essere umano dotato di coscienza vorrebbe vivere. Sono passati appena pochi giorni dalla scomparsa di una giovanissima fotogiornalista francese e siamo di nuovo a piangere per la scomparsa di una altro ragazzo che stava facendo il suo lavoro.
Ieri sera era apparsa la notizia della morte di un fotogiornalista italiano in Ucraina. Il mio primo pensiero è stato rivolto ad Andrea Carrubba, un ragazzo che ha studiato fotogiornalismo e Comunicazione visiva con me e che già poche settimane fa si è visto esplodere un razzo lanciato da un elicottero ucraino a una decina di metri. E in effetti non c'ero andato troppo lontano «Eravamo insieme, vivevamo nello stesso hotel e ieri pomeriggio ci siamo divisi -mi racconterà poi Andrea via Skype- lui è andato in un posto fottutamente pericoloso, per capirci dove avevo preso il razzo».
Quello che provi in queste situazioni quando pensi che potrebbe essere coinvolto qualcuno che conosci è terribile. Per questo tI attacchi a Twitter e cominci a seguire l'hashtag #Slavyansk. Sono informazioni generiche e sembrano più spesso lo sfogo ideologico de isingoli che se la prendono con una fazione piuttosto che un'altra. Finché da un tweet non compare il nome di Andrea Rochelli… 
«Ma è Andy… cazzo!!!»
Il nome cui non avevi pensato salta fuori dallo schermo e ti fa esplodere in testa le immagini dell'allestimento di una mostra alcuni anni fa, fa riemergere alla memoria tutte le volte che lo hai sentito nominare o chiamare dai ragazzi di Cesura, rievoca gli spazi del collettivo in Val Tidone, dei lavori visti o rivisti in rete. 
Leggere della morte di qualcuno è una cosa bruttissima, se poi si tratta di qualcuno che fa qualcosa che ha a che vedere con la tua quotidianità è terribile... ma se si tratta di qualcuno che hai conosciuto, anche se non in profondità, è molto, molto peggio. 
E, come se non bastasse, c'è anche la beffa del nome del collettivo storpiato nei tweet diventa censura.it. Tra i refusi possibili il meno appropriato e auspicabile.
Poco fa, in treno, mi è arrivato un SMS: «Ho appena sentito la conferma della morte di Andy alla radio. Ci speravo venisse smentita, ci speravo davvero...». Controllo sui quotidiani on line... la Farnesina ha confermato… purtroppo
Era più che prevedibile dopo tante ore senza una smentita ufficiale. Quando le cose vanno così l'assenza di smentite è una conferma certa. 
Penso ai ragazzi di Cesura che hanno lavorato a fianco di Andy per tanti anni, a quegli stanzoni in cui lavorano, più simili a un centro sociale che a un'agenzia, dove all'improvviso immerso in caso creativo ti trovi davanti un'armadio frigorifero ordinatissimo e  assolutamente fuori contesto in cui sono custoditi di negativi di Alex Majoli... 
Di fronte alla morte si rischia di dire solo banalità e tante ne verranno scritte ancora una volta (comprese queste che state leggendo). Molti lo fanno per mestiere, a cominciare dal sottoscritto, ma stavolta scrivere è solo un modo per provare a metabolizzare qualcosa che non può essere davvero comprensibile, anche se sai bene che può accadere.
Inutile aggiungere altro e diventare squallidamente patetici, mentre intorno il treno continua a scorrere sulle sue rotaie e la gente ride, scherza e  prosegue la sua vita… 
«Oggi pomeriggio ho visto i due cadaveri all'obitorio -mi scrive Andrea- è una giornata orribile».
Niente da aggiungere... 

QUI i lavori di Andy dal sito di Cesura.
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