lunedì 15 agosto 2011

Metti a fuoco con la mano artificiale e qualcuno ci guadagna

Matthew James e la sua mano artificiale.



Matthew, il ragazzo nella foto a sinistra, ha quattordici anni. Ce lo dice il testo che accompagna una delle tante famigerate (passatemi l'aggettivo ferragostano) gallerie di Repubblica.it. È nato senza la mano sinistra. Una storia lacrimevole direte voi. Indubbiamente e anche una splendida occasione per fare un po' di marketing da parte di un noto marchio tedesco impegnato nel settore automobilistico e dei trasporti, nonché in quello dell'agonismo motoristico, solo per citare le cose note a tutti. La storia brevemente riassunta è questa. Il ragazzo, appassionato di Formula 1, avrebbe chiesto ai responsabili del noto marchio una considerevole somma per la realizzazione di un arto artificiale in cambio di una presenza pubblicitaria sullo stesso arto. Cosa che sarebbe stata approvata dal boss dei boss del  marchio in questione e ovviamente trasformata in un'operazione di promozione indiretta giocata sugli aspetti umanitari e tecnologici. E allora ecco le tre foto del ragazzo che... indossa l'arto con cui stringe una mela, fa più o meno lo stesso gesto ma con le dita che non trattengono un bel niente e, dulcis in fundo, impugna una reflex facendo un gesto che ricorda quello della messa a fuoco manuale. 
Si direbbe dunque che utilizzare una macchina fotografica costituisca un banco di prova importante, quanto meno per un arto artificiale, anche se, per come sono concepiti gli attuali apparecchi, la sola mano destra ne permette tranquillamente l'impiego in situazioni generiche senza rinunce. A parte ogni considerazione sulla perplessità che destano le immagini che potrebbero anche far ipotizzare interventi di computer grafica per così dire di supporto, io continuo rimanere perplesso a livello etico. Certo la notizia è di estremo interesse sia dal punto di visto tecnologico, sia da quello umano per le prospettive che potrebbe offrire a chi, a causa di una malformazione o di un incidente, potrebbe avere necessità di ricorrere a una protesi del genere. Ma siamo certi che il parlarne in questo modo e utilizzando un'iconografia algida come questa faccia bene a qualcuno oltre che al deliberatamente non citato marchio tedesco? E ovviamente escludo il buon Matthew, per il quale naturalmente non si può che gioire per la parziale compensazione offerta dalla tecnologia agli errori della natura. 


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