lunedì 25 luglio 2011

Il film più corto e la recensione peggiore


Lo so, ho un brutto carattere, anzi un pessimo carattere come mi ricorda instancabilmente un amico e collega, ma ci sono cose che, nonostante sia cosciente abbiano scarsa rilevanza, mi fanno andare il sangue al cervello. Una di queste è la gratuita (e a mio avviso colpevole) superficialità da soggetti che per altro si prenodono la briga di scrivere in pubblico. 
Stamattina, controllando la casella di posta elettronica via browser, la mia attenzione è stata catalizzata da una delle pseudo notizie che quotidianamente la pagina di accesso ai servizi di Yahoo sito elargisce ai suoi frequentatori. Non posso escludere che la notizia non circolasse da qualche giorno perché in genere non presto grande attenzione a queste informazioni in quanto mi irrita lo schema comunicativo che prevede quasi sempre un'interrogativa nelle righe visibili per attirare i lettori su link sponsorizzati. Al di là del non avere troppa voglia dui assecondare i ritorni pubblicitari di Yahoo, di solito evito di cliccare questi link perché gli argomenti trattati sono quanto di meno affine ai miei interessi io riesca a concepire. Stavolta però ci sono cascato. 

La pagina di Yahoo.it come mi è apparsa stamattina.


Non tanto il titolo (Il film che dura un secondo) quanto la citazione nelle prime righe del  nome di Anton Corbijn mi hanno fatto commettere l'errore di andare a vedere di cosa si parlasse. Non che mi aspettassi gran che, ma devo dire che sono rimasto esterrefatto nel leggere il testo. Cito testualmente l'attacco del pezzo di Ferruccio Gattuso: «Un miraggio al quale dissetarsi, dopo una traversata da incubo. Il pensiero più dolce, nel quale cullarsi per riprendersi dallo strazio. Benedetti film corti, dunque. Soprattutto per colui che, per fare solo un esempio, abbia dovuto sciropparsi quella chilometrica, infinita, soporifera, provocatoria lagna di "The Kingdom" del regista danese Lars Von Trier: quasi cinque ore di incomprensibile narrazione tra le corsie di un ospedale.» 
Rifuggendo il dubbio che davvero, nomen omen, esistano presagi nei nomi o almeno affinità elettive tra i portatori di uno stesso cognome, sono comunque tentato, leggendo questo incipit, di rievocare i kubrickiani  fasti di Arancia Meccanica (vedi foto a lato). Ovvero mi solletica alquanto l'idea di sottoporre alla visione coatta dell'intera filmografia di Lars von Trier, per non meno di una settimana, quel profondo esegeta del cinema contemporaneo che risponde al nome di Ferruccio Gattuso. Dal momento che non ho intenzione di perdere, contagocce alla mano, una settimana del mio tempo per rieducare il Gattuso e nel contempo garantirne la lubrificazione oculare, desisterò. Anche perché aben vedere la messa in atto di una simile progettualità implicherebbe la violazione di svariati articoli del codice penale che hanno a che vedere con il sequestro di persona, la violenza privata e una manciata di altre bizzarrie legali contrarie a un concetto più flessibile di giustizia. Non posso però esimermi dall'accondiscendere le inclinazioni dei più incalliti cinemasochisti. Per cui  eccovi più o meno sei minuti e mezzo tratti dal film incriminato. Chi ha il coraggio si sciroppi la lagna e poi giudichi in libertà la profondità della speculazione del Gattuso.


Accidie personali a parte, il meglio di sé il munifico Gattuso ce lo regala dopo. Ecco come descrive il lavoro di Corbijn: « Se però vogliamo entrare nel territorio della provocazione, allora diciamolo: il film più corto della storia l'ha fatto un olandese, e alzi la mano chi pensa di batterlo. Il suo film dura un secondo netto, praticamente uno starnuto. Realizzato dal regista Anton Corbijn, prodotto dall'agenzia di comunicazione KesselsKramer, si intitola "Smallest Shortest Film" e, come si può evincere, non solo ambisce al record di brevità, ma anche a quello della dimensione. Perché è piccolo come un francobollo. A dirla tutta, il film ha una durata effettiva, nella scarnissima trama, di un secondo, ma tra sigla iniziale e finale, raggiunge la considerevole lunghezza di trentotto (38) secondi. Ed eccolo qui
Sfido chiunque a comprendere di cosa si sta parlando facendo riferimento al solo verbo di Gattuso. 
In realtà si tratta di un'operazione della Poste Olandesi che, utilizzando la tecnica della stampa lenticolare, ha prodotto 350.000 copie di un francobollo che racchiude The Smallest Shortest Film. In pratica sono una trentina di fotogrammi che possono essere visti in sequenza semplicemente cambiando leggermente l'angolo di visione del francobollo. Avete presente certe terrificanti cartoline degli anni Sessanta-Settanta in cui a seconda dello spostamento del punto di vista o della cartolina si vedeva Cristo in croce aprire o chiudere gli occhi? Ecco il principio è quello, ma la tecnica decisamente più sofisticata, soprattutto nella riduzione dello spessore. 
L'operazione richiesta dalle poste Olandesi è stata commissionata alla KesselsKramer cui è stato chiesto di generare una nuova idea per un francobollo. L'agenzia ha affidato ad Anton Corbijn il compito delle riprese e questi ha ritratto in una trentina di scatti una breve interazione con la modella, l'attrice Carice van Houten. Il claim che conferisce appeal all'operazione  recita The Smallest Shotest film, il che probabilmente spiega la scelta di Yahoo di dare visibilità alla notizia. Prima di lasciarvi a quanto pubblicato su Vimeo dall'agenzia olandese, una piccola notazione. Il video in questione risulta caricato due volte, la prima volta dieci mesi fa e la seconda appena nove mesi fa: quando si dice cavalcare la notizia...




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